Castello dei Conti, Macciomei incalza Querqui: «Basta rinvii, serve una data»

Il capogruppo della Grande Ceccano attacca il sindaco dopo la dichiarazione di riapertura «fra qualche mese». Ad aprile la ditta parlava di quindici giorni. Il verbale della Commissione non è ancora approvato. E ora arriva l'accusa più pesante: è una scelta politica.

Il Castello dei Conti torna al centro dello scontro politico ceccanese. A riaccendere il fronte è Alessia Macciomei, capogruppo della civica Grande Ceccano, che prende di mira l’ultima dichiarazione del sindaco Andrea Querqui sulla futura riapertura del maniero. Il primo cittadino ha parlato di una riapertura prevista «fra qualche mese». Una formula prudente. Forse troppo prudente, secondo l’opposizione.

È proprio da quelle tre parole che Macciomei costruisce il suo attacco: dopo mesi di attesa, sostiene, non basta più indicare un orizzonte generico. Occorre spiegare cosa manca, quali lavori restano da completare e soprattutto fissare una data.

Macciomei ed il sopralluogo del 13 aprile

Alessia Macciomei

Il punto politico sollevato dalla capogruppo parte dalla Commissione consiliare del 13 aprile. Macciomei ricorda di essere stata presente al sopralluogo e sostiene che, in quella sede, la ditta incaricata dei lavori avrebbe rappresentato una situazione ben diversa da quella che potrebbe far pensare una riapertura rinviata ancora di alcuni mesi.

Secondo la ricostruzione, i lavori sarebbero stati praticamente conclusi. La ditta avrebbe parlato di circa quindici giorni per le rifiniture, arrivando a indicare, anche nell’ipotesi meno favorevole, un mese come tempo sufficiente per arrivare alla conclusione.

Da lì nasce la domanda dell’opposizione: se ad aprile il cantiere era davvero arrivato a quel punto, cosa impedisce oggi di riaprire il Castello?

La bagarre scoppiata in Consiglio

Il tema aveva già acceso il Consiglio comunale. In Aula era nata una bagarre politica proprio sulla distanza tra quanto sostenuto dalla ditta e quanto invece risultava dalle valutazioni tecniche.

Il sindaco Querqui aveva chiarito che un conto erano le dichiarazioni dell’impresa che aveva eseguito i lavori, un altro quelle del direttore dei lavori, chiamato a verificarne lo stato effettivo e la regolare conclusione.

Con una battuta sarcastica aveva sintetizzato così il concetto: «È ovvio che la ditta dica che i lavori sono quasi terminati: se dicesse il contrario, tanto vale che vada a costituirsi». Una frase che aveva già mostrato quanto il Castello fosse diventato, oltre che un dossier tecnico, un terreno di scontro politico vero e proprio.

Il direttore dei lavori e quel ritardo contestato

(Foto © Elia Campanella)

Macciomei torna anche sulla nomina del nuovo direttore dei lavori, che secondo Grande Ceccano sarebbe arrivata con circa un anno di ritardo e soltanto dopo la pressione esercitata dall’opposizione attraverso la richiesta di convocazione di un Consiglio comunale. Dopo la nomina del professionista ci si sarebbe aspettati un’accelerazione. Invece, a distanza di altri mesi, il sindaco continua a indicare tempi non definiti. Da qui la domanda più politica del comunicato: perché?

C’è poi un dettaglio apparentemente tecnico che rischia di trasformarsi in un altro terreno di scontro. Dopo la Commissione del 13 aprile, sostiene Macciomei, non sarebbe stata convocata una nuova riunione dedicata al Castello e di conseguenza non sarebbe stato ancora approvato il verbale nel quale sarebbero contenute anche le dichiarazioni rese dalla ditta sui tempi necessari per completare i lavori.

È proprio da lì che Grande Ceccano intende ripartire. Macciomei annuncia che chiederà la convocazione di una nuova Commissione, con l’obiettivo di arrivare all’approvazione e alla pubblicazione di quei verbali. Se non dovesse bastare, è pronta anche un’interrogazione a risposta scritta. Il messaggio è semplice: portare la questione fuori dal terreno delle dichiarazioni e dentro quello degli atti.

L’accusa più pesante: «È una scelta politica»

Alessia Macciomei

Il passaggio più duro arriva alla fine. Macciomei non si limita a chiedere chiarimenti sui lavori. Avanza una lettura molto più pesante: il mancato ritorno del Castello alla piena fruibilità sarebbe, secondo lei, una scelta politica dell’amministrazione Querqui. 

Per la capogruppo, la mancata riapertura andrebbe a scapito della comunità e rappresenterebbe anche un problema di trasparenza. La minoranza sostiene che l’amministrazione dovrebbe spiegare apertamente perché una struttura simbolo della città, indicata come sostanzialmente vicina alla conclusione dei lavori già mesi fa, non abbia ancora una data certa per la riapertura.

Non si discute più soltanto di tempi tecnici. Si discute della volontà politica di riaprire il maniero e delle ragioni che starebbero dietro all’attesa.

Il Castello torna a essere un caso politico

(Foto © Alberto Bevere)

Il Castello dei Conti non è mai stato soltanto un cantiere. È uno dei simboli di Ceccano. Proprio per questo ogni mese di ritardo pesa più di quello che peserebbe su un edificio qualsiasi. Attorno al maniero si intrecciano lavori pubblici, cultura, turismo, programmazione futura e inevitabilmente politica. La stessa amministrazione ha già indicato per il Castello un futuro centrale, con l’idea di trasformarlo nel MUCE: il Museo Civico di Ceccano.

Prima dei progetti futuri, però, resta una domanda molto più semplice: quando riaprirà?

Macciomei chiede che la risposta arrivi attraverso documenti, verbali e una data precisa. Il sindaco, invece, per ora ha indicato «qualche mese». È proprio dentro questa distanza, tra una data richiesta e un tempo ancora indefinito, che si prepara il prossimo scontro.

Perché dopo mesi di polemiche, sopralluoghi, nomine e Commissioni, il Castello continua a restare chiuso.