La manifestazione per difendere il futuro dello stabilimento Stellantis mobilita lavoratori e sindacati. Mancava la città: gli studenti, i pensionati, i commercianti. E tutti quelli che sono saliti su quell'immenso ascensore sociale. Un segnale di sfiducia che pesa quanto la crisi industriale e interroga il territorio sul proprio futuro.
C’era chi parlava, chi esponeva cartelli, chi prendeva parola. Ma chi avrebbe dovuto dare il vero senso alla manifestazione, la città e i paesi intorno a Cassino, era quasi assente. Nemmeno una delegazione delle comunità ecclesiali, nemmeno un segno della popolazione dei piccoli centri che per anni ha vissuto a fianco dello stabilimento Stellantis. Che grazie all’ascensore sociale rappresentato da quella fabbrica, negli Anni ’70 ha messo il pavimento in piastrelle al posto di quello in terra battuta, ha comprato la cucina nuova ed il salotto, mandato i figli all’università.
Il silenzio è stato più eloquente di qualsiasi discorso: un territorio che sembra essersi arreso, sfiduciato, convinto che le proprie azioni non possano cambiare il corso degli eventi. Non è solo un problema degli operai: è il segnale di una comunità che rischia di smarrire la capacità di reagire.
La manifestazione
Tremila secondo la questura di Frosinone, quasi cinquemila secondo i sindacati: sono stati in ogni caso tanti i presenti al corteo che si è tenuto oggi a Cassino per difendere il futuro del comparto industriale metalmeccanico che ha il suo caposaldo nello stabilimento Stellantis Cassino Plant e nel suo indotto.
I lavoratori hanno iniziato a radunarsi intorno alle 8.30 di questa mattina davanti al municipio in piazza De Gasperi, sotto l’occhio vigile del servizio d’ordine dei sindacati e quello predisposto dalla Questura di Frosinone. Intorno alle 9.30 il corteo si è mosso raggiungendo corso della Repubblica e sfociando in piazza Diaz, al grido “Cassino non si tocca“. Presenti tutti i Segretari nazionali dei Metalmeccanici Michele De Palma (Fiom), Rocco Palombella (Uilm), Ferdinando Uliano (Fim), l’ex presidente della regione Lazio Nicola Zingaretti con buona parte del Gruppo regionale Pd, il Segretario ed il Presidente regionale del Partito Daniele Leodori e Francesco De Angelis, la presidente provinciale del Partito Sara Battisti ed il Segretario provinciale Achille Migliorelli. La coordinatrice della Segreteria nazionale Pd Marta Bonafoni con il parlamentare Ue Matteo Ricci ed il deputato Matteo Orfini. Presenti quasi tutti i sindaci del Cassinate, il presidente della ProvinciaLuca Di Stefano con buona parte del Consiglio Provinciale.
Mancava la gente, dei pensionati c’erano solo quelli organizzati dalla Uil ma non quelli della città e del circondario, non c’erano gli studenti, non c’erano quelli per i quali la manifestazione era stata pensata. Questa manifestazione non riguardava soltanto i posti di lavoro interni alla fabbrica ma l’intero ecosistema economico del territorio: l’indotto, i negozi, i servizi, le famiglie, finanche il paninaro che si sistemava davanti al cancello d’ingresso degli operai e che ora non ha pià clienti. Pensata per loro perché ogni fermo, ogni incertezza, ogni decisione aziendale pesa su un territorio che negli anni ha costruito gran parte della propria identità attorno all’automotive.
Dignità calpestata
C’erano i lavoratori. Tanti. Non solo da Cassino e non solo da Stellantis. Ma anche dall’indotto e dalle regioni vicini. Tra i vari interventi, ci sono stati quelli dei lavoratori licenziati dalla Logitech: hanno parlato di “Dignità calpestata. Bisogna continuare a urlare nelle piazze e fuori dallo stabilimento“. I sindacati hanno spiegato che in queste ore il Ceo di Stellantis Antonio Filosa sta definendo il piano industriale che presenterà a maggio agli investitori ed una volta scritto sarà impossibile ottenere modifiche. Ecco perché manifestare: “Meglio allora che diciamo adesso che Cassino non si tocca, rivendichiamo il nostro ruolo e la nostra mission. Comprendiamo le difficoltà del comparto ma reclamiamo chiarezza”.

A Cassino, in teoria, si producono le Alfa Romeo Stelvio e Giulia e la Maserati Grecale ma sia lo scorso anno che in questo primo trimestre del 2026 sono state più le giornate di fermo che quelle lavorate. Cassino plant è l’unico del Gruppo in Italia a non avere visto rispettato il piano che assegnava una mission ad ogni Plant. Il progetto per le nuove Giulia e Stelvio risulta sospeso in quanto i modelli full elettric, pronti per la produzione, non hanno attirato gli ordini e non è stato possibile finora sostituirli con modelli dalle motorizzazioni ibride. (Leggi qui: Stellantis nel tunnel: linee pronte, Giulia e Stelvio cancellate, 2 anni di deserto per Cassino).
La forza dei lavoratori
L’incertezza economica blocca i consumi, congela gli investimenti e frena le prospettive di sviluppo. Le grandi fusioni industriali hanno spostato i centri decisionali lontano dai confini locali, rendendo la comunità ancora più vulnerabile.
Eppure, la manifestazione ha mostrato anche un’altra verità: la forza dei lavoratori, la loro competenza, la loro voglia di non arrendersi. Il problema è che da soli non bastano. Servono azioni concrete: politiche di sostegno all’innovazione, incentivi alla sostituzione del parco auto ormai datato, inserimento della zona in iniziative come la Zona Economica Speciale per attrarre nuovi investimenti. Se la manifestazione doveva servire a mettere in luce questo c’è riuscita in pieno.

Lo dimostrano due interventi che non sono stati fatti sul palco, che non stavano nella scaletta. Ma non per questo sono stati meno concreti. Anzi. Il primo è quello degli industriali: c’erano pure loro alla marcia di oggi: c’era Unindustria, c’era Federlazio e c’eraConfimprese Italia. Cosa c’entravano gli industriali in una manifestazione di lavoratori? Lo ha spiegato bene Vittorio Celletti, presidente di Unindustria Cassino: “Noi ci siamo perché si tratta di una manifestazione di proposta”. Celletti evidenzia il ruolo del sistema industriale dell’indotto, non più costituito da aziende satellite come negli Anni 80 ma rappresentato da un vero sistema industriale di eccellenza che si è affrancato dalla monofornitura ed è cresciuto al punto di produrre da Cassino per quasi tutti i principali brand continentali.
Stellantis, Cassino ed il contesto

“Stellantis ha un ruolo importante – spiega Celletti – ma altrettanto importante è il ruolo di un indotto che oggi è in sofferenza. Il costruttore mette assieme un sistema complesso ma all’interno di quel sistema buona parte dell’innovazione la garantisce la fornitura. E la capacità di innovare garantita dall’indotto cassinate è innegabile quanto strategica”. Unindustria e con lei Federlazio e Confimprese Italia invitano Stellantis ad osservare il contesto nel quale agisce il suo stabilimento Cassino Plant. “Non vogliamo imporre nulla, l’impresa è libera – sottolinea Vittorio Celletti – ma chiediamo di tenere in considerazione il contesto in cui si inserisce Cassino: il contesto del Lazio Meridionale è l’ideale non solo per gli aspetti logistici con la presenza di una rete autostradale ed una ferroviaria praticamente attaccate allo stabilimento. Ma più ancora per un capitale umano che è capace di guardare al futuro grazie all’Università di cassino e del Lazio Meridionale”.
Perché? “L’auto del futuro chiede un ecosistema, cioè una manifattura non solo manuale ma digitale e soprattutto nel campo creativo. E Cassino ha questo capitale umano, proprio grazie alla presenza di Unicas”.

Un punto sul quale si inserisce il Segretario Generale Cisl del Lazio Enrico Coppotelli. Lo fa mandando un segnale non solo per Stellantis ma anche per la politica del territorio, ricordando che le infrastrutture al servizio delle imprese sono elemento che spesso si rivela fondamentale nella competizione tra territori. Per Coppotelli “è necessario avviare soluzioni strutturali con cui affrontare la crisi dell’Automotive a partire da politiche industriali e strumenti straordinari di sostegno alle imprese e ai lavoratori anche facendo decollare quelle opere infrastrutturali fondamentali che rappresentano un elemento chiave per lo sviluppo equilibrato di una regione e del suo territorio“.
Il Segretario Generale Regionale ha sottolineato che “Investire in infrastrutture significa rendere un territorio più competitivo e attrattivo per imprese e cittadini, stimolando l’innovazione e la creazione di nuovi posti di lavoro“.
Mobilitazione nazionale
La manifestazione sull’automotive a Cassino ha riportato al centro del dibattito la crisi dello stabilimento Stellantis e dell’intero comparto, con una posizione unitaria dei sindacati che chiedono risposte immediate e impegni concreti.

Il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella, ha criticato la scelta di presentare il piano industriale il 21 maggio a Detroit e non in Italia, definendola un segnale negativo per gli stabilimenti nazionali e per Cassino. Ha denunciato il drastico calo occupazionale, con i lavoratori passati da oltre 4.400 a circa 2.200 e una produzione ridotta al minimo, con appena dieci giorni lavorati nel 2026. Da qui la richiesta di certezze sui nuovi modelli e sulla ripresa produttiva, giudicando inaccettabili rinvii al 2028 o 2030.

Sulla stessa linea il segretario generale della Fiom, Michele De Palma, che ha parlato di uno stabilimento che rischia la chiusura e di un territorio trasformato in un “buco nero” occupazionale, con effetti pesanti anche su commercio e servizi. Ha chiesto un confronto urgente tra Governo, Stellantis e parti sociali prima della presentazione del piano industriale.

Il segretario della Fim, Ferdinando Uliano, ha sottolineato come la crisi di Cassino sia emblematica del rischio per l’intero settore automotive europeo. I numeri evidenziano un crollo drastico: dalle oltre 135mila auto prodotte otto anni fa a meno di 20mila nel 2025, con stime di circa 13mila nel 2026. L’occupazione è scesa a circa 2.000 addetti, con larga parte dei lavoratori tra solidarietà e cassa integrazione, mentre l’indotto è già colpito da licenziamenti.
Uliano ha inoltre evidenziato il fallimento del piano sull’elettrico e il mancato rispetto degli impegni assunti da Stellantis negli anni scorsi. Per questo chiede nel nuovo piano Filosa indicazioni chiare e verificabili.
Cassino non si tocca
Il messaggio che arriva dalla piazza è netto: difendere Cassino significa difendere l’industria italiana. Soprattutto in una fase di transizione che senza scelte immediate rischia di lasciare indietro lavoratori e territori.
Ma, soprattutto, serve ricostruire un senso di comunità. Senza quello, ogni mobilitazione rischia di essere un esercizio simbolico, senza impatto reale. Il silenzio della città e dei paesi limitrofi non può essere ignorato: è un campanello d’allarme. E questa volta non può essere sottovalutato.






