Ceccano, 1,9 milioni che evaporano: il centro per minori rimasto sulla carta

Una grande occasione persa per l'Amministrazione comunale che deve rinunciare al finanziamento per realizzare l'importante struttura nel quartiere Di Vittorio e addirittura restituire circa 128 mila euro già spesi per la progettazione. Cosa c'è dietro una vicenda che s'intreccia con l'inchiesta “The Good Lobby” e l'arresto dell'ex primo cittadino Roberto Caligiore. La posizione netta del sindaco Andrea Querqui.

C’è un modo crudele in cui un’opera pubblica fallisce: non con un cantiere abbandonato ma con un cantiere che non nasce proprio. A Ceccano succede così per il centro socio-educativo per minori previsto nel quartiere “Di Vittorio”: il Comune rinuncia a un finanziamento statale da 1,9 milioni di euro e deve restituire circa 128 mila euro già spesi per la progettazione.

Il conto arriva nel momento peggiore, con l’Ente già vincolato dal piano di riequilibrio che impone accantonamenti annuali fino al 2035.

Che cos’era quel centro (e perché contava)

Un centro socio-educativo per minori, in concreto, è la “stanza buona” di una comunità: spazi per attività educative e di supporto, percorsi di inclusione, doposcuola, aggregazione protetta, presidio sociale in un’area che ne ha bisogno. Non è una festa, non è una passerella: è una struttura che toglie ragazzi dalla strada e mette strumenti alle famiglie. E quando salta, non salta un progetto: salta un pezzo di tenuta sociale.

Il Comune di Ceccano

La cronologia che fa male: fondi nel 2021, lavori affidati nel 2024. La storia, almeno sulla carta, parte bene: 21 giugno 2021, convenzione con la Presidenza del Consiglio, soldi assegnati, scadenze prorogate fino a dicembre 2024. Poi la realtà: anni che scorrono senza cantiere, e l’affidamento dei lavori arriva solo il 23 ottobre 2024, a ridosso di tutto ciò che di lì a poco avrebbe travolto Ceccano.

E qui si innesta il dettaglio che spiega perché non è “solo” un ritardo: già nei mesi precedenti il progetto aveva avuto passaggi tecnici e amministrativi in movimento, con atti e procedure che lasciavano intuire una macchina che arrancava.

L’ombra lunga della “Good Lobby”

L’ex sindaco Roberto Caligiore

Pochi giorni dopo quell’affidamento, esplode l’inchiesta “The Good Lobby”: l’arresto dell’allora sindaco Roberto Caligiore, dove ad oggi resta l’unico coinvolto nell’inchiesta, e un terremoto giudiziario che cambia la storia recente della città. 

Nel caso del centro socio-educativo, secondo quanto ricostruito nelle notizie di questi giorni, tra le figure tecniche collegate al progetto figurano profili che risultano coinvolti nell’inchiesta (RUP, progettista, direzione lavori). Un intreccio che oggi pesa come piombo, perché rende ogni passaggio “sensibile” e ogni scadenza più difficile da salvare.

Quando la nuova amministrazione si insedia (giugno 2025), il progetto è già appeso a un filo: proroga ulteriore non concessa nel quadro del commissariamento, somme già erogate e spese parziali (si parla di 582 mila euro liquidati, con circa 130mila euro utilizzati). A quel punto, la scelta non è tra “fare o non fare”: è tra “prendere atto o raccontarsela”.

Andrea Querqui, sindaco di Ceccano

Ed è qui che arrivano le parole del sindaco Andrea Querqui, secche e politiche insieme: la città – dice – paga oggi il prezzo di scelte e ritardi che non appartengono a questa amministrazione; e lui prova a rimettere ordine come in quelle scene da film in cui, dopo l’incendio, qualcuno entra tra le macerie con la torcia e fa l’inventario di ciò che resta. Promette trasparenza e correttezza, e l’obiettivo dichiarato è recuperare, per quanto possibile, le opportunità perse: perché quando il treno è passato e non sei salito, l’unica cosa che puoi fare è smettere di guardare il binario e ricominciare a correre.

Il conto (economico e politico) e la parte civile

Il progetto del centro

Il danno non è solo “un’opera che manca”: è un danno contabile che si incastra in un Comune già costretto a camminare con i pesi alle caviglie. Ed è anche per questo che il Comune ha scelto una strada precisa: costituirsi parte civile nel procedimento, chiedendo un risarcimento da 5 milioni.

In termini semplici, costituirsi parte civile significa entrare nel processo penale non da spettatori ma da soggetto danneggiato: per far valere l’interesse dell’Ente e chiedere che, se verranno accertate responsabilità e danni, quei danni siano risarciti.

A destra questa storia difficilmente resterà senza risposta: qui non si parla di una polemica da social ma di un’occasione enorme sfumata e di un conto che, alla fine, pesa sui cittadini. E l’opposizione, su dossier così, di solito non si limita al commento: chiede atti, ricostruisce passaggi, incalza sui tempi e sulle responsabilità. 

Federica Aceto, ex vice sindaco legata politicamente al progetto del centro

Anche perché quel centro socio-educativo era un progetto politicamente molto legato alla stagione dell’ex vice sindaca con delega alle Politiche Sociali Federica Aceto: se c’è qualcuno che può entrare nel merito, rivendicare l’impianto e spiegare perché si è arrivati fin qui, è quel fronte. 

Per questo una risposta è attesa e verosimilmente arriverà. Se invece dovesse scegliere il silenzio, allora quel silenzio diventerebbe il segnale peggiore: non prudenza, ma un’ammissione implicita su un dossier che oggi presenta il conto.