In Aula l’opposizione esce e alza il cartello: “Stop illazioni, servono capitoli e cifre”. Piroli replica secca: “Maleducazione istituzionale”. Poi via alla maratona su programmazione, DUP e bilancio di previsione, con Querqui che ringrazia pubblicamente Righini.
In politica, a volte, l’ingresso in scena non lo fa chi prende la parola. Lo fa chi non si presenta. Il Consiglio comunale del 12 gennaio si è aperto così: tre sedie vuote, tre assenze che pesavano più di un intervento. Ugo Di Pofi, Ginevra Bianchini e Alessia Macciomei non hanno partecipato alla seduta sul Bilancio, come avevano annunciato con un comunicato che non lasciava spazio ai fraintendimenti: basta allusioni, vogliamo numeri; basta mischiare inchieste e conti; diteci capitoli, importi, atti.
Non è stata un’assenza “tecnica”. È stata una scelta politica. Un lavoro di strategia e di regia, costruito e coordinato – dietro le quinte – dal Coordinatore cittadino di FdI Rino Liburdi, che ha seguito passo passo la linea dell’Aventino.
Il comunicato che apre la seduta (anche da fuori dall’Aula)

La loro posizione è stata messa in chiaro prima ancora che si aprisse il microfono: secondo i tre Consiglieri, la maggioranza avrebbe alimentato l’idea di un Comune in “condizioni finanziarie particolarmente gravi”. E avrebbe usato, nel racconto pubblico, le vicende giudiziarie come cornice per giustificare presunte difficoltà economiche.
La tesi del comunicato è netta: è fuorviante collegare bilancio e inchiesta, perché – sostengono – le condizioni finanziarie di Ceccano non sarebbero diverse da quelle di molti altri enti locali, e le responsabilità giudiziarie sarebbero individuali, non generalizzate. Più semplice? Le casse comunali non sono affatto malate ma anzi sono in piena fase di risanamento avviato dalla scorsa amministrazione. L’inchiesta che ha colpito il sindaco di centrodestra? Quei reati, se accertati da un processo, riguarderanno eventualmente lui ma non la sua ex amministrazione.

Da qui la richiesta rimasta – dicono loro – senza risposta: se si parla di “ammanchi”, si indichino capitoli, importi e atti. E soprattutto si smetta con le allusioni, comprese quelle più pesanti, come l’immagine delle tangenti “sotto le mattonelle”, giudicata dagli assenti un modo per colpire anche chi non c’entra nulla.
La conclusione della nota è coerente con la scelta: non partecipare alla seduta del bilancio, “finché non si chiarisce” e finché non si torna ai numeri. E promettono battaglia “dentro e fuori” dal Consiglio.
Il bilancio: la prova del nove (e il voto che rende tutto reale)
Il Consiglio sul Bilancio è il Consiglio più importante dell’anno perché lì la politica smette di essere intenzione e diventa scelta concreta: dentro quei documenti ci sono le priorità vere, cioè cosa si finanzia, cosa si rinvia, cosa si taglia e cosa si promette senza copertura.

Il DUP (Documento Unico di Programmazione) è la bussola: definisce la rotta dell’ente, mette insieme obiettivi, strategie e limiti, e traduce la “visione” in un percorso credibile dentro i vincoli di legge e di cassa.
Il Bilancio di previsione, invece, è il momento della verità: è l’atto contabile che assegna risorse e spese per il triennio, certifica gli equilibri, stabilisce quanta libertà reale ha il Comune e quanta ne ha solo a parole. In breve: con il DUP scegli dove vuoi andare, con il bilancio decidi se ci puoi arrivare davvero.
Mancanza di rispetto. Maleducazione istituzionale”
A dare il via ai lavori è stata la presidente del Consiglio comunale, Emanuela Piroli. E non ha perso tempo con i giri larghi. Ha definito quel comportamento una mancanza di rispetto verso i cittadini, arrivando a chiamarlo per nome: “maleducazione istituzionale”. Un attacco diretto, senza zucchero. Di quelli che segnano il tono della giornata: oggi non si fa finta di niente. Oggi si mette agli atti anche la temperatura politica.

