Ceccano 2025, l’anno del dopo

La città fabraterna archivia 12 mesi particolari come mai non ci sono stati. La difficile ripartenza dopo l'arresto del sindaco Roberto Caligiore, il ritorno della sinistra al governo con l'elezione a primo cittadino di Andrea Querqui e la crisi del centrodestra. Sono cambiati tanti equilibri con una maggioranza che prova a trasformare l'ordinario in affidabilità, un'opposizione che alterna merito e posizionamento e una comunità che non chiede miracoli ma pretende coerenza

Il 2025 di Ceccano non è stato un anno “normale”. È stato un anno con il rumore di fondo sempre acceso: come quelle radio lasciate in cucina, che gracchiano anche quando nessuno le ascolta. Perché la città fabraterna è arrivata alle urne dopo una stagione che aveva già spaccato tutto: l’inchiesta sugli appalti PNRR e il terremoto giudiziario del 24 ottobre 2024, con la caduta del centrodestra arrivato vicino al traguardo dei dieci anni di governo cittadino.

E dopo quel botto, il Comune è finito sotto commissariamento prefettizio: il pilota automatico inserito per evitare che l’aereo precipitasse, mentre i passeggeri litigavano su chi avesse tolto carburante dal serbatoio.

Il capovolgimento

Per anni, a Ceccano, la sinistra è stata spesso raccontata come il campo in cui si litigava per la posizione delle sedie, mentre la destra trovava una forma, una linea, un baricentro. Nel 2025 succede l’opposto: il centrosinistra si unisce, prova a fare sintesi, riesce nell’impresa che sembrava impossibile — mettere insieme il “campo progressista“. E vince. Il centrodestra, invece, appare separato, diviso, attraversato da correnti e prove di forza interne. È un arcipelago più che un continente. 

Certo: non mancano i “grezzi politici”. A Ceccano non si governa in silenzio, non si fa opposizione con i guanti bianchi. Le stoccate arrivano, i post diventano mozioni, le commissioni diventano trincee, il bilancio diventa un processo, lo scuolabus un referendum, la segreteria del sindaco un caso nazionale (almeno su Facebook). Ma il punto è che, dentro quel rumore, la geometria politica si è ribaltata.

La fotografia di Fratelli d’Italia

Massimo Ruspandini

Massimo Ruspandini aveva fatto il suo in tempi non sospetti: aveva costruito una macchina quasi perfetta, un gruppo compatto e disciplinato che aveva portato Fratelli d’Italia a Ceccano a pesare come uno dei riferimenti principali in Ciociaria, con una filiera politica riconoscibile e un’idea chiara di territorio.

E la fotografia, ormai, è chiara sia fuori che dentro: fuori, perché il centrodestra continua a presentarsi più come una somma di anime che come un solo corpo; dentro, perché in Fratelli d’Italia si leggono traiettorie che non coincidono più al millimetro. Nelle stanze dove si pesano i silenzi prima ancora delle dichiarazioni, continua a circolare l’idea che Massimo Ruspandini e Riccardo Del Brocco abbiano scelto di camminare su due binari diversi. Sempre nello stesso Partito, sia chiaro, ma con bussole non più sovrapponibili.

L’asse Del Brocco-Righini

Del Brocco, del resto, è ormai indicato come uomo di riferimento non di “uno qualunque”, ma di Giancarlo Righini: non un nome di passaggio, bensì l’assessore regionale al Bilancio, quello che ha limato miliardi di debiti dalle tasche dei cittadini, e un punto che in Regione e nel Partito conta eccome, con agibilità e peso ben oltre i confini del paese. 

Riccardo Del Brocco con Giancarlo Righini e Fabio De Angelis

E intanto – dicono i soliti bene informati, quelli che non sbagliano mai il retrobottega – proprio per questo nuovo asse e per questa dialettica interna, Ruspandini avrebbe riaperto canali e riallacciato rapporti con Alessandro Savoni e Federica Aceto, due nomi che a Ceccano non sono mai soltanto “nomi” ma pezzi di storia e di organizzazione. Anche se, in Consiglio, la sua pupilla resta Ginevra Bianchini: il volto su cui il Partito continua a costruire presenza, opposizione e prospettiva.

