Ceccano, il giorno della verità è il 18 febbraio: si decide sulla Good Lobby

Il gup esaminerà l’inchiesta “The good lobby” su appalti Pnrr e corruzione. Ventotto indagati, un ex sindaco arrestato, lavori pilotati e un Comune travolto da un’inchiesta che ha cambiato la storia recente della città.

Ceccano torna in tribunale il 18 febbraio, data cerchiata in rosso sul calendario giudiziario e politico della città. Quel giorno il gup Fiammetta Palmieri passerà al setaccio indizi e fonti di prova raccolti dalla Procura Europea nell’inchiesta dal nome seducente e dal contenuto esplosivo: “The good lobby”.

È la storia che il 24 ottobre 2024 ha fatto saltare il banco, con l’arresto dell’allora sindaco Roberto Caligiore (FdI) e un effetto domino che ha portato alle dimissioni dell’amministrazione di centrodestra ed al ritorno alle urne. Da quel giorno Ceccano non è più stata la stessa.

L’udienza preliminare

Il Palazzo di Giustizia di Frosinone

Ora si entra nel merito. Ventotto indagati, più una società, la cooperativa “Antea produzione e lavoro”. L’ipotesi investigativa è quella di un sistema di corruzione strutturato, pensato per pilotare appalti comunali finanziati con fondi Pnrr. Un mosaico che la Procura Europea ha composto attraverso il lavoro congiunto del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato e della Squadra Mobile di Frosinone.

I reati contestati, a vario titolo, sono pesanti: associazione a delinquere, sette episodi di corruzione aggravata dal conferimento di contratti Pnrr, riciclaggio ed emissione di false fatture.

L’arresto e le misure cautelari

Il caso esplode all’alba di quel 24 ottobre 2024. Il sindaco Roberto Caligiore viene arrestato al termine di una lunga attività investigativa. Gli indizi raccolti convincono il Gip Ida Logoluso, che firma dieci provvedimenti di arresti domiciliari e tre divieti di esercizio della professione. In totale, gli indagati sono trenta. Con il sindaco finiscono sotto inchiesta due geometri comunali, tre ingegneri, due architetti, due commercialisti, un avvocato e due imprenditori. Da subito emerge un dato: nessun altro amministratore oltre lui.

È già un primo importante dato investigativo: le indagini hanno scavato per mesi nelle attività di consiglieri ed assessori, nelle loro vite e nei loro conti. Ma nessuno viene indagato con Caligiore. Nei mesi successivi verrà iscritto il solo nome dell’allora assessore all’Ambiente Riccardo Del Brocco: ma non per ipotesi di corruzione o di appropriazione. Per lui si ipotizza che abbia messo in guardia il personale comunale, avvisandolo dell’inchiesta. L’ipotesi è violazione del segreto.

Nessun altro oltre Caligiore. Eppure i fatti contestati coprono un arco temporale che va dal giugno 2020 fino al 24 ottobre 2024, giorno degli arresti.

Gli appalti sotto la lente

(Foto © Elia Campanella)

Nel mirino finiscono appalti per circa 5 milioni di euro. Tra questi, la riqualificazione del centro storico (666.500 euro), la messa in sicurezza e la riduzione del rischio sismico della scuola elementare di Borgo Berardi (440mila euro), il restauro del Castello dei Conti (1,386 milioni). Tutti affidamenti assegnati con procedura negoziata senza previa pubblicazione del bando, una modalità che l’amministrazione aveva giustificato in Consiglio comunale richiamando il decreto Sblocca Cantieri.

Particolare attenzione viene riservata all’appalto per i servizi di accoglienza integrata di richiedenti asilo e rifugiati. Tra il 2021 e il 2023 la cooperativa aggiudicataria incassa 1,5 milioni di euro. Nel solo 2022, secondo l’accusa, affida lavori di pulizia per 60mila euro a una delle società ritenute parte dell’associazione per delinquere.

Il sistema “tangente–fattura”

Foto © Carlo Carino / Imagoeconomica

Gli investigatori del Servizio Centrale Operativo ricostruiscono quello che definiscono il meccanismo “tangente–fattura”. Il perno, secondo l’accusa, è lo stesso Caligiore insieme al responsabile dell’Ufficio Pnrr. Attraverso di loro, gli appalti vengono indirizzati verso ditte ritenute compiacenti.