Si passa al primo punto, formalità sulla carta. Poi via al secondo e si sale sul ring. Perché Giulio Conti, prima di entrare nel merito, attacca frontalmente la minoranza assente: parole dure, un cartellino rosso morale. Essere assenti in un Consiglio così, per lui, è una vergogna.
E non si limita a questo. Nella sua ricostruzione infila più di una frecciatina anche verso due esponenti dell’opposizione senza nominarli, ma facendoli capire benissimo: quei messaggi che in Aula non hanno bisogno di targhe, perché tutti sanno a chi sono destinati. Il classico stile da Consiglio comunale: non faccio il nome, ma lo sentono anche i muri. I bersagli sono chiari: Giancarlo Santucci e Pasquale Bronzi.
L’agenda dei numeri: lavori pubblici e metodo
Il Consiglio era “di bilancio” in senso pieno: lo diceva anche l’Ordine del Giorno, tutto costruito su programmazione e conti. E infatti si entra nel cuore con il Programma triennale dei lavori pubblici e degli acquisti: la mappa delle opere e delle spese che, in un Comune in equilibrio controllato, non è mai solo una lista. È la fotografia di cosa puoi permetterti e cosa no.

Ed è proprio qui che Fabio Giovannone prova a piantare il paletto sul metodo: chiede perché alcuni passaggi – come il bando vinto da circa 500mila euro – non siano transitati in Commissione, e soprattutto domanda quale criterio sia stato scelto per individuare le strade da rifare. Tradotto: non basta dire “facciamo”, bisogna spiegare come si decide e chi decide.
Poi il passaggio tecnico sulle aree e i fabbricati da destinare a residenza e attività produttive: un punto che sembra burocratico ma che, in realtà, è sempre una domanda politica: dove cresce la città? e come?
Il terzo punto e il “dibattito a due”
Sul terzo punto prende la parola il consigliere socialista Emiliano Di Pofi: preciso, ordinato, puntuale. E qui succede una scena quasi da teatro civile: in Aula l’opposizione è ridotta ai minimi termini e Manuela Maliziola – rimasta presente – incalza con domande legittime, puntuali.

Ne nasce uno scambio serrato, anche con qualche battuta. E a un certo punto Di Pofi, scherzando, la dice come la pensavano in molti: “è stato un dibattito a due, purtroppo”. Però è proprio quel “purtroppo” ad aver fatto suonare bene la scena: perché il confronto c’è stato, ed è stato costruttivo. Tanto che dalla maggioranza arrivano anche complimenti pubblici alla Maliziola: per la presenza, per il merito, per un’opposizione che almeno prova a stare dentro i binari istituzionali.
Consulenze e incarichi: astensioni e silenzi
Si va avanti col quarto punto, incarichi e consulenze: discussione più tecnica, e una costante politica che diventa la colonna sonora della mattinata: l’astensione della minoranza presente. Prima con un’Aula ancora “completa” (per modo di dire), poi sempre più con la sola Maliziola a reggere il ruolo. Perché nel frattempo si muovono le sedie anche dall’altra parte.

Sul quinto punto – piano delle alienazioni e valorizzazioni immobiliari – interviene l’assessore Alessandro Ciotoli. E qui la Maliziola fa quello che un’opposizione dovrebbe fare sempre: chiede chiarimenti, entra nel merito, mette un punto su una percezione concreta. Secondo lei, alcuni prezzi indicati per fabbricati e beni risultano esagerati.
La risposta arriva dritta dall’assessore: apertura al tema, promessa di maggiore controllo e attenzione. Un confronto vero. Ma proprio durante questo punto accade l’altro fatto politico della giornata: Giovannone e Aversa si alzano e vanno via. Da quel momento, l’opposizione in Aula è praticamente una sola: Manuela Maliziola.
DUP: la bussola della città
Poi arriva il doppio finale. Quello vero. DUP e bilancio di previsione. Il Documento Unico di Programmazione (DUP) è la bussola: traduce la visione in obiettivi, incastra priorità e risorse, mette nero su bianco la rotta prima ancora dei numeri. È la politica che prova a diventare amministrazione senza scivolare nel libro dei sogni.

