Ceccano, la centralina che non cambia copione

Mentre Frosinone rivendica il miglioramento dei dati ARPA sul PM10, Ceccano resta la peggiore della provincia anche nella rilevazione estiva. L'opposizione punta il dito sui fondi persi per le caldaie delle scuole, la maggioranza non ha ancora replicato.

A Frosinone i dati ARPA sono diventati un trofeo da esibire. A Ceccano, appena qualche chilometro più a sud, gli stessi identici dati sono un atto d’accusa. La differenza, quest’anno, non la fa la meteorologia: la fa la politica. Nel capoluogo, i report delle centraline dell’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente hanno permesso al Comune di cambiare narrazione sullo smog, a Ceccano gli stessi dati raccontano l’esatto contrario. (Leggi qui: La città dello smog cambia copione: ora i numeri raccontano un’altra storia).

Nella fotografia provvisoria 2026 diffusa dall’Arpa la centralina di Ceccano segna una media di 26 microgrammi per metro cubo di PM10, con 24 superamenti della soglia giornaliera di 50: il valore peggiore tra tutte le centraline della provincia, davanti anche a Cassino (25 di media, 14 superamenti) e ben oltre Frosinone Scalo (21 e 11) e via Mazzini (20 e 3).

L’affondo di Di Stefano

Alessia Macciomei e Gianluca Di Stefano

A leggere per primo questi numeri come un campanello d’allarme è Gianluca Di Stefano di Grande Ceccano, che parla di un primato «anche nella rilevazione estiva» non più solo invernale, quando il riscaldamento domestico aggrava la situazione. 

Di Stefano rivendica per la sua area politica una lettura che definisce «sempre razionale, basata su evidenze scientifiche»: l’unione di più fattori tra la posizione della centralina in una borgata e la conformazione geofisica della zona, aggravato dai camini, dalle stufe a pellet e dalle caldaie private.

Su queste ultime, riconosce, «poco si può incidere». Sulle utenze pubbliche invece sostiene che si potesse e si dovesse fare di più, a partire da dove qualcosa in effetti è stato fatto: l’ammodernamento delle centrali termiche delle scuole cittadine, incluso l’intervento con climatizzatori nelle aule della scuola di via San Francesco.

Il punto dolente, per Di Stefano, riguarda però un capitolo rimasto a metà: le risorse del Decreto Crescita destinate all’ammodernamento degli impianti termici delle scuole di via Maiura e Mastrogiacomo. Quest’ultima, scrive, con «una tecnologia del dopoguerra». Secondo la sua ricostruzione, quell’intervento avrebbe permesso di installare caldaie a condensazione di ultima generazione, abbattendo le emissioni tra il 70% e l’80%, insieme a una campagna di sensibilizzazione nelle scuole sulle buone pratiche domestiche. «Il resto è storia», scrive: i lavori non sono stati più riassegnati, i fondi sono andati persi, la campagna di sensibilizzazione «resterà in un cassetto». Di Stefano annuncia che la capogruppo Alessia Macciomei predisporrà un’interrogazione in Consiglio comunale sul tema.

La replica di Macciomei

È la stessa Macciomei a raccogliere l’assist. Ringrazia Di Stefano per aver posto l’accento sul tema e rincara: «le poche cose che si potevano fare sono state bloccate, con i soldi andati persi», e le vecchie caldaie non saranno sostituite. A suo dire è il primo «risultato certo» dell’amministrazione guidata dal sindaco Andrea Querqui, che ricorda come particolarmente incalzante sul tema quando sedeva tra i banchi dell’opposizione.

Alessia Macciomei

Macciomei annuncia che chiederà la convocazione del delegato all’Ambiente e dello stesso sindaco in Consiglio, per riferire quali iniziative intendano mettere in campo in vista dell’inverno, quando la qualità dell’aria tende storicamente a peggiorare. Chiude con una battuta pungente sul murales «anti-smog» realizzato su una cabina Enel cittadina, definito «di dubbio gusto estetico», e con una promessa: «Sulle questioni ambientali non faremo sconti».