Le imprese beneficiarie affidano poi lavori secondari – come le pulizie – a società che, per gli inquirenti, esistono solo sulla carta. I lavori non vengono eseguiti, ma le fatture sì. Il denaro incassato viene in parte trattenuto e in parte trasformato in contanti, quindi distribuito come tangente. La Sezione Indagini Patrimoniali dello Sco ricostruisce ogni passaggio: assegni, bonifici, movimenti di denaro. Un lavoro minuzioso. Durante le perquisizioni, nell’ufficio del sindaco vengono trovati 18mila euro in contanti. In altre due abitazioni riconducibili ad indagati, la polizia sequestra 110mila e 25mila euro.

L’associazione per delinquere

Il municipio di Ceccano

Secondo la Procura, l’associazione per delinquere è composta da nove persone. Tra i promotori figurerebbero Caligiore, Stefano Anniballi, descritto come un “faccendiere”, e l’ingegnere Stefano Polsinelli, ritenuto assegnatario diretto o indiretto di progettazioni ed esecuzioni di lavori. Gli altri presunti componenti sono Gennaro Tramontano, Pierfrancesco Anniballi, Elena Papetti, Frank Ruggiero, Camillo Ciotoli e Diego Aureli.

Tramontano avrebbe messo a disposizione “società cartiere” per il sistema delle false fatture. Pierfrancesco Anniballi avrebbe svolto il ruolo di collegamento operativo. Gli altri erano inseriti nel settore Lavori pubblici-Ambiente del Comune. Le intercettazioni raccontano un clima disinvolto.

Roberto Caligiore

Secondo l’accusa, le tangenti vengono spartite anche negli uffici comunali. In un episodio ricostruito dagli investigatori, un imprenditore avrebbe consegnato ad uno dei dipendenti comunali indagati una cartellina rossa con almeno 14mila euro, promettendone altri 10mila. Denaro che viene portato in municipio dal dipendente e diviso lo stesso giorno con il sindaco.

Nel motivare le esigenze cautelari, il gip Logoluso descrive Caligiore come una persona «avida», «autoritaria» con i funzionari anche per la sua formazione militare. E «spregiudicata» nel portare avanti i presunti affari illeciti pur sapendo di essere indagato.

I soldi da nascondere

Emblematico un episodio del luglio 2023. Caligiore apprende che Tramontano ha subito una perquisizione della Guardia di Finanza. Parlando con Elena Papetti si mostra preoccupato per una somma di contanti detenuta in casa, di cui non saprebbe giustificare la provenienza. I due – stando alla ricostruzione dell’Accusa – concordano di nasconderla murandola nell’abitazione in ristrutturazione di una parente della donna.

Sempre nello stesso periodo, il sindaco scopre una microspia nella sua auto. La reazione, annota il gip, non è interrompere i comportamenti illeciti, ma far bonificare gli uffici comunali. Nemmeno allora, scrive il giudice, l’attività corruttiva si sarebbe fermata. Per questo ritiene che «Il rischio di reiterazione del reato è concreto ed elevatissimo – mette nero su bianco il gip –. Non vi è mai, nelle conversazioni captate, alcun segno di scrupolo o di resipiscenza, nessun rigurgito di coscienza riguardo lo sfruttamento quotidiano della carica pubblica».

Il passaggio decisivo

Foto: Saverio De Giglio © Imagoeconomica

Il 31 ottobre il Procuratore Europeo ha chiesto il rinvio a giudizio per Caligiore e per tutti gli altri indagati. Il 18 febbraio il gup dovrà decidere se questo impianto accusatorio regge abbastanza da diventare un processo per l’ex sindaco Roberto Caligiore e per Pierfrancesco e Stefano Anniballi Antonio Annunziata, Diego Aureli, Sabina Bonifazi, Loredana Capasso, Matteo Capuani, Patrizia Criscuolo, Vincenzo D’Onofrio, Riccardo Del Brocco, Massimo Del Carmine, Emanuele Gentile, Salvatore Guido, Lucio Maione, Franco Marcoccia, Raffaele Merolla, Giulio Morelli, Elena Papetti, Antonio Puppo, Maurizio Puzzuoli, Massimo e Danilo Rinaldi, Alberto Roncone, Frank Ruggiero, Luigi Schiavo, Gennaro Tramontano e Franca Maria Turchetta. Oltre alle persone fisiche, tra gli indagati c’è la cooperativa “Antea produzione e lavoro”..

Per Ceccano non è solo un passaggio giudiziario. È una resa dei conti con il proprio recente passato. Per dire finalmente se c’era o non un sindaco corrotto. E soprattutto se c’era o non c’era un’amministrazione che lo supportava. (Leggi qui: Ceccano, il Consiglio del bilancio con le sedie vuote).