Ceccano, resa dei conti al femminile: tra post, silenzi e ambizioni regionali

A Ceccano l’estate politica si accende con uno scontro tutto al femminile tra Ginevra Bianchini (FdI) e Mariangela De Santis (M5S). Dietro il duello sulle Commissioni consiliari si muovono ambizioni regionali e strategie di lungo corso. Intanto, il PD osserva in silenzio.

Ceccano, luglio rovente. Nelle stanze del potere cittadino tira aria di resa dei conti. Non fatta di urla ma di post ben calibrati e repliche al vetriolo. Tutta al femminile. Perché in scena, questa volta, ci sono due donne: Ginevra Bianchini, capogruppo di Fratelli d’Italia e Mariangela De Santis, vicesindaca con il bollino del Movimento 5 Stelle. Due caratteri forti, due schieramenti agli antipodi. E forse, dicono i bene informati, due nomi che torneranno a incrociarsi più avanti, molto più in alto: alle Regionali del 2028.

Per ora, il ring è la Sala Consiliare.

Lo scontro (soft) sulle Commissioni

Ginevra Bianchini

La miccia l’accende Ginevra Bianchini: “Commissioni assenti, minoranza esclusa”. Tradotto: la maggioranza di centrosinistra guidata dal sindaco Pd Andrea Querqui sta facendo tutto da sola. Nessun confronto, niente Commissioni consiliari a garantire partecipazione e trasparenza. Un’accusa precisa, affilata, costruita sulla base delle regole: sono passati più di venti giorni dall’insediamento, ma le Commissioni non ci sono.

Il colpo arriva secco, e la risposta non si fa attendere. Mariangela De Santis, vicesindaco con il volto mite ma l’argomentazione chirurgica, rilancia: “Apprezzo che oggi si riconosca il valore delle commissioni, proprio da chi fino a ieri le considerava un optional. Il regolamento parla chiaro: verranno costituite alla prossima adunanza utile”. E poi la stoccata: “Chi vanta esperienza amministrativa dovrebbe sapere bene qual è il ruolo della Segretaria comunale, che sarà pienamente operativa solo dal 14 luglio”.

Un botta e risposta elegante ma con le unghie tirate.

L’ombra lunga delle Regionali

Mariangela De Santis

Ma dietro lo scontro tecnico, c’è la politica. E quella vera, come sempre, si scrive tra le righe. Ginevra Bianchini,  dicono i sondaggi interni di FdI, è in pole per la candidatura alle Regionali. È la figura femminile di riferimento per l’area guidata dal deputato Massimo Ruspandini e nel Partito dei meloniani provinciali è una delle poche figure giovani che abbina radicamento e visibilità.

Mariangela De Santis invece è l’alfiere sul quale i Cinque Stelle vogliono scommettere per il grande rilancio. Vicina a Ilaria Fontana, per mesi è stata corteggiata per costruire una lista civica a sostegno della deputata. In campagna elettorale si vociferava di un’alleanza tra la sua squadra e i pentastellati, ma poi vinse la linea simbolo & bandiera. Risultato: i 5 Stelle sono rimasti fuori dal Consiglio comunale ma lei è diventata vicesindaca. E oggi, più che mai, è vista come la leva per riaprire i giochi nel partito stellato.

Due percorsi diversi. Ma con lo stesso obiettivo: la Regione Lazio.

Liburdi all’attacco

Rino Liburdi

A scendere in campo, però, non sono solo le protagoniste del duello rosa. Dalla sponda meloniana, arriva la bordata dell’avvocato Rino Liburdi, presidente del circolo locale di Fratelli d’Italia, che non le manda a dire:

Democrazia, partecipazione, legalità… parole usate per anni in opposizione. Ora che governate, basta un appunto, condiviso persino dalla sinistra di Ceccano a Sinistra, e reagite con arroganza. Citare Caligiore poi… fuori tema! Non è di funzionamento che si parla, ma di istituzione delle commissioni. Cercate di andare oltre. Delegittimare chi vi fa opposizione col passato non vi fa onore. E la Presidente del Consiglio? Totalmente assente nel dialogo con i capigruppo. Altro che nuova stagione: qui manca proprio la base dell’amministrazione.”

