Ceccano, il “No” fa territorio: numeri, sezioni e un segnale politico che pesa

A Ceccano il “No” supera il 55% e in alcune sezioni vola oltre il 65%, trasformando il referendum in un segnale politico chiaro. Il dato rafforza la maggioranza di centrosinistra guidata da Andrea Querqui e rilancia il ruolo di figure come Emanuela Piroli. Ma il risultato non resta locale: si intreccia con gli equilibri provinciali e apre il confronto sulle future candidature, tra Ceccano e Cassino.

Il referendum, a Ceccano, non è passato come una consultazione qualsiasi. È diventato un termometro politico. Perché il “No” ha chiuso al 55,41% e perché – dicono i dati sezione per sezione – in alcuni punti della città si è andati ben oltre, sfiorando e superando quota 65%. Tradotto: non è stato un voto “tiepido”, non è stata una somma di malumori casuali. È stata una scelta riconoscibile, leggibile, perfino mappabile.

E il dato assume un peso politico ancora più evidente se si considera che, all’interno della maggioranza che sostiene Andrea Querqui, non tutti si erano mossi nella stessa direzione: il Partito Socialista Italiano, infatti, si era schierato per il “Sì”. Nonostante questo, la città ha espresso in maniera netta un orientamento diverso, confermando come il risultato finale abbia superato anche gli stessi confini politici della coalizione di governo. (Leggi qui: Referendum, due mappe e un solo risultato: Si nelle province ma Roma decide No).

Il dato assume ancora più valore se lo si guarda dentro la provincia: Ceccano e Cassino sono i due “grandi” Comuni del territorio in cui governa un centrosinistra pieno, con una maggioranza che si regge su un equilibrio politico vero (non su un incastro tecnico). E allora quel 55,41% non diventa “solo” un risultato referendario: diventa un messaggio sullo stato di salute di una coalizione, sulla sua capacità di mobilitare, sul suo livello di tenuta.

Piroli prende la palla al balzo

Emanuela Piroli

Il primo commento politico, non a caso, arriva dalla presidente del Consiglio comunale Emanuela Piroli, che rivendica subito la lettura: Ceccano è la città con il dato più alto tra quelle sopra i 15 mila abitanti in provincia, e quel “No” viene presentato come una conferma di forza, unità, capacità di tenere insieme pezzi diversi – partiti, forze civiche, mondo sindacale e comitati. Una mossa rapida e comprensibile: quando la politica vede un risultato, prova a trasformarlo in “bandiera”.

Piroli, del resto, non è una figura neutra dentro al Pd ceccanese: è presidente dell’Aula, è tornata da protagonista nel Partito e alle Comunali ha raccolto quasi 500 preferenze, con un profilo ormai agganciato anche a dinamiche regionali.

Ruspandini: la rivendicazione locale

Massimo Ruspandini

Ruspandini prova a mettere ordine nel dopo-referendum con due messaggi che stanno insieme come i due lati della stessa moneta: da un lato riconosce la partecipazione (“hanno votato in tantissimi”) e ribadisce la regola d’oro (“la volontà popolare va accettata sempre”, “in democrazia chi vince ha ragione”); dall’altro rivendica il dato politico che gli interessa davvero, cioè che la Ciociaria non si sarebbe “accodata” alla maggioranza nazionale e che, anzi, qui il Sì avrebbe “vinto largamente”, trasformando il risultato locale in una bandiera di partito. 

È un modo elegante per dire: abbiamo perso (o comunque prendiamo atto del verdetto) ma la filiera resta in piedi, il governo Meloni va avanti “nel rispetto del programma” e, soprattutto, in provincia la macchina di Fratelli d’Italia funziona ed è riconoscibile. In controluce, il sottotesto è chiaro: non è solo cronaca di urne, è anche un’autocertificazione di leadership territoriale — Ruspandini si prende la responsabilità della sconfitta nazionale “con serenità”, ma nello stesso tempo si intesta il “grande lavoro” del Partito in Ciociaria, quasi a dire che qui la direzione di marcia l’ha dettata lui.

Referendum non è elezione (ma lascia tracce)

Foto: Marco Cremonesi © Imagoeconomica

Certo: un referendum non è una un’elezione Politica. Qui non si elegge nessuno, non si costruisce un Consiglio, non si forma una maggioranza e il risultato può essere letto anche come un segnale che, in questa fase, rafforza indirettamente la linea nazionale del Pd (e quindi anche la leadership di Elly Schlein), pur sapendo che la traduzione automatica “referendum = consenso” è una scorciatoia che spesso tradisce.

Eppure, come sempre, la politica locale sente l’odore del futuro prima ancora del presente. Nei ragionamenti che girano nell’area dem provinciale, un’idea prende quota: se i due Comuni simbolo sono Cassino e Ceccano, prima o poi la partita delle candidature “pesanti” passerà da lì. 

Cassino ha il sindaco Enzo Salera, uno che difficilmente rinuncia a rivendicare risultati e ruolo; e ha anche la presidente del Consiglio Barbara Di Rollo, che fece un bel risultato alle elezioni Regionali del 2018 ha fatto un ottimo risultato e può legittimamente rivendicare spazio e prospettiva. Ceccano, dall’altra parte, ha il sindaco Andrea Querqui – già “misurato” sul campo alle scorse regioanli– e la presidente del Consiglio Emanuela Piroli, che con l’uscita “a caldo” ha mandato un segnale semplice: nel Pd lei c’è.

La partita allo specchio

Andrea Querqui e Francesco Ruggiero

Qui la partita diventa quasi speculare: due città, due coppie politiche, due filiere di consenso. E il Pd provinciale dovrà decidere se puntare su una di queste figure, costruendo una candidatura in posizione davvero eleggibile da Cassino, da Ceccano, o magari da entrambe, perché – inutile negarlo – oggi sono le due città con un centrosinistra “puro” su cui il Partito è costretto a fare riferimento. 

La scelta, poi, è anche un’altra: andare sul sicuro con nomi già consolidati, oppure investire su una figura da far crescere (sempre dentro una delle due città) e usarla per trascinare il Partito Democratico, che in questo momento – soprattutto a livello provinciale – ha bisogno di una spinta vera.

Perché i numeri, a Ceccano e Cassino, oggi dicono due cose insieme: che le maggioranze tengono e che, quando la sinistra riesce a presentarsi unita su un tema “alto”, può vincere. Il resto – candidature, ambizioni, scelte regionali – arriverà dopo. Ma i segnali, come spesso succede, sono già partiti.

(Foto di copertina © DepositPhotos.com).