Querqui replica a Di Pofi sull'asilo di Maiura: corregge la cifra del finanziamento perso e ricostruisce, atto per atto, come l'inchiesta sugli appalti abbia bloccato il progetto di Vigne Vecchie prima ancora del suo insediamento.
Diciassette date, dal 31 marzo 2025 al 31 agosto scorso. È con questo elenco, e non con un aggettivo, che il sindaco di Ceccano Andrea Querqui ha deciso di rispondere all’accusa più pesante mossa dall’opposizione sull’asilo di Maiura. Giorni segnati su un calendario per dire ecco cosa è successo. E quando (Leggi qui l’antefatto: L’asilo resta sulla carta, l’opposizione apre il fronte).
Querqui parte da un dato aritmetico, prima ancora che politico. Di Pofi aveva parlato di un finanziamento perso da 2,5 milioni di euro legato all’asilo. Per il sindaco è «un primo errore grossolano»: la cifra realmente in gioco, sostiene, è di poco inferiore al milione di euro. Se sia o meno una sfumatura dipende dal lato della barricata dal quale la si legge: la differenza tra le due somme è più del doppio. Ed è proprio su questo scarto che Querqui costruisce l’impianto della sua difesa, accusando l’opposizione di «diffondere notizie false» sulla delibera del 27 agosto con cui la Giunta ha approvato il progetto esecutivo dell’asilo Badia-Maiura.
Un cronoprogramma come alibi, o come prova

Segue la parte più corposa della replica, quella che il sindaco costruisce non con aggettivi ma con protocolli. Il Comune partecipa al bando il 31 marzo 2025, quando a Ceccano governa ancora il commissario prefettizio, insediato dopo la caduta della precedente amministrazione di centrodestra. Querqui si insedia solo con la vittoria elettorale del 26 maggio 2025. L’atto di concessione del finanziamento arriva il 14 ottobre 2025, seguito dalla convenzione con il ministero dell’Istruzione e del Merito; il 24 novembre viene aggiornato il programma triennale dei lavori pubblici, il 12 gennaio 2026 si approvano il Documento unico di programmazione e il Bilancio di Previsione, il 29 gennaio 2026 parte l’incarico di progettazione.
Da lì la macchina amministrativa procede per passaggi tecnici: il Piano di Fattibilità tecnico-economica arriva il 24 febbraio, la validazione del Responsabile unico del procedimento il 16 marzo, l’approvazione in Giunta c’è «il primo giorno utile» sottolinea Querqui e cioè il 17 marzo. Il progetto esecutivo arriva il 16 aprile e con esso parte una verifica antisismica affidata il 27 maggio a un professionista esterno, che chiede un’integrazione ricevuta il 7 luglio e giudicata idonea il 9 dello stesso mese.
Il 31 agosto, entro la scadenza formale del PNRR, il Comune invia al ministero una richiesta di proroga. «Questa verifica ha richiesto del tempo», spiega il sindaco, «ovviamente necessario perché non potevamo sorvolare un aspetto così importante come quello della sicurezza».
L’ombra dell’inchiesta su Vigne Vecchie

Ma è sull’altro fronte, quello del progetto di Vigne Vecchie, che la replica di Querqui cambia registro e chiama in causa una storia più vecchia e più pesante. Il candidato sindaco di centrodestra Ugo Di Pofi, suo avversario elettorale sostenuto dall’ex assessore Riccardo Del Brocco, attribuisce all’amministrazione Querqui la responsabilità della restituzione del finanziamento per l’asilo in quella zona. Il sindaco rimanda al mittente, e invita a rileggere la delibera del commissario n. 48 del 17 marzo 2025. Cosa c’è scritto?
La gara d’affidamento dei lavori, ricorda, era stata avviata fin dal 15 ottobre 2024 e si sarebbe dovuta concludere il successivo 24 ottobre, «se non fosse scoppiata la nota inchiesta giudiziaria per tangenti negli appalti», riferita al fascicolo noto come The Good Lobby.
È l’ex commissario, stando alla ricostruzione di Querqui, a chiedere una proroga al ministero dopo lo scoppio dell’inchiesta e a non ottenerla, trovandosi così costretto a rinunciare al milione di euro perché impossibilitato a rispettare il cronoprogramma. Un fatto (se confermato dagli atti richiamati) accaduto prima dell’insediamento della nuova giunta, e non dopo. Alla definizione di Di Pofi, che ha parlato di «una scelta politica», Querqui risponde secco: «La delibera la fa il commissario. Non è una nostra decisione».
Due fronti minori, la stessa cornice

La replica del sindaco allarga poi lo sguardo ad altri due dossier, entrambi riportati alla stessa cornice: i cantieri di Ceccano condizionati dall’inchiesta sugli appalti.
Sul Castello dei Conti, Querqui ricorda che è stato nominato un nuovo direttore dei lavori, atteso a breve con una relazione: «se dovesse confermare che per la chiusura dei lavori basterà poco tempo, saremo i più felici di tutti». Sul fronte del Decreto Crescita, richiamato da Del Brocco, il sindaco spiega che l’amministrazione ha dovuto revocare l’affidamento alla ditta appaltatrice dei lavori nelle scuole Mastrogiacomo e Maiura, coinvolta nella medesima inchiesta. Ed ha dovuto chiedere una proroga dei termini «per i noti fatti».
La conclusione, per Querqui, è che l’opposizione da un lato inviti a non tirare più in ballo la vicenda giudiziaria e dall’altro continui a parlare «di atti e procedure compromessi da quell’inchiesta».
De Santis: «Non è tigna, è sostenibilità»