E qui, senza contraddittorio pieno, parlano in tanti. Mariano Cavese fa i complimenti alla Maliziola, afferma che il DUP è ben fatto e critica l’opposizione assente. Intervengono anche Maura e Cristina Micheli: la Micheli affonda il colpo sulle scelte sbagliate del passato sul turismo, rivendicando la necessità di cambiare metodo.
La Maliziola insiste soprattutto sul capitolo ambiente, chiedendo quali azioni concrete si intendano mettere in campo. E dalla maggioranza arriva una risposta che non gira intorno al problema: si ammettono criticità pesanti, si ricorda che Ceccano è oggi la città più inquinata del Lazio, e si assicura che si proverà a intervenire con misure e interventi mirati.
La questione dell’assistenza
Poi, con quella precisione che allunga i tempi e irrigidisce le scalette, prendono la parola anche gli assessori Francesca Ciotoli e Mariangela De Santis. La De Santis respinge le accuse finite nei giorni scorsi sull’assistenza domiciliare: lo fa con determinazione, ma il punto politico resta lì, evidente: senza contraddittorio, in Aula si rischia sempre di “cantarsela e suonarsela”. La Maliziola prova a infilare qualche domanda, sempre costruttiva, ma il peso numerico e politico non è lo stesso. (Leggi qui: Se la sinistra fa cassa sulla fragilità: il “conto” dell’assistenza domiciliare. E qui: Fragilità, ISEE e politica: a Ceccano la risposta che sposta il confronto).

E proprio all’inizio di questo punto, il sindaco Andrea Querqui fa un gesto che ha fatto alzare più di un sopracciglio: ringrazia pubblicamente l’assessore regionale al Bilancio Giancarlo Righini per l’aiuto sui fondi legati ad ATER. Un ringraziamento netto, senza formule di circostanza. E non è una scena da tutti i giorni: un sindaco progressista che riconosce apertamente i meriti di un esponente di peso di Fratelli d’Italia. Onestà intellettuale, e anche un modo per dire: quando arrivano risultati utili, si riconoscono.
Bilancio di previsione: il voto che rende tutto reale
Infine, il punto che rende tutto vero o tutto inutile: il bilancio di previsione 2026–2028, con nota integrativa e indicatori. È l’atto che decide cosa si fa, cosa si rinvia, cosa si può sostenere e cosa resta uno slogan. In Aula era presente anche il presidente del Collegio dei revisori dei conti, Cappatozzi, che ha espresso parere favorevole. Poi si va al voto, con la minoranza ridotta e sempre su una linea di astensione da parte dei presenti.

Il Consiglio, senza contraddittorio pieno, dura comunque oltre cinque ore. E viene quasi naturale la battuta, in stile Ceccano: figurarsi se ci fosse stata anche l’opposizione al completo, con repliche e controrepliche. Altro che streaming: serviva l’intervallo.
Una politica che parla anche con le sedie
Alla fine, il bilancio passa. Il DUP passa. Gli atti di programmazione scorrono. Ma resta la fotografia politica del giorno: un Consiglio aperto con le sedie vuote, un’Aula dove l’opposizione si spegne per scelta e per abbandono, e una maggioranza che discute per ore quasi da sola, con una sola voce dall’altra parte a fare domande.

E resta anche la sostanza del comunicato degli assenti: la richiesta di “capitoli e numeri”, la contestazione delle allusioni, la pretesa di distinguere contabilità e vicende giudiziarie. È una linea dura, di rottura. E come tutte le linee dure, produce un effetto collaterale immediato: lascia la città con un Consiglio sul bilancio raccontato più dall’assenza che dalla presenza.
In mezzo, come sempre, Ceccano: che chiede meno teatro e più sostanza. Anche perché sul bilancio – al netto delle parole grosse – l’unica cosa che conta davvero è questa: chi paga, quanto paga, e cosa ottiene in cambio.