Ed appare chiaro, ormai, anche a chi sta ai piani alti che il Partito, a Ceccano, tiene il baricentro nelle mani di Riccardo Del Brocco, perché è cosa risaputa che il suo uomo di fiducia – il braccio destro- è l’attuale presidente del circolo di Fratelli d’Italia, Rino Liburdi.

Querqui “mediatore”: la coalizione progressista

Il sindaco Andrea Querqui

Andrea Querqui nel 2025 viene raccontato con una definizione che, in un Comune, è quasi una sentenza: mediatore istituzionale. Ed è una definizione che non resta un’etichetta se la riempi di fatti: Querqui viene percepito come uno che ascolta davvero, che si prende il tempo di parlare con tutti, che non confonde la fermezza con l’arroganza.

E soprattutto sa fare la cosa più difficile in politica locale: aggregare senza schiacciare, tenere uniti mondi diversi senza farli sentire ospiti. Una dote rara, perché a Ceccano la coalizione larga non è un vantaggio automatico: è un equilibrio quotidiano, e lui lo regge con il metodo di chi sa che governare non è imporre, ma comporre.

Poi però c’è l’altra faccia della medaglia: quando scegli la via istituzionale e non quella del “teatrino”, ti ritrovi a dover dimostrare due volte di essere efficace. Perché la città, dopo tutto quello che è successo, non chiede frasi perfette: chiede servizi che funzionano.

La vittoria di Andrea

Andrea Querqui abbraccia la moglie dopo l’elezione

Andrea Querqui, nel maggio del 2025 ha portato a casa una vittoria al primo turno, oltre la soglia che in provincia è una porta che sbatte: più del 50 % (attorno al 53 %) e oltre settemila voti, abbastanza per evitare il ballottaggio e, soprattutto, per evitare quel limbo che nelle città si chiama “due settimane di veleni e trattative”. Qui no: partita chiusa. Sipario.

Ed ha vinto soprattutto perché è riuscito nell’impresa che in politica locale somiglia a far andare d’accordo i parenti a Natale: mettere insieme tutto il campo progressista. Un’alleanza larga, ampia, piena di sensibilità diverse. Ma con un collante molto chiaro: “Riprendersi Ceccano” dopo l’era Caligiore e dopo il commissario.

Proprio per questo suo modo di fare, circola una voce: che insieme al sindaco di Cassino Enzo Salera, tra i possibili candidati alla presidenza della Provincia di Frosinone, nella remota ipotesi che il campo progressista non dovesse riconfermare Luca Di Stefano, possa entrare nel perimetro anche Andrea Querqui. Ma è uno scenario che, in quel caso, dipenderebbe prima di tutto dalle scelte dello stesso Di Stefano. E senza ombra di dubbio, anche per il risultato ottenuto, Querqui è uno di quei sindaci che al popolo piacciono: perché dà l’idea di esserci, di ascoltare e di tenere la barra dritta senza fare rumore.

La Procura Europea come “voce fuori campo”

C’è un altro protagonista, invisibile ma presente: la Procura Europea, che entra nel racconto politico come una “voce narrante” che non chiede permesso. È l’ombra lunga dell’inchiesta che ha condizionato clima, linguaggio, perfino le reciproche accuse: chi parla di responsabilità “politiche”, chi si difende invocando la distinzione tra responsabilità “personali” e macchina amministrativa.

L’ex sindaco Roberto Caligiore

Più che un fatto giudiziario, è diventata una “voce fuori campo”, un rumore di fondo che ha condizionato linguaggio, cautela, aggressività, perfino i silenzi. È stato l’elefante in sala, e chiunque abbia finto di non vederlo si è comunque trovato a passarci accanto.

