Cassino, le Provinciali muovono le placche della politica: civici verso FdI

Le elezioni provinciali agitano gli equilibri politici del Cassinate: i civici riaprono il dialogo con Fratelli d’Italia, mentre Enzo Salera usa il voto per sfidare le correnti del Pd. E la partita locale entra in una fase nuova.

Lorenzo Vita

Rerum Cognoscere C@usas

Le Provinciali scuotono Cassino

Solchi che si allargano come crepe nella roccia e ponti che iniziano a sollevarsi dalle macerie delle vecchie diffidenze. Le elezioni Provinciali hanno scosso la geografia politica di Cassino molto più di quanto apparisse in superficie. (Leggi qui: Provincia, il vento gira a destra: Fratelli d’Italia primo partito, Salera scuote il Pd).

Per settimane la politica locale aveva rumoreggiato nei corridoi del potere. Alla fine, quella che doveva essere una semplice consultazione di secondo livello si è trasformata in una scossa tellurica capace di far emergere tensioni accumulate da mesi. Come un geyser nella valle islandese di Haukadalur, la pressione politica è salita lentamente fino al punto di eruzione.

Sul versante destro dell’emiciclo di Cassino si registra un movimento inatteso: i civici del Terzo Polo hanno ripreso a dialogare con il centrodestra dei Partiti. Non accadeva, almeno in modo così esplicito, dal 2024.

Il ponte fragile

Arduino Incagnoli, Franco Evangelista e Giuseppe Sebastianelli

Da allora, nell’Aula consiliare di Cassino esistono due opposizioni al centrosinistra del sindaco Enzo Salera: l’opposizione dei Partiti di centrodestra che si erano uniti intorno al nome di Arturo Buongiovanni e l’opposizione dei Civici che, pur provenendo dal centrodestra, non hanno mai voluto avere alcun contatto politico con chi oggi rappresenta quel mondo.

Quello inaugurato in questi giorni è ancora un ponte fragile, costruito su travi provvisorie e sostenuto da molte diffidenze reciproche. Ma resta comunque un ponte. Franco Evangelista e Giuseppe Sebastianelli, del resto, non sono politici che si lasciano incantare facilmente. Non bastano le promesse del “faremo” o del “risolveremo” per trascinarli a bordo.

Il loro percorso politico procede sub conditione, con la prudenza di chi conosce bene quanto sia scivoloso il terreno della politica locale. Il loro tesoretto elettorale – 638 voti – è stato consegnato nelle mani del consigliere regionale Daniele Maura, sostenendo il candidato di Fratelli d’Italia al Consiglio provinciale, Andrea Velardo. Un sostegno che, a conti fatti, ha pesato come un contrappeso decisivo sulla bilancia dell’elezione.

Placche tettoniche

Silvestro Golini Petrarcone

Nel frattempo, dentro lo stesso Fratelli d’Italia cassinate, le correnti continuavano a muoversi come placche tettoniche.

I tre consiglieri meloniani – Silvestro Petrarcone, Nora Noury e Arturo Buongiovanni – hanno scelto rotte diverse. Petrarcone ha puntato sull’asse Righini–De Angelis votando il loro candidato Stefano D’Amore su richiesta dell’onorevole Aldo Mattia. Noury e Buongiovanni hanno assicurato il loro sostegno al fiuggino Simone Paris su richiesta dell’onorevole Alessia Savo, tessitrice della desistenza strategica di Noury.

Il risultato è una mappa di alleanze che assomiglia più a un arcipelago in continuo movimento che a un blocco compatto.

Il ponte civico verso Fratelli d’Italia e il messaggio di Evangelista

Daniele Maura

La traiettoria imboccata dal duo civico Evangelista – Sebastianelli non nasce nei vicoli di Cassino. Prende forma più in alto. Il disegno si sviluppa tra i corridoi della Regione Lazio e gli equilibri della federazione provinciale di Fratelli d’Italia. La sponda offerta dal consigliere regionale Daniele Maura consegna infatti a Franco Evangelista e Giuseppe Sebastianelli una posizione politica particolare: stare dentro la partita senza indossare la maglia del Partito. In altre parole, diventare una cerniera politica, capace di aprire un varco tra mondi che fino a ieri si guardavano con diffidenza.

Il messaggio viene chiarito direttamente da Evangelista, senza troppi giri di parole: «Noi abbiamo lavorato per sostenere un risultato concreto e vincente, ed è quello di Fratelli d’Italia». Ma l’apertura non è un assegno in bianco. «Per ora restiamo civici – aggiunge –. Abbiamo un passato che non è facile da digerire. Se vogliamo andare avanti, dobbiamo smettere con le minestre riscaldate». Tradotto dal linguaggio diplomatico della politica: dialogo sì, ma senza riesumare vecchi schemi.

