Ceccano (e non solo) sott’acqua, la politica si asciuga sui social

Un pomeriggio di pioggia intensa riporta Ceccano e la provincia davanti a un copione già visto: strade allagate, scuole chiuse, polemiche immediate. La macchina dei soccorsi che regge e garantisce presenza sul territorio, dall’altro una battaglia politica che si accende su prevenzione, controlli e responsabilità.

Era il giorno dedicato ai bambini, l’ultimo di festa prima di dover smontare alberi con gli addobbi e presepi. Nel giorno della befana è bastata una manciata d’ore di pioggia seria – quella che non chiede permesso e non guarda in faccia nessuno – per rimettere Ceccano (e mezza provincia) davanti allo stesso film: strade trasformate in ruscelli, viabilità a singhiozzo, qualche abitazione in difficoltà, telefoni che squillano e il territorio che chiede una sola cosa: presenza.

E la presenza, va detto, c’è stata. Sul posto tutte le forze in campo: Polizia Locale, Protezione Civile, Vigili del Fuoco, forze dell’ordine. E con loro anche il sindaco Andrea Querqui, perché quando l’acqua sale non basta la firma: serve stare lì, a vedere, coordinare, capire dove si stringe la diga e dove invece si apre la falla.

L’allerta arancione e l’ordinanza

L’episodio non ha riguardato solo Ceccano: in Ciociaria, tra frane, allagamenti e smottamenti, gli interventi sono stati tanti e diffusi.

A Ceccano, l’allerta arancione e le criticità hanno portato alla scelta più prudente: chiusura delle scuole (e non solo), con ordinanza sindacale per la giornata successiva. Una misura che coinvolge anche parchi pubblici e cimitero comunale: quando il meteo alza la voce, l’amministrazione abbassa le serrande. 

E qui entra la battuta che gira sottovoce da Palazzo Antonelli ai corridoi: per Querqui, il “primo giorno di scuola” sta diventando una specie di maledizione. Dopo il caso di settembre al plesso Maiura, adesso la ripartenza dopo le feste si è trasformata in una giornata di stop. Sfortuna istituzionale. Ma scommettiamo che, tra gli studenti, qualcuno l’ha vissuta come un regalo: un giorno in più di vacanza, senza neppure doverlo chiedere. (Leggi qui: Piove su Ceccano e l’asfalto scappa. Scuola allagata, bambini a casa. Poi qui: Scuole chiuse e politica riaperta: la destra attacca, il sindaco risponde. E qui: Acqua a Badia Maiura, fuoco in Consiglio a Ceccano).

“Di chi è la responsabilità?”: la stoccata di Bianchini

Ginevra Bianchini con Paolo Trancassini e Massimo Ruspandini

La politica, ovviamente, non si è fatta attendere. Subito dopo l’ordinanza è arrivato il post social di Ginevra Bianchini, capogruppo di Fratelli d’Italia, che ha messo in fila domande e accuse come chiodi: manutenzione mancata? caditoie e canali puliti davvero? controlli sull’ordinanza ai privati fatti o solo scritti? E, soprattutto, quel ritornello che a Ceccano fa più rumore della grandine: “Quando i problemi si ripetono… non sono più eventi imprevedibili, ma responsabilità precise”.

Nel mirino un po’ tutti, con una frecciatina che passa “tra le righe” ma si legge benissimo: l’ordinanza n. 61 del 26 giugno 2025 – quella che imponeva ai privati la pulizia di fossi, canali di scolo, caditoie e aree di competenza – è diventata nel racconto dell’opposizione una domanda secca: controlli veri o solo carta?

E qui la stoccata si fa più interessante, perché la frase non fa nomi ma li suggerisce. Quando Bianchini scrive “controlli effettivi” e “sanzioni”, il sottotesto che molti hanno letto è uno solo: la macchina dei controlli. Cioè: chi verifica davvero sul territorio? chi accerta? chi contesta? chi sanziona?

Sfortuna o gestione

È una frecciatina velata che in tanti hanno interpretato come un riferimento implicito anche a chi, operativamente, svolge quell’attività: la Polizia Locale, che in emergenza è sempre in prima linea ma che, sul fronte prevenzione, finisce inevitabilmente dentro la domanda “e i controlli?”. Una stoccata elegante, non dichiarata. Proprio per questo più rumorosa.

Sullo sfondo resta un tema più grande, che il post di Bianchini prova a trasformare in atto d’accusa politico: non l’allagamento in sé (che può capitare) ma la ripetizione. Perché se il problema si ripresenta, allora diventa narrazione: “non è sfortuna, è gestione”. E in quella narrazione entrano tutto e tutti: manutenzione del verde, pulizia dei canali, caditoie, pozzetti, programmazione, controlli. In una parola: prevenzione.

E nei commenti, come sempre, si apre il derby della memoria: “Non si era mai visto”. “Si è sempre visto”. “È colpa del Comune”. “È colpa di tutti”. Uno di quei problemi tutto italiano che si conoscono benissimo e si risolvono pochissimo: la città che si allaga, la politica che si accende, i cittadini che dividono il mondo tra “prima era meglio” e “adesso fate qualcosa”.