E il punto, politicamente, è questo: Ceccano nel 2025 non vota solo un sindaco. Vota anche un metodo. sia chiaro: a prescindere dall’esito dell’indagine e del successivo processo. Perché il caso The Good Lobby ha proiettato una certa immagine di città e di amministrazione: corretta o sbagliata che sia, il voto è stato un messaggio per la “pulizia”, “trasparenza”, “discontinuità”. Ma soprattutto un voto per il bisogno di chiudere una fase in cui, tra PNRR, appalti e reputazione, ogni parola pesava doppio. 

Totogiunta, equilibri, sacrifici: politica e incastri

Palazzo Antonelli a Ceccano

E così si passa dalla vittoria alla parte più difficile: la costruzione del governo cittadono. La giunta prende forma tra pesi, equilibri e quella parola che nelle coalizioni larghe non è mai casuale: sacrificio. C’è chi sale, chi scende, chi si mette di lato per far partire la macchina.

E sullo sfondo, come nelle migliori trame di paese, resta sempre la voce che gira: rotazioni, staffette, promesse che non si scrivono nei comunicati ma nelle strette di mano. Dentro quell’incastro, alcune figure diventano centrali per definizione.

Ceccano in Comune rivendica, il PSI incassa

Nel 2025, subito dopo la giunta varata dal sindaco Querqui, arriva anche un passaggio politico non banale: Ceccano in Comune (lista che fa riferimento a Luigi Vacana e Biagio Cacciola), con un comunicato, rivendica che quell’esecutivo nasce anche grazie a lei.

Luigi Vacana (Foto © Stefano Strani)

Il senso è chiaro: per far partire la macchina, la lista avrebbe accettato di cedere il proprio assessorato al Partito Socialista Italiano, scegliendo – di fatto – la strada del “sacrificio” per tenere in piedi l’equilibrio complessivo. E il PSI, pur con un risultato elettorale non paragonabile a quello di altre liste, porta a casa deleghe pesanti, di quelle che contano davvero nel racconto quotidiano del governo cittadino.

E in politica, quando si spostano i pesi, si riscrivono anche i calcoli: nello stesso 2025 circolano voci secondo cui l’ascesa di Progresso Fabraterno – con una lista giovane e un risultato superiore alle attese avrebbe probabilmente scombussolato più di qualche piano, perché qualcuno, semplicemente, non ne aveva previsto fino in fondo l’impatto.

De Santis, la delega che pesa più di tutte

Mariangela De Santis è vicesindaca e ha la delega più potente e più esposta: i Servizi sociali. È una delega che porta consenso perché intercetta bisogni reali e quotidiani, ma è anche una delle più delicate: perché lì ogni scelta è immediata, visibile, e spesso dolorosa. E infatti non è arrivato quasi mai un attacco frontale: si vocifera che non sia facile – politicamente – colpire una delega di quella portata senza rischiare di apparire cinici o fuori contesto.

Mariangela De Santis

Ma c’è soprattutto un messaggio interno: se a De Santis è stata affidata una delega così determinante insieme alla fascia da vicesindaca, è difficile pensare sia una scelta casuale. In politica comunale non si distribuiscono così, per caso, le chiavi più pesanti: se le dai a qualcuno, e le dai in quel modo, qualcosa vorrà pur dire e si vocifera che, molto probabilmente, l’idea sia investire su di lei per il futuro.

Anche il “nastro rosa”, nel 2025, finisce per diventare politica: la prevenzione dovrebbe unire, ma a Ceccano diventa terreno di letture, presenze, ruoli e “chi c’era e perché”. Il risultato è un corto circuito tipico dei paesi: perfino una causa condivisa scivola nella partita del posizionamento, e il confine tra sensibilizzazione e vetrina diventa oggetto di scontro.

Ciotoli, il solista che non finisce mai nel mirino

Alessandro Ciotoli, nel racconto di quest’anno, sembra muoversi con una traiettoria propria: molti lo descrivono come un “solista”, con una linea riconoscibile anche dentro la maggioranza. Lavora su cultura e progettazione, intercetta bandi, costruisce dossier. E c’è un dettaglio che, politicamente, fa rumore proprio perché manca: è piuttosto insolito che su di lui non arrivino quasi mai attacchi diretti dalla minoranza, come se – per scelta o per convenienza – fosse rimasto ai margini del fuoco incrociato.