Allergici ad Abbruzzese

Mario Abbruzzese

Un messaggio che suona come una scomunica politica nei confronti della Lega e dell’area che fa riferimento a Mario Abbruzzese. Un’allergia politica che risale a circa quindici anni fa: erano i tempi dell’amministrazione di centrodestra guidata da Carlo Maria D’Alessandro; Evangelista ritiene che l’attuale Segretario Regionale Organizzazione della Lega abbia posto un veto alla sua nomina come assessore.

Da allora ha sempre rifiutato qualsiasi accostamento. Per questo Evangelista rilancia con una nuova apertura a destra: «Se Fratelli d’Italia vuole davvero costruire un progetto credibile e centrale, noi ci siamo». La seconda traduzione politica è evidente: se il centrodestra smette di giocare a scacchi contro se stesso, allora il tavolo può riaprirsi.

È un movimento che ha il sapore di un colpo di scena politico. I dirigenti provinciali osservano con attenzione questa evoluzione perché lo schema che potrebbe emergere è chiaro: rafforzare l’asse con Fratelli d’Italia, isolare la Lega e sfruttare le fratture interne al centrodestra provinciale per ridisegnare gli equilibri nella città martire.

Il caso Incagnoli e le nuove traiettorie nel campo politico

al centro Arduino Incagnoli

Nel frattempo, tra le pieghe delle elezioni provinciali, emerge anche il caso politico di Arduino Incagnoli. Secondo alcune indiscrezioni, Incagnoli avrebbe declinato l’invito del segretario provinciale Antonello Antonellis a convergere su un candidato condiviso. Una scelta che avrebbe portato l’ex amministratore a orientarsi verso un nome dell’area di centrosinistra.

Un gesto che potrebbe aprire nuove traiettorie politiche nel panorama cassinate. C’è chi ipotizza persino un possibile riavvicinamento con il Partito Democratico. Per il momento, tuttavia, smentite ufficiali non sono arrivate ed il silenzio alimenta le ipotesi e contribuisce a rendere ancora più fluida la geografia delle alleanze locali.

In una città come Cassino, dove le relazioni politiche sono spesso personali prima che partitiche, anche una singola scelta può modificare gli equilibri. È il segno di una politica locale sempre più mobile, dove le appartenenze tradizionali si mescolano con logiche territoriali e personali. Le elezioni provinciali, in questo senso, non sono mai soltanto un voto amministrativo: sono un laboratorio politico. Un luogo dove si testano alleanze, si misurano pesi elettorali e si costruiscono i rapporti di forza per le battaglie future. Ed è proprio dentro questo laboratorio che si stanno ridisegnando i rapporti tra centrodestra, civici e centrosinistra nel Cassinate.

Salera all’attacco: il Pd tra crepe interne e nuove sfide

Sul fronte opposto, Enzo Salera appare tutt’altro che scosso dalle turbolenze politiche. Anzi. Il sindaco di Cassino si muove come un fiume in piena. La famigerata scheda verde mancante – il quattordicesimo voto che non si è materializzato al momento del conteggio – non sembra preoccuparlo più di tanto. «Noi siamo uniti e lo saremo sempre», taglia corto quando gli chiedono se sospetti crepe nella sua maggioranza. (Leggi qui: Pd, la pace è già finita: Salera riapre la guerra interna dopo il voto provinciale).

L’obiettivo politico del primo cittadino era chiaro fin dall’inizio: arrivare primo, scompaginare gli equilibri interni al Pd e isolare politicamente Luca Fardelli nel Cassinate. A giudicare dai numeri, il disegno sembra essere riuscito: con 8.183 voti ponderatiEnzo Salera è stato il candidato più votato tra quelli sostenuti dai piccoli comuni. Un risultato che non è passato inosservato.

Anche tra gli avversari politici sono arrivati segnali di riconoscimento. Il coordinatore regionale di Fratelli d’ItaliaGiancarlo Righini, non ha perso tempo per congratularsi. «È stata una grande attestazione di stima da parte di tanti amministratori – commenta Salera –. Per me è un onore. Anche perché ho lottato da solo. E ho vinto da solo». La traduzione politica è netta: non ha perso il Pd, hanno perso le correnti del Pd.

Achille Migliorelli

Correnti rimaste impantanate in una guerra di trincea interna che ha finito per logorare il rapporto con gli amministratori del territorio. I 599 voti di lista senza preferenza raccontano proprio questo malessere. Lo aveva lasciato intendere anche il nuovo segretario provinciale Achille Migliorelli nel suo discorso d’insediamento, invitando il partito a «tornare a guardare fuori dalle diatribe interne». Parole che non tutti avevano accolto con entusiasmo. E Salera, a margine del voto, ha rincarato la dose: «La lista era semi-vuota. Bisognava coinvolgere più amministratori».

Adesso la partita passa anche nelle mani di Achille Migliorelli, chiamato a capire se quelle crepe diventeranno voragini o se il Partito Democratico riuscirà a ricucirle prima che il terreno politico si spacchi definitivamente.