Produzione al minimo storico e prospettive sempre più fosche per Cassino Plant: la Uilm lancia l’allarme al tavolo regionale e chiede interventi immediati prima del piano Stellantis del 21 maggio.
Quattordici giorni di produzione da qui a luglio. Poi le ferie. In uno stabilimento che nei primi tre mesi del 2026 ha già lavorato appena 16 giorni e assemblato 2.916 vetture — meno di un quarto di quelle che produceva nello stesso periodo del 2019. La Uilm-Uil, che fino ad oggi non ne ha sbagliata una nelle sue previsioni, ha portato al Tavolo Regionale Permanente sull’Automotive convocato oggi dalla vicepresidente Roberta Angelilli una proiezione che toglie ogni residuo di ambiguità: Cassino Plant sta morendo. E il 21 maggio — il giorno in cui il CEO Antonio Filosa presenterà il piano industriale agli investitori — potrebbe essere la data in cui quella morte viene semplicemente certificata.
Il tavolo

Il Tavolo ha esaminato la grave crisi che sta colpendo il comparto Automotive e il suo indotto nel territorio di Cassino e del Basso Lazio. I numeri sulla produzione sono quelli analizzati il mese scorso da Fim Cisl nel suo report periodico sulla produzione nei plant italiani: in sette anni, la produzione a Cassino si è ridotta del 75%. È scesa a 2.916 auto realizzate nei primi 3 mesi del 2026: per fare un paragone nello stesso periodo nel 2019 lo stabilimento produceva 11.705 vetture. Oggi ne assembla meno di un quarto.
Sul fronte degli addetti: 2.130 dipendenti rimasti, contro i 2.200 della pianta organica. L’attività produttiva ridotta a 5-6 giorni lavorativi al mese. Circa 1.400 lavoratori presenti quando lo stabilimento lavora, mentre oltre 600 sono in contratto di solidarietà. Dall’inizio del 2026, lo stabilimento ha lavorato complessivamente 16 giorni. In tre mesi e mezzo. Ad aprile, praticamente non si è lavorato.
Dal tavolo è emersa una prospettiva ancora più preoccupante: le informazioni non ufficiali ottenute dalla Uilm-Uil (che fino ad oggi non ne ha sbagliata una) da qui a luglio si lavorerà solo 14 giorni e poi si andrò in ferie.
Intervenire adesso

Per questo, i sindacati hanno chiesto alla Regione Lazio di intervenire: ora e subito. Ben prima che Stellantis annunci i suoi piani per l’Italia quando ci sarà l’incontro con gli investitori e la relazione del Ceo Antonio Filosa. Perché se quel giorno dovesse essere annunciata la fine di Cassino Plant nulla si potrebbe fare per ottenerne la riapertura: se si vuole evitare questo rischio bisogna intervenire ora.
L’assessore Roberta Angelilli ha garantito al Tavolo che la Regione Lazio prenderà una posizione, netta e precisa. Lo farà già il 24 aprile quando ci sarà l’incontro con il ministro Adolfo Urso. Il concetto emerso dal tavolo è che se Stellantis è una priorità nazionale, Cassino Plant è la priorità nella priorità: perché tutti gli altri stabilimenti italiani del gruppo crescono, tranne Cassino. Melfi segna +92,5%. Mirafiori +42,4%. Modena addirittura +583%. Pomigliano+6,7%. Cassino fa -37,4%. Non è una flessione: è un crollo che si aggiunge ai crolli degli anni precedenti, in una spirale che i numeri storici raccontano con impietosa chiarezza.
Per questo la Regione Lazio pretenderà un intervento del Governo affinché abbia un incontro con Antonio Filosa prima del 21 maggio e cioè prima dell’annuncio del Piano Industriale agli investitori.
Chiacchiere cinesi
Dal tavolo di oggi è emerso poi quanto si temeva: sono soltanto voci quelle su un possibile interessamento della cinese Dongfeng ad occupare quell’ampia metà di stabilimento che a Cassino è diventata di troppo. Nulla di più di una chiacchierata per reperire alcuni capannoni e non un centro di produzione. Esattamente come la voce che nei mesi scorsi era emersa dal Ministero si parlò di un possibile interessamento per la produzione di veicoli blindati militari. (Leggi qui: Dal motore al blindato: il Cassinate davanti al bivio Stellantis).

La situazione è pericolosamente sull’orlo del baratro. Tanto che nelle ore scorse il Partito Democratico ha trasformato il caso Cassino in una vertenza nazionale da portare in Parlamento. Il caso è stato affrontato al Nazareno e «nel corso della riunione ho portato tre proposte concrete. Prima di tutto – spiega la Consigliera regionale Sara Battisti – il riconoscimento della vertenza Stellantis come vertenza nazionale, una richiesta che avevo già avanzato alla Segretaria Elly Schlein in occasione della sua prima uscita a Cassino. Poi l’istituzione di un Tavolo regionale per orientare le risorse della Regione Lazio e valutare, se necessario, una revisione delle leggi regionali 46 e 62. Infine, il rafforzamento del ruolo del Consorzio Industriale come punto di raccordo per consolidare gli strumenti di supporto all’indotto”. (Leggi qui: Pd, la vertenza Stellantis diventa nazionale: il Nazareno si mobilita).

Il quadro che emerge a distanza di poche ore, dal tavolo di oggi, è sulla stessa linea: uno stabilimento che lavora a singhiozzo, un territorio che aspetta risposte che non arrivano, voci che si inseguono senza trovare conferma. La Regione Lazio ha scelto di non aspettare il 21 maggio: il 24 aprile con il ministro Urso è l’occasione per trasformare le parole in impegni. Un incontro tra il Governo e Filosa è il minimo che uno Stato può fare per 2.130 lavoratori che da mesi guardano uno stabilimento quasi fermo e aspettano che qualcuno dica loro come va a finire.