Alessandro Ciotoli

L’assessore Ciotoli è stato anche l’organizzatore di San Giovanni dove la trasparenza diventa un fatto politico: dopo anni si viene a conoscenza in modo chiaro di tutte le spese sostenute per la festa patronale. E quel passaggio viene applaudito, perché mettere i conti sul tavolo è già una scelta.

Poi però arrivano le polemiche: alcune voci vengono giudicate eccessive – su tutte il palco, finito nel mirino per un costo indicato attorno ai 10 mila euro -e l’entusiasmo si raffredda. In quel clima Alessandro Ciotoli viene letto come uno che prova a riportare la discussione sul terreno dei numeri e delle carte, più che delle urla.

Conti e Piroli: cantieri e seconda poltrona

Giulio Conti, assessore ai lavori pubblici

Giulio Conti, assessore ai Lavori Pubblici, nel 2025 diventa sinonimo di “presenza”. Anzi, a voler fare una battuta, sembra che a Ceccano non si possa stendere un metro d’asfalto senza che, prima o poi, spunti anche lui: che siano cantieri ACEA o interventi ASTRAL, Conti appare in perenne sopralluogo, dalla mattina alla sera, tra transenne e rulli compressori. E quando in Consiglio una parte della minoranza decide di non partecipare alla discussione sul bilancio, lui fa sentire la voce: irruento, diretto, con un’esperienza che si nota.

Emanuela Piroli, invece, si prende la Presidenza del Consiglio: la seconda carica più importante dopo il sindaco, e anche quella meno “attaccabile” per definizione. Chi sta lì governa tempi e regole dell’Aula, e in una fase in cui il Consiglio è spesso un ring, non è un dettaglio. Sullo sfondo, già nel 2025, cresce la voce di una candidatura alle Provinciali del 22 febbraio in quota PD.

Emanuela Piroli

Nel 2025 la Presidente del Consiglio Emanuela Piroli finisce spesso nel mirino della minoranza, soprattutto di Ginevra Bianchini, che le contesta il ruolo ricordando che chi presiede l’Aula non dovrebbe essere di parte. Piroli risponde secca, rivendicando la propria linea: non rinuncerà mai alle sue idee, perché istituzione non significa spegnersi, ma garantire le regole.

Scuolabus come bomba politica

Tra le cose che segnano davvero l’anno, e che vanno oltre la propaganda, ci sono i servizi. Il 2025 si porta dietro il tema della riattivazione degli scuolabus: una questione apparentemente tecnica, in realtà politicamente esplosiva. Perché lo scuolabus è welfare, è organizzazione, è percezione di normalità.

Riattivato a Ceccano il servizio scuolabus

E ogni ritardo, ogni gara, ogni spesa diventa un terreno di battaglia: l’opposizione attacca, la maggioranza rivendica il ripristino e la gestione, i cittadini misurano tutto con la propria quotidianità. È uno di quei temi in cui capisci se la macchina comunale sta davvero ripartendo o se sta solo parlando.

E poi arriva settembre. E settembre, a Ceccano, non è mai solo “riapertura delle scuole”: diventa un caso politico. Scuole allagate, sopralluoghi, frane, polemiche. Del Brocco riapre il dossier, la destra attacca, il sindaco risponde. Sui social parte la solita rissa tra avvocati, post e contro-post. È la politica che, purtroppo, vive anche in formato “storie Instagram”. Ma sotto quel rumore resta il dato nudo: lì non basta la comunicazione. Lì devi far funzionare le cose.