Dalle strade all’Aula

Questa volta però c’è un elemento in più: il tema non è destinato a restare solo su Facebook. Perché quando un capogruppo mette nero su bianco la questione “controlli e sanzioni”, e lo fa agganciandola a un atto amministrativo preciso, è difficile pensare che finisca lì. È uno di quei passaggi che, per coerenza politica, chiedono uno sbocco in Consiglio comunale: interrogazione, richiesta di accesso agli atti, discussione sui dati (quanti controlli? quante diffide? quante sanzioni? su quali zone?). La partita, insomma, rischia di spostarsi dal post alla carta protocollata. E lì, come sempre, non bastano le impressioni: servono numeri, atti, riscontri.

Perché l’acqua passa. Ma le domande restano. E quando qualcuno le scrive in modo così diretto, prima o poi, in aula, qualcuno dovrà rispondere.

Querqui non risponde

Andrea Querqui

La risposta dell’amministrazione non è arrivata come controreplica politica. Non c’è stato il “botta e risposta” a caldo, non c’è stata la gara a chi la spara più lunga. È arrivata – ed è qui la differenza – con la cifra di chi, in quel momento, decide che la priorità non è vincere un post ma tenere insieme una città.

Querqui ha scritto parole che, in certe ore, valgono più di una conferenza stampa: ha ringraziato. Ha chiamato per nome il lavoro che spesso resta invisibile. Ha messo in fila il gruppo operativo del COC, i dipendenti comunali, i dirigenti: quelli che non finiscono nei titoli, ma finiscono sempre nelle notti lunghe. E poi la catena del “territorio”: Polizia Municipale, Protezione Civile, Vigili del Fuoco, forze dell’ordine, Carabinieri. Non come elenco da cerimonia ma come riconoscimento pieno, esplicito: “Grazie a chi ieri ha messo Ceccano al primo posto, senza fermarsi un attimo”.

Ecco, il punto è questo: il sindaco ha capito (e lo ha scritto) che in emergenza non esiste “l’amministrazione” come entità astratta. Esistono persone. Esistono turni. Esistono chiamate, sopralluoghi, transenne, deviazioni, interventi in case e scantinati, verifiche nelle scuole, controlli nei punti critici. E

Chi sta sul pezzo:

La Protezione Civile sotto il maltempo (Foto via Imagoeconomica)

Esiste il COC che non è una sigla da delibera: è una cabina di regia vera, dove si incrociano informazioni, si decide dove mandare uomini e mezzi, si tiene il filo di una città che altrimenti si spezza in cento emergenze diverse.

E dentro quel filo ci sono loro, sempre loro: la Polizia Locale che presidia, chiude strade, devia traffico, fa da cerniera tra sicurezza e quotidianità; la Protezione Civile che entra dove serve, che segnala, che supporta, che spesso arriva quando gli altri stanno ancora “capendo”; i Vigili del Fuoco che sono la linea rossa tra “difficoltà” e “pericolo”, quelli che quando si alza l’acqua non fanno commenti ma fanno scale, pompe, interventi; le forze dell’ordine e l’Arma dei Carabinieri che garantiscono presidio e coordinamento e tengono la calma dove la calma è la prima cosa che se ne va.

La seconda parte del messaggio è stata altrettanto importante, e anche quella è comunicazione fatta bene: verifiche effettuate, criticità risolte, scuole e territorio controllati, nessun grave problema emerso, ripartenza possibile con monitoraggio continuo. Non slogan: rendicontazione. Non polemica: responsabilità.

Il tono sobrio

Ginevra Bianchini

E Intanto, mentre Bianchini allude – senza nominarla – alla Polizia Locale, Querqui sceglie l’altra strada: ringrazia tutte le forze dell’ordine, Polizia Locale compresa, senza entrare nella polemica

Ed è qui che, piaccia o no, Querqui ha fatto una cosa non scontata. Perché nel clima politico di oggi – dove l’istinto è rispondere colpo su colpo, possibilmente in maiuscolo – scegliere la strada del ringraziamento istituzionale e della ricostruzione operativa è quasi una provocazione gentile. È dire: “Prima mettiamo ordine nell’emergenza, poi – semmai – discuteremo del resto”. E non pochi l’hanno letta così: un tono elegante, sobrio, che non alza la temperatura mentre la città è ancora bagnata.

Poi sì: la politica deve discutere di manutenzione. Deve farlo senza propaganda e senza amnesia: caditoie, verde, canali di scolo, programmazione, controlli. Ma soprattutto deve guardare più in alto (e più lontano). Questi episodi – che colpiscono Ceccano e la provincia – non possono essere letti come “sfortuna” e basta. Sono anche il promemoria più concreto dei cambiamenti climatici: eventi più intensi, più rapidi, più difficili da prevedere e gestire.

Responsabilità diffusa

E allora la riflessione diventa tripla: clima, manutenzione, scelte urbanistiche. Perché se l’acqua trova sempre la stessa strada, vuol dire che quella strada gliel’abbiamo disegnata noi? Con gli anni, con le abitudini, con i rinvii. E forse anche con qualche scelta urbanistica che negli anni passati andava affrontata in maniera più adeguata: non per cercare un colpevole a posteriori, ma per capire dove si è costruito, come si è drenato, cosa si è trascurato e cosa, semplicemente, non si è previsto.

I social passano. La pioggia torna. E ogni volta ci ricorda che l’unico “like” che conta, in certe ore, è quello della realtà.