Castello dei Conti, il cantiere riapre la partita: l’ombra lunga del Pnrr

Sopralluogo al Castello dei Conti di Ceccano tra opposizione e amministrazione: si attende la ripartenza dei lavori Pnrr entro maggio con nuovi incarichi tecnici. Intanto si intrecciano rivendicazioni politiche, richiami alla continuità e ombre dell’inchiesta.

Prima la nota “costruttiva” di Manuela Maliziol

La mattina di lunedì 14 aprile si apre con il racconto dell’avvocato Manuela Maliziola: Commissione Lavori Pubblici “con sopralluogo” al Castello dei Conti, presenza del Sindaco e degli assessori competenti, e soprattutto un passaggio politico chiaro. La commissione, scrive, è arrivata “a seguito delle mie richieste”, avanzate più volte in Consiglio e in commissione: come a dire che, su quel cantiere simbolo, l’opposizione vuole essere parte del cronometro.

Ringrazia il presidente della IV Commissione Emiliano Di Pofi per aver dato seguito alle sollecitazioni e mette in fila l’obiettivo: vedere “personalmente” lo stato dei lavori dell’antico maniero, “emblema e fiore all’occhiello” della città, con l’auspicio che torni presto alla cittadinanza. E con una richiesta ulteriore già depositata: altre convocazioni per monitorare ripresa e ultimazione.

Poi il comunicato dell’Amministrazione Querqui

Andrea Querqui

A stretto giro arriva la versione di Palazzo: sopralluogo sul cantiere del Castello, chiuso da tempo, in vista del riaffidamento degli incarichi tecnici revocati e della ripartenza piena dell’intervento Pnrr.

Nel comunicato si fissano tre punti:

  1. la presenza istituzionale (Sindaco Andrea Querqui, assessori Giulio Conti e Alessandro Ciotoli, Commissione presieduta da Emiliano Di Pofi);
  2. la cornice Pnrr e la necessità di rendicontare entro il 2027, con l’indicazione che la ditta aggiudicataria non risulterebbe coinvolta nelle indagini e che una parte consistente delle risorse (si parla di circa 2 milioni su 4) è già stata impiegata;
  3. la scadenza politica, vera: entro la prima decade di maggio, salvo imprevisti,  l’Ente intende procedere con un nuovo direttore dei lavori e con gli altri professionisti necessari a riavviare il cantiere sospeso dopo il blocco legato all’inchiesta. Il presidente Di Pofi parla di criticità da risolvere e di lavorazioni da completare (ripavimentazioni, ritinteggiature, manutenzioni), mentre il sindaco mette “massima attenzione” e frena sull’ipotesi di riaperture parziali: decisione demandata al futuro direttore dei lavori e al Responsabile unico del procedimento.

Poi la voce dell’opposizione “di destra”

Alessia Macciomei

Ed eccola la seconda lettura dell’opposizione, quella più “da cantiere”: Alessia Macciomei racconta lo stesso sopralluogo e dice che il grosso degli interventi sarebbe completato  (rinforzo pareti, recupero superfici). Che i lavori sarebbero stati eseguiti seguendo le indicazioni della Soprintendenza, “mantenendo e valorizzando gli elementi esistenti”. Resterebbero rifiniture: pulizia, trattamenti, dettagli.

La ditta, sostiene, avrebbe parlato di un mese circa per chiudere. E qui arriva la stoccata politica: “la parola passa alla maggioranza”, che dovrebbe nominare il direttore dei lavori per curare l’ultima fase e consegnare l’opera alla città. Con un obiettivo che, detto così, suona come un manifesto: riaprire per la Festa del Patrono o per l’estate ceccanese. 

Macciomei, quasi per provocazione, la mette giù così: “Bene che si riparta, ma non si riscriva la storia” perché tra le righe rivendica che quel cantiere, prima di diventare il simbolo dei ritardi, delle carte bollate e della Procura, era un lavoro impostato dalla precedente amministrazione e, in fondo, anche “opera loro”.

Infine Alessio Patriarca

Alessio Patriarca

L’ex delegato alla cultura Alessio Patriarca inserisce un altro elemento: la memoria. Dice di aver dedicato anni alla riqualificazione del Castello per restituirlo come luogo-simbolo di storia e identità. E fa notare che, a quasi un anno dall’insediamento della nuova Giunta, “solo oggi” si torna concretamente ad affrontare la ripresa di lavori fermi anche per via dell’indagine sui fondi Pnrr. La sua è una richiesta di metodo: continuità, niente stravolgimenti, rispetto per quanto fatto e, soprattutto, tempi e risposte.

Qui la politica smette di guardare solo le foto col caschetto: perché il Castello dei Conti non è un cantiere qualunque, è uno dei cantieri finiti nel cono d’ombra dell’inchiesta che ha investito Ceccano e la stagione amministrativa precedente, con l’arresto dell’allora sindaco Roberto Caligiore e gli accertamenti della Procura Europea su appalti e fondi legati al Pnrr.

Ed è anche per questo che oggi il Comune parla di “riaffidamento degli incarichi revocati”: non basta una mano di pittura, serve riattivare catena tecnica, responsabilità e firma.

Che significa “patteggiare”

Il Palazzo di Giustizia di Frosinone

In questo contesto rientra anche una parola che torna spesso quando i procedimenti entrano in una fase decisiva: patteggiamento. In termini semplici, è un accordo processuale con cui l’imputato chiede l’applicazione di una pena concordata (entro limiti previsti), evitando il processo ordinario; il giudice valuta e decide se accogliere.

Non è un’assoluzione, non è una condanna dopo dibattimento: è una strada diversa, con effetti giuridici specifici. E sul fronte dell’inchiesta ceccanese, la cronaca giudiziaria ha già registrato passaggi in cui si parla di patteggiamenti e di udienze ravvicinate. Detto questo, con prudenza: sono scelte individuali e valutazioni del giudice, non titoli di coda già scritti.

La lettura politica: chi mette la firma sul “ritorno a casa” del Castello

(Foto © Alberto Bevere)

 Alla fine, dentro lo stesso sopralluogo, si muovono quattro narrazioni:

  • Maliziola che rivendica l’iniziativa e la vigilanza, segnando il perimetro dell’opposizione “di controllo”;
  • l’Amministrazione che mette una data (maggio) e un dispositivo tecnico (nuovo direttore lavori) per togliere il cantiere dal freezer;
  • Macciomei che alza l’asticella (“manca poco”) e scarica sulla maggioranza l’onere dell’ultimo miglio;
  • Patriarca che richiama alla continuità e alla dignità del lavoro già svolto.

Il Castello dei Conti, insomma, non è solo pietra. È il test di una città che prova a rimettere in moto il suo simbolo più riconoscibile senza inciampare di nuovo nei lacci tecnici, nei tempi del Pnrr e nelle conseguenze di ciò che è accaduto prima. Il resto lo dirà il calendario: quello dei professionisti da nominare, quello del cantiere da chiudere, e quello  (più lento) della giustizia, che farà il suo corso.