I 100 giorni: 2 film diversi sullo stesso Comune

L’intervento di Ugo Di Pofi dell’opposizione

Settembre porta anche la classica conta: i cento giorni. L’opposizione sceglie la formula più semplice e più tagliente: “cento giorni di niente”. Querqui risponde con un video sobrio, con la postura di chi prova a non scendere sul ring. È uno scontro di cornici: da una parte la minoranza che vuole imporre il racconto del fallimento, dall’altra la maggioranza che prova a imporre il racconto del metodo.

E siccome Ceccano non è un laboratorio astratto, la città valuta con una logica spietata: non chiede meraviglie. Chiede normalità. E chiede tempi certi.

Bilancio e trasparenza: il Consiglio dei nervi

Il Consiglio comunale

Il 2025 è anche l’anno in cui il bilancio smette di essere un documento e torna a essere un campo minato. Sedute lunghe, tensioni, trappole procedurali, “numeri e nervi”. La trasparenza viene rivendicata come rottura col passato, ma la trasparenza – quando arriva –non piace a tutti nello stesso modo: perché costringe a scegliere, a spiegare, a prendersi responsabilità.

E a dicembre, quando una parte della minoranza decide lo strappo sull’Aula, il bilancio diventa anche un gesto politico, una postura: chi resta dentro e chi esce fuori. A Ceccano anche i silenzi, spesso, sono dichiarazioni.

Del Brocco: il perno che detta la linea

Riccardo Del Brocco

Riccardo Del Brocco appare sempre più come l’uomo-perno delle decisioni della destra: quello che detta la linea, dentro e fuori dal Consiglio comunale, e che spesso viene indicato come il punto da cui passano scelte, tempi e parole. Tanto è vero che in molti, in paese, pensano che diverse critiche e sortite dell’opposizione siano in realtà figlie proprio della sua regia, anche quando a metterci la faccia sono altri.

Insomma Riccardo Del Brocco resta lì, come un baricentro che non chiede il permesso: quando parla lui, nella destra, spesso non è un intervento ma una linea.

Commissioni, segreteria e palazzo

Emanuela Maliziola (Foto: Erica Del Vecchio © Teleuniverso)

Il 2025 racconta pure il palazzo. Le commissioni che “non s’hanno da fare” e poi si fanno. Le accuse, le risposte, Maliziola che osserva e si ritaglia spazio. La guerra della Segreteria del sindaco, con porte chiuse e mosse da manuale democristiano: perché qui l’amministrazione non è solo delibere, è organizzazione, è accesso, è catena di comando. E nel momento in cui il Comune si rialza, ogni ingranaggio diventa terreno di contesa.

Sicurezza, motoseghe e comunicazione mancata

Nel mondo amministrativo, nel 2025, resta impresso un dato simbolico: la caduta della famosa quercia Gaia, difesa in passato come bandiera e poi finita male nella nuova stagione. Quel fatto ha significato una cosa: la sicurezza conta prima di tutto, anche quando il simbolo è scomodo.

Colombo Massa, delegato all’ambiente

Poco prima era arrivato il taglio dei pini secolari alla Villa Comunale. Anche lì la sicurezza diventa la motivazione principale, ma il punto politico si sposta: comunicazione, sensibilità, percezione. Per molti è mancata una spiegazione adeguata, e quando manca la comunicazione l’ambiente diventa subito una ferita collettiva.

Ed è qui che si inserisce il nodo più delicato: la delega che più arranca, che più fa fatica a partire, viene indicata proprio nell’ambiente, con Colombo Massa delegato a un settore centrale ma difficile, dove ogni scelta – anche tecnica – diventa immediatamente politica.

Questa delega nel 2025 diventa un terreno di scontro politico più che un semplice capitolo amministrativo. Da una parte l’affondo di Di Stefano (Grande Ceccano), che mette in discussione metodo e credibilità del delegato; dall’altra Colombo Massa, che prova a reggere l’urto spostando il baricentro sul registro dell’operatività e dell’“essere sul campo”. Da qui l’immagine delle divise, usata come scudo comunicativo e simbolo di presenza. Il risultato è un duello che parla meno di alberi e più di posizionamento: chi detta l’agenda e chi rincorre.

