Cassino punta sulla cybersecurity: nasce il V2X Lab per le auto connesse

L’Università di Cassino lancia il V2X Cybersecurity Lab per testare la sicurezza dei veicoli connessi e supportare le imprese della filiera automotive. Un’infrastruttura strategica tra ricerca, industria e PNRR che rafforza la competitività del territorio, mentre resta aperto il nodo del futuro produttivo dello stabilimento Stellantis.

Guido Spegli di Presene

Historiae lumen veritatis est

La tua auto è connessa. Ma è anche al sicuro?

Immaginate di guidare sull’autostrada e che qualcuno, da remoto, prenda il controllo dei freni della vostra automobile. Non è fantascienza. È una minaccia reale, documentata, che cresce ogni anno con la stessa velocità con cui crescono le auto connesse. Oggi un’automobile moderna ha più righe di codice informatico di un aereo da combattimento. Comunica con altri veicoli, con i semafori, con la rete internet, con i satelliti. Ogni comunicazione è una porta. E ogni porta è un potenziale punto di accesso per chi vuole entrare senza essere invitato.

È per rispondere a questa sfida — concreta, urgente, spesso sottovalutata — che l’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale ha presentato il V2X Cybersecurity Lab: un laboratorio avanzato dedicato alla sicurezza informatica dei veicoli connessi e di tutto ciò che ci comunica intorno. V2X sta per Vehicle-to-Everything — veicolo-tutto: altri veicoli, infrastrutture stradali, reti di comunicazione, dispositivi IoT. È il futuro della mobilità. Ed è anche il futuro dei rischi.

Cosa fa, in concreto

L’intervento di Vittorio Celletti

Il laboratorio non è una struttura accademica chiusa su se stessa. È — nelle parole del presidente di Unindustria Cassino— un «abilitatore strategico di competitività» per le imprese del territorio. Tradotto in linguaggio comune: un posto dove le aziende possono testare i propri prodotti e sistemi per verificare se resistono agli attacchi informatici, prima di metterli sul mercato.

Nato dalla collaborazione con Cyber 4.0 — il Centro di Competenza Nazionale sulla cybersecurity e soggetto attuatore del PNRR — il laboratorio risponde a tre bisogni concreti che le imprese, soprattutto le PMI inserite nelle filiere automotive, faticano a soddisfare da sole.

Il primo è la possibilità di testare soluzioni tecnologiche in un ambiente qualificato, riducendo tempi, costi e rischi. Non ogni azienda può permettersi un laboratorio interno di cybersecurity: averne uno condiviso, attrezzato, riconosciuto a livello nazionale, abbassa la barriera di accesso all’innovazione.

(Foto: vpnsrus)

Il secondo è il supporto alla compliance normativa. Le regole europee sulla sicurezza informatica dei veicoli connessi — in particolare il Regolamento UNECE WP.29 e le norme ISO/SAE 21434 — sono diventate requisiti obbligatori per chi vuole vendere auto in Europa. Per le grandi case automobilistiche è un problema gestibile. Per i fornitori della filiera — spesso piccole e medie imprese — è un labirinto. Il laboratorio di Cassino può essere la bussola.

Il terzo è la connessione tra mondi che raramente si parlano abbastanza: ricerca universitaria, imprese e istituzioni che lavorano insieme su problemi reali. Non su paper accademici destinati ai cassetti, ma su sfide concrete che le aziende affrontano ogni giorno.

Perché Cassino, perché adesso

(Foto © AG IchnusaPapers)

C’è una ragione precisa per cui questo laboratorio nasce qui, in questo momento. Cassino è il territorio che ospita uno degli stabilimenti automobilistici più importanti d’Italia — quello Stellantis di Piedimonte San Germano, alle prese con la crisi più profonda della sua storia. Un territorio che ha costruito la propria identità economica sull’automotive e che oggi si trova a dover reinventarsi, cercando un ruolo nel sistema produttivo del futuro.

IV2X Cybersecurity Lab non risolve la crisi di Cassino Plant. Ma indica una direzione: quella di un territorio che non aspetta passivamente che qualcuno porti lavoro da fuori, ma costruisce competenze che rendono il territorio stesso attrattivo per investimenti ad alto valore aggiunto. La cybersecurity automotive non è un settore marginale: è uno dei comparti in più rapida crescita nell’industria tecnologica globale, con un mercato che vale miliardi e che cresce ogni anno con la diffusione delle auto connesse e a guida autonoma.

Avere a Cassino un laboratorio riconosciuto a livello nazionale su questo tema significa avere un argomento in più quando si parla con Stellantis, con Dongfeng, con qualunque altro produttore o fornitore che voglia mettere radici in questo territorio: qui c’è competenza, qui c’è infrastruttura, qui c’è un’università che lavora con le imprese invece di ignorarle.

Il nodo che resta

C’è però una domanda che il laboratorio, da solo, non può rispondere. Le competenze si formano in anni. Le imprese che le usano devono essere presenti sul territorio per attirarle e trattenerle. Se lo stabilimento di Cassino dovesse ridursi drasticamente — o peggio, chiudere — i migliori laureati del V2X Lab andrebbero a lavorare altrove. Come sempre accade quando il territorio non offre opportunità adeguate al livello di formazione che esprime.

Il laboratorio è una risposta giusta a una domanda giusta. Ma la domanda più urgente — quella su cosa produrrà Cassino Plant nei prossimi anni — aspetta ancora risposta. Il 21 maggio, con il piano industriale di Stellantis, potrebbe arrivare. Fino ad allora, il V2X Cybersecurity Lab è la migliore notizia che il territorio ciociaro abbia avuto negli ultimi mesi. Ed è una notizia costruita, non ricevuta.