Cosa c'è dietro il voto di Cassino. Dove il “No” vince con il 52% grazie a una mobilitazione ampia e organizzata, capace di unire partiti, associazioni e cittadini.
Gli indizi c’erano tutti. Che il referendum potesse riservare sorprese a Cassino lo si era intuito già una settimana prima del voto. Nella sala Restagno del Municipio, il lunedì precedente alle votazioni si era radunata una massa di persone inconsueta per un appuntamento politico, ancor più per un tema dal profilo tecnico come quello della riforma. Decine di persone — militanti del Pd, rappresentanti di Anpi e Cgil ma soprattutto cittadini senza appartenenza politica definita — avevano preso parte all’incontro con il sindaco Enzo Salera, affiancato dal presidente del Tribunale Lucio Aschettino e dal magistrato aquilano Maura Manzi.
Un’affluenza che non si spiegava tanto con la presenza dei relatori, quanto con un lavoro di sensibilizzazione capillare a sostegno del No, portato avanti nelle settimane precedenti. Il risultato delle urne — con il No attestato al 52% — ne rappresenta la conferma.
Il Campo Largo di Salera
Alla base, una macchina organizzativa solida, raramente visibile al di fuori delle campagne per le elezioni amministrative. Il voto ha così segnato anche la nascita di una convergenza politica nuova: un’alleanza che tiene insieme la maggioranza consiliare, il circolo locale del Pd, il Movimento 5 Stelle, Rifondazione Comunista, Cgil, Anpi e una rete civica diffusa. Un fronte composito, riunito nel Comitato per il No, che ha animato la campagna con incontri pubblici, convegni e presidi quotidiani sul territorio.

A certificare la mobilitazione è anche il dato sull’affluenza, che ha raggiunto il 58%, superando nettamente quello delle ultime elezioni regionali, fermo al 43%. In una città storicamente orientata verso il centrodestra, la vittoria del No assume un valore politico che va oltre il merito del quesito referendario, segnalando una prima incrinatura in equilibri consolidati.
Lo sforzo del Si

Il Comitato per il Sì, dal canto suo, ha condotto una campagna visibile, con iniziative pubbliche e momenti di confronto, tra cui un convegno all’Aula Pacis che ha riunito l’intero fronte del centrodestra. Non sono mancati il coinvolgimento dei dirigenti locali e provinciali e la presenza di esponenti nazionali. Anche la presentazione del libro “Giorgia. La figlia del popolo” di Italo Bocchino al teatro Manzoni ha rappresentato un momento di sostegno alla campagna.
Tuttavia, lo sforzo non è bastato a colmare un divario, che, giorno dopo giorno, cresceva sempre di più. E non lo vedeva solo chi non lo voleva vedere: nel weekend del voto, la città si era ripopolata di studenti e lavoratori fuor sede, di post sui social a favore del No, di dibattiti improvvisati nei bar. Il risultato era nell’area da qualche giorno.
Campagna elettorale personale

«Ho fatto campagna elettorale personalmente, incontrando circa duemila cittadini. Era una battaglia cruciale per la Costituzione e per respingere non solo una riforma sbagliata, ma una visione di Paese che non condividiamo», afferma Salera.
Il primo cittadino sottolinea inoltre il valore della mobilitazione, ricordando anche la partecipazione alla manifestazione di piazza del Popolo a Roma, accanto al sindaco della Capitale Roberto Gualtieri.
Resta però la consapevolezza che l’esito del referendum non si tradurrà automaticamente in un ribaltamento dei rapporti di forza alle prossime elezioni politiche. Ma il segnale è chiaro: qualcosa si è mosso. E, per la prima volta dopo anni, anche a Cassino si intravede la possibilità di un diverso equilibrio politico.