Liburdi rialza la testa

Rino Liburdi

Rino Liburdi, presidente del circolo di Fratelli d’Italia, nel 2025 prova a rialzare la testa dopo quello che è successo e a rimettere in piedi una destra che vuole ricostruirsi identità e credibilità. La sua posizione è diretta, e tagliente: entra nel merito, incalza, pretende risposte. E una cosa va ribadita: per Liburdi l’opposizione non è solo sui grandi dossier, è anche sulle piccole scene quotidiane, perfino sulle buste lasciate in strada dall’inciviltà di alcuni cittadini.

Da un punto di vista politico, poi, viene letto come l’uomo di Del Brocco: una figura di fiducia, di organizzazione, di linea. E non si nasconde neppure un’ambizione che, in certi ambienti, circola: guardando al futuro, potrebbe essere proprio lui il candidato sindaco di Fratelli d’Italia nel 2030.

Asfalto, cantieri, guerra di posizione

Asfalto saltato a Ceccano

Se l’ambiente è la ferita, l’asfalto è la cronaca quotidiana. Nel 2025 la “guerra dell’asfalto” diventa un genere: accuse, repliche, rivendicazioni, cantieri che diventano palcoscenico. È la politica più semplice e più spietata: perché la strada la vedono tutti, e se salta l’asfalto salta anche la pazienza. E in mezzo c’è Conti, che vive di cantieri e di presenza, con la consapevolezza che i lavori pubblici sono la propaganda più immediata.

Area Vasta: trampolino o carrozzone

Nel 2025 c’è anche la discussione sull’Area Vasta: per il centrosinistra è rete, opportunità, aggancio a risorse e progettualità; per il centrodestra è rischio di dispersione e carrozzone. È uno di quei dibattiti che dividono non tanto per ideologia, quanto per fiducia: ti fidi del “fare sistema” oppure temi di perdere il controllo? E Ceccano, qui, mostra tutte le sue due anime.

Cultura e identità: l’Antares

Andrea Ciotoli

La cultura nel 2025 non resta sullo sfondo. IndieGesta cambia pelle senza cambiare anima con Andrea Ciotoli presidente e con le dimissioni dell’attuale assessore alla Cultura:la città che si muove, si riorganizza, si dà una squadra nuova.

L’Antares, invece, resta il simbolo delle strutture che chiedono risposte: infiltrazioni, promesse, rinvii. E in questo contrasto si vede il senso dell’anno: Ceccano prova a ricostruire immagine e identità, ma deve farlo su fondamenta che non sempre reggono.

Sport: dove Ceccano si riconosce

E poi lo sport, che a Ceccano è termometro civico. La coppa, con il Ceccano Calcio 1920 protagonista, che sfuma ai rigori ma la città “vince” lo stesso. I tifosi che dicono “giù le mani dal Ceccano Calcio” quando sentono odore di politica. La solidarietà che passa dal campo, “in meta per il sorriso” (organizzata dalla societa di Rugby), quando lo sport diventa collante sociale più che risultato.

I tifosi del Ceccano Calcio

E poi anche la squadra di pallavolo che colleziona risultati positivi e cresce come società. E poi c’è il Consiglio comunale dei Giovani: un organismo che nel 2025 non resta sulla carta, ma lavora, si fa sentire e si prende spazio, tanto che sul fronte sportivo ha organizzato anche una partita di beneficenza, trasformando la partecipazione in un fatto concreto. In un anno così, lo sport è un luogo in cui la città prova a ricordarsi che esiste anche altro oltre le polemiche.

Destra frantumata e FdI che si riorganizza

Sul fronte opposto, il 2025 è l’anno in cui il centrodestra cerca un baricentro. C’è l’esperimento di Fabio Giovannone come “destra alternativa” che non sfonda: i numeri restano stretti e la domanda resta lì, crudele: continuare da soli o rientrare nell’alveo di un centrodestra più strutturato?