Anche il vicesindaco Mariangela De Santis sceglie Facebook per mettere un altro capitolo nella ormai lunga storia dell’asilo nido di Facciabate. Lo fa rispondendo alle critiche dell’ex assessore Riccardo Del Brocco e dell’opposizione.
Il punto della vicesindaca è semplice: non si tratta di essere contrari al nido, ma di capire se abbia senso economicamente attivare una struttura per appena 13 bambini, peraltro giudicata decentrata e con spazi solo parzialmente adeguati.
La prospettiva dell’amministrazione sarebbe invece, come dichiarato anche dal Sindaco, quella di integrare Facciabate in un progetto più ampio, vicino ai 50 utenti, facendo valere quelle economie di scala che trasformano un servizio possibile in un servizio sostenibile.
De Santis ricorda inoltre che sulla struttura, durante la precedente consiliatura, sono stati spesi circa 147mila euro tra manutenzione e arredi. E per mostrare quale sia secondo lei il termine di paragone, accosta le immagini di Facciabate a quelle del nido recentemente inaugurato a Villa Santo Stefano. Insomma: la vicesindaca respinge l’accusa di avere tenuto chiuso il nido «per tigna» e prova a spostare la discussione dalla polemica politica ai numeri. Un dossier che, del resto, da tempo divide maggioranza e opposizione proprio sulla sostenibilità e sulla collocazione del servizio.
Del Brocco e Sodani riaprono il dossier

Sotto quel post il passato amministrativo di Ceccano torna immediatamente a bussare Riccardo Del Brocco e non lascia cadere il riferimento a Villa Santo Stefano: contesta il paragone e soprattutto ribalta l’aritmetica della vicesindaca. Il suo ragionamento è quasi uno slogan: 13 è comunque maggiore di zero.
Se una struttura era pronta, sostiene, lasciarla chiusa per due anni significa inevitabilmente vederla deteriorarsi; quei tredici posti, pochi o tanti che fossero, avrebbero comunque rappresentato un servizio per altrettante famiglie.
Ma il colpo ai fianchi è quello sui tempi. Scrive Del Brocco: «Sul Decreto Crescita, caro sindaco non mi sottraggo. Avete deciso di revocare l’incarico alla ditta. Scelta vostra, anche legittima. Ma invece di farlo con grande calma, quasi un anno, potevate farlo subito. Tempo una settimana, riaffidavate velocemente ad altri, visto che si tratta di cifre sotto soglia e nell’arco di pochissimi giorni i lavori si potevano avviare. Cosa avere invece fatto voi? Perso tempo, tantissimo tempo, revocato, chiesto una proroga che ovviamente non vi avrebbero dato perché non c’era una ragione valida nel metterci 10 mesi quando potevi farlo in 10 giorni ed ecco qua. Soldi persi. Anzi, anche peggio, perché adesso dovrete pagare i progettisti che giustamente fecero il loro lavoro».

Ancora più articolato l’intervento di Simona Sodani, ex delegata alla Pubblica Istruzione, che rivendica il percorso compiuto nella precedente amministrazione: parla di una struttura autorizzata per 14 bambini, del parere positivo della Asl, della possibilità di completare arredi e dettagli al momento dell’apertura e contesta anche l’etichetta di luogo troppo periferico, ricordando parcheggi, verde e possibilità di sviluppare attività di outdoor education.
Poi la stoccata finale: secondo Sodani, le vecchie preoccupazioni sulla rendicontazione sembrerebbero avere lasciato il posto a problemi molto meno difficili da risolvere. È qui che il confronto smette di essere soltanto sull’asilo e diventa politico: De Santis difende la scelta dell’attuale amministrazione; Del Brocco e Sodani, ciascuno a modo proprio, difendono invece il lavoro e le decisioni della precedente.
Una vicenda che riguarda più di un asilo

Resta, sullo sfondo di questo scambio di accuse e correzioni, una domanda che va oltre Ceccano e riguarda il modo in cui le amministrazioni italiane si passano il testimone quando un’inchiesta giudiziaria si inserisce a metà di un cronoprogramma finanziato dall’Europa.
Chi eredita un progetto interrotto da un procedimento penale eredita anche la responsabilità politica di spiegarlo, anche quando la responsabilità amministrativa appartiene a chi lo ha gestito prima. È il terreno su cui Querqui ha scelto di misurarsi punto per punto, opponendo alle accuse un elenco di date invece che un controcomunicato di principio. Se quella ricostruzione regga alla prova degli atti ufficiali e non solo delle dichiarazioni, è la domanda che ora tocca a Di Pofi e Del Brocco affrontare. Con le stesse carte, non con le stesse cifre.