Una stoccata secca, precisa, che rompe l’aplomb istituzionale e richiama tutti, maggioranza e opposizione, a un bagno di realtà. E qualcuno, tra i corridoi, bisbiglia: “Fuori tema Caligiore? Non direi… se ogni volta si torna lì, qualcosa vorrà pur dire”.

Il PD resta a guardare (per ora)

Emanuela Piroli con Danilo Grossi

In tutto questo il Partito Democratico resta alla finestra. Osserva, silenzioso, come chi sa che Ceccano sarà una piazza chiave per gli equilibri futuri ma soprattutto per quei voti che  alle Regionali e alle Provinciali possono fare la differenza. E chissà che non si torni a scommettere su qualche ceccanese: esperimento che, storicamente, ha sempre portato bene. Perché Ceccano sarà pure una piazza pazza ma resta una vigna buona, dove quasi tutti si sono sempre messi a correre.

Chi guarda senza dire una parola ma annotando tutto è Emanuela Piroli. L’ex candidata a sindaco cinque anni fa ed attuale Presidente del Consiglio Comunale non alza la voce, non lancia post. Ma, dicono i bene informati, si muove eccome.

C’è chi la vede pronta per le Regionali, chi per le Provinciali, chi la immagina su entrambi i fronti. Altri ancora giurano che un accordo sia già stato scritto. Oppure solo pensato. Ma nel frattempo il PD resta fermo, in attesa di un Congresso che ormai è diventato materia da cremlinologi: talmente lungo, incerto e complesso che c’è chi propone di farlo gestire da Alberto Angela con speciali su Rai Storia in cinque puntate. Si attende, si rinvia, si rimanda. Intanto, la politica si muove da sola. (Leggi qui: Il Pd di Frosinone rompe l’incantesimo: semaforo verde al Congresso).

(Foto: Sara Minelli © Imagoeconomica)

E alla fine, come sempre, tutto passa da Roma. Anzi, forse è proprio da Roma che si sta muovendo qualcosa. Qualcuno bisbiglia che la pace sia già stata firmata e non sia solo un’intesa per arrivare al Congresso. Che la soluzione ci sia. Che le correnti abbiano smesso di soffiare in direzioni opposte. Ma sarà vero? Oppure è solo l’ennesimo giro di valzer prima della prossima resa dei conti? Perché a Ceccano, anche il silenzio ha un sottotesto. E nel PD, quando tutto tace, è proprio lì che si prepara il colpo.

E mentre i grandi litigano… i giovani vincono

Francesco Ruggiero (Progresso) con il sindaco Andrea Querqui

Ma c’è un’altra storia, che in mezzo a questo duello, merita di essere raccontata. È quella del Consiglio Comunale dei Giovani di Ceccano. Loro approvano mozioni, partecipano ai bandi, e soprattutto… li vincono. Proprio nei giorni della querelle tra le grandi, i ragazzi incassano un finanziamento regionale da 4.000 euro grazie alla partecipazione al bando sulla partecipazione giovanile. Carta canta: progetto promosso dalla Regione Lazio, graduatoria pubblicata, Ceccano è dentro.

Non un caso. Ma il frutto di un lavoro costruito nel tempo. Un Consiglio nato la scorsa estate sotto il segno di Progresso Fabraterno che riuscì a battere tre liste del centrodestra, ottenendo più voti di tutte e tre messe insieme. Un exploit che portò all’elezione del giovanissimo Francesco Pio Pizzuti alla presidenza. Da allora, poche polemiche e tanti risultati. Dando un chiaro segnale agli adulti.

Ceccano oggi è questa: una città che si muove su due binari. C’è la politica dei grandi, con le sue ambizioni, i suoi botta e risposta, le sue strategie di lungo corso. E poi c’è la politica dei giovani, che non ha bisogno di riflettori per fare le cose. Forse bisognerebbe prenderne nota: perché se è vero che la trasparenza passa anche dalle commissioni, è altrettanto vero che il futuro passa dai giovani.