Fabio Giovannone (Foto: Erica Del Vecchio © Teleuniverso)

Manuela Maliziola corre da sola e mantiene un profilo politico particolare: una donna di centrosinistra che, senza una coalizione alle spalle, sceglie una strada autonoma e in Consiglio comunale prova a ritagliarsi una posizione costruttiva, più orientata ai contenuti che alle bandiere. E attorno a lei, il paese continua a leggere sfumature.

Dentro Fratelli d’Italia, invece, emergono ruoli e linee. Ginevra Bianchini, capogruppo, passa il 2025 a fare opposizione dura, dal primo giorno, con la postura di chi vuole essere riferimento e non comparsa. E non è un caso che venga indicata come pupilla di Massimo Ruspandini, quella su cui – nel racconto che circola – potrebbe maturare una candidatura più pesante quando il calendario chiederà nomi pronti.

Ruspandini, del resto, viene raccontato come quello che aveva costruito una macchina perfetta: un gruppo coeso che aveva portato Fratelli d’Italia a Ceccano a essere uno dei riferimenti principali in Ciociaria. Poi la politica fa la politica, e le macchine perfette, quando cambiano le strade, devono decidere se restare coese o reinventarsi.

Ginevra Bianchini

E qui torna una frase che in paese sembra risaputa: appare chiaro, ormai, anche a chi sta ai piani alti che il partito a Ceccano tiene il baricentro nelle mani di Riccardo Del Brocco, perché è cosa risaputa che il suo uomo di fiducia – il braccio destro – è l’attuale presidente del circolo di Fratelli d’Italia, Rino Liburdi. E Liburdi, nel 2025, gioca d’esperienza: sceglie i bersagli dove passa consenso, perché dove passa consenso passa sempre anche conflitto.

Ruggiero e Progresso, consenso e mirino

Poi c’è Progresso Fabraterno e Francesco Ruggiero, il più giovane assessore della storia della città: non come mascotte, ma con un portafoglio che parla di comunità e di consenso reale. È vero: l’esperienza amministrativa non è quella di chi ha già fatto tre mandati, e nessuno finge il contrario. Però, da voci che circolano, non manca la voglia di imparare e di crescere dentro i meccanismi – spesso spigolosi – del Comune. La sua forza, in questa fase, è la presenza sul territorio, il contatto diretto con la città e la quotidianità.

Francesco Ruggiero

Ma soprattutto, senza ombra di dubbio, la sua base è Progresso Fabraterno: un gruppo che nel 2025 fa rumore non per folclore, ma perché essere terza forza della città e sfiorare quasi i due seggi non è cosa da tutti, ancora meno con un’età media di 26 anni. E proprio quel risultato, che ha scombussolato qualche piano anche dentro la coalizione, li ha resi inevitabilmente più esposti: perché in politica è una regola non scritta, dove cresce il consenso cresce anche il mirino.

Non è un caso, allora, se Ruggiero e Progresso finiscono nel bersaglio sia di Rino Liburdi sia della sinistra più “dura”: bersagli non scelti a caso, ma individuati dove c’è visibilità. Anche perché Querqui non ha mai nascosto la volontà di far crescere questi ragazzi: e quando il futuro sembra passare da lì, partono strategie tutt’altro che leggere. È palestra politica: col fuoco addosso, ci si fa le spalle larghe.

Il 2025 come prologo: il 2026 sarà la verifica

Ceccano chiude il 2025 così: con una maggioranza che prova a trasformare l’ordinario in prova di affidabilità (scuola, scuolabus, bilancio, cantieri), con un’opposizione che alterna merito e posizionamento, e con una città che non chiede miracoli ma pretende coerenza.

Una suggestiva immagine di piazza XXV Luglio

Perché dopo un anno come questo, la politica non viene più giudicata dai comunicati. Viene giudicata dai rubinetti, dai cancelli delle scuole, dall’asfalto che regge o che salta, dal modo in cui spieghi un taglio di alberi, dal coraggio di assumerti responsabilità senza scaricarle.

Il 2025 ha riscritto le geometrie. Il 2026 dirà se quelle geometrie portano a una cura o solo a un altro giro di giostra.