Una Commissione sul verde pubblico si trasforma in campo di battaglia politica. Tagli, tensioni e alleanze che tornano: in Villa Comunale va in scena la vera Ceccano, tra passato e futuro.
Sabato mattina, nella luce fredda di novembre, la Villa Comunale di Ceccano è diventata il teatro di una delle sedute più particolari dell’ultimo periodo. Si sono riunite congiuntamente la IV Commissione (Lavori Pubblici) e la III Commissione (Ambiente) del Comune. Non a Palazzo, ma proprio lì, tra i tronchi tagliati e il profumo di segatura.
Un gesto simbolico, e allo stesso tempo coraggioso: portare la politica tra la gente, farla respirare all’aperto, nel luogo stesso che negli ultimi giorni ha acceso dibattiti, polemiche e voci sui social. Un modo per dire “siamo qui, vi spieghiamo tutto, guardandoci negli occhi”. E invece, in poco tempo, quella mattinata annunciata come “tecnica” si è trasformata in una miccia politica, pronta a far emergere nervi e vecchie dinamiche.
Il contesto: tra sicurezza e trasparenza

Il comunicato diffuso dal Comune — quello ufficiale, sobrio e istituzionale — fissa i punti:
“La Commissione è stata convocata per fornire delucidazioni tecniche in