Ceccano, è caduta Gaia. E con lei una stagione intera di polemiche

La caduta spontanea della quercia “Gaia” a Ceccano diventa subito materia di scontro politico. Vecchie perizie, accuse incrociate, cambi di posizione e rivendicazioni tornano alla ribalta, trasformando un evento naturale in una battaglia identitaria. Ex assessori, amministratori, tecnici e blog cittadini si contendono la narrazione

Un tonfo secco, il rumore di anni di discussioni che improvvisamente diventano legno spezzato. Questa mattina la grande quercia chiamata “Gaia” dai cittadini di Ceccano, si è piegata al terreno di località Madonna delle Grazie. Non per una motosega, non per un intervento umano: semplicemente è caduta.

La politica — come sempre — ci ha messo pochi minuti a trasformare un fatto naturale in un nuovo campo di battaglia.

“Non è un albero, è un simbolo politico”

Gaia come si presentava questa mattina

L’ex assessore all’Ambiente ai tempi del Centrodestra Riccardo Del Brocco è stato il primo a colpire. Lo ha fatto con la durezza di chi aspetta da mesi il momento giusto. Per lui, la caduta di Gaia è «la rappresentazione plastica dell’amministrazione di Centrosinistra guidata dal sindaco Andrea Querqui»: una città guidata — sostiene — dall’emotività, dalla comunicazione facile, dal sostegno di stampa e blog.

Ma il vero terreno su cui Del Brocco apre il fuoco di fila è quello tecnico: le perizie. Perché dietro a Gaia c’è una lunga storia di scontri politici e di pareri degli agronomi sulla salute della quercia.

Le due perizie: l’origine di tutto

C‘è una prima perizia, redatta dall’agronomo Arduini durante l’amministrazione di Centrodestra guidato da Roberto Caligiore. Stabiliva che l’albero era malato e da abbattere per ragioni di sicurezza. Perizia gratuita, ricorda oggi Riccardo Del Brocco, perché Arduini era in servizio al Comune. Con l’abbattimento si sarrebbe ricavato legname di pregio che avrebbe coperto intaramente i costi di abbattimento e di ripiantumazione di nuovi alberi.

Riccardo Del Brocco (Foto: Erica Del Vecchio / Teleuniverso)

Poi c’è una seconda perizia, del tecnico scelto dal Commissario durante il periodo tra la caduta di Caligiore e l’elezione del Centrosinistra di Andrea Querqui. Dichiarò invece la quercia «integra». E per questo non venne più abbattuta.

Per Del Brocco, quel tecnico — «osannato dai Verdi e dagli amici di Gaia» — è stato oggi smentito dai fatti. Quella perizia fu pagata, aggiunge. E ci tiene d evidenziare che l’area sottostante la quercia era stata messa in sicurezza prima dall’amministrazione Caligiore e poi confermata dal Commissario: «Se fosse rimasta aperta, oggi parleremmo di feriti».

È un ritorno pieno sulla scena politica: Del Brocco promette di «ripercorrere tutte le tappe della vicenda», annunciando una sorta di dossier contro gli “improvvisati” al governo della città.

Gizzi: critica nuova, memoria corta

Stefano Gizzi

Nella foga del centrodestra è arrivato anche l’intervento di Giancarlo Santucci ma soprattutto quello dell’ex assessore filoputiniano Stefano Gizzi, che ha parlato di «decisione tecnica trasformata in battaglia ideologica».

Un dettaglio però pesa: Gizzi, appena pochi mesi fa fu uno dei paladini più accesi nel difendere Gaia dall’abbattimento. Oggi invece critica l’amministrazione per non averla tagliata. La politica, si sa, cambia direzione più rapidamente del vento che ha abbattuto la quercia.

Tra le righe, un bersaglio in più: l’associazione “Indiegesta” ed Alessandro Ciotoli. Nella tempesta di commenti del centrodestra, tra le righe spunta anche un riferimento tutt’altro che casuale a Indiegesta, l’associazione culturale fondata anni fa dall’attuale assessore alla Cultura Alessandro Ciotoli. Lui oggi non ne è più presidente ma il nome resta legato a quella stagione in cui l’associazione aveva fatto della quercia Gaia quasi un simbolo attraverso mostre fotografiche.

Alessandro Ciotoli

E infatti, proprio oggi, in alcuni post trapela un messaggio implicito: le “narrazioni poetiche” di Indiegesta — dicono — avrebbero contribuito a trasformare un tema di sicurezza in una battaglia identitaria. Una stoccata che non nomina Ciotoli direttamente ma che lo sfiora con precisione chirurgica, nel momento più delicato per la sua delega e per l’immagine della nuova amministrazione.

Bianchini: attacco frontale al Professor Alviti

Anche Ginevra Bianchini ha deciso di intervenire, puntando dritta verso un bersaglio preciso: il professor Pietro Alviti, già vicepreside del Liceo Scientifico ed autore di un blog cittadino molto seguito. L’ex esponente della maggioranza Caligiore rimprovera al professore l’articolo con cui, un anno fa, aveva ironizzato sulle perizie e sulla scelta di salvare l’albero.

Rino Liburdi e Ginevra Bianchini

La Bianchini ricorda le parti “in rosso” di quell’articolo: non semplici critiche, ma — scrive — «cattiveria pura, tiri al bersaglio indiscriminati, ferocia verbale». Aggiunge che un anno fa si rideva del fatto che fossero “già passate quattro stagioni” e l’albero fosse ancora lì. «Ogni cosa ha il suo tempo», scrive oggi, mentre Gaia è a terra. E denuncia il clima d’odio nato sui social: «Tutta quella violenza verbale oggi si schianta contro la realtà dei fatti».

Rino Liburdi nel suo sfogo fiume attacca il professor Alviti, accusandolo di aver alimentato dubbi e sospetti. Liburdi parla di «sinistra salottiera», di «doppio standard» e di strumentalizzazioni. E sostiene che la caduta di Gaia «scioglie l’ennesimo nodo delle mistificazioni della campagna elettorale». Uno sfogo che, più che sulla quercia, sembra rivolto al passato recente della città.

La sicurezza prima di tutto: il precedente dei pini

Andrea Querqui

Nel precedente consiglio comunale, il sindaco Andrea Querqui aveva risposto a un’interrogazione della minoranza sul taglio dei pini nella Villa Comunale: anche in quel caso alberi storici ma ormai pericolosi. La maggioranza aveva ribadito che la sicurezza viene prima del valore affettivo e che la gestione degli alberi secolari richiede responsabilità. La vicenda di Gaia — piaccia o no — riporta questo tema al centro.

C’è un’evidenza: mentre la politica litiga, Gaia è a terra. E le sue radici, sradicate e nude, sembrano ricordare a tutti che anche gli alberi più antichi, un giorno, cadono. Che le querce secolari sono patrimonio, sì, ma anche esseri viventi con un ciclo. Che la sicurezza non è un’opinione. Ed ogni perizia può essere giusta o sbagliata, ma la realtà — alla fine — decide lei.

Ora si attende la nota ufficiale dell’amministrazione Querqui. Una nota che dovrà tenere insieme memoria, sicurezza, responsabilità e — soprattutto — la capacità di governare anche quando la natura si mette di traverso. A volte basta una quercia che cade per far capire di che legno è fatta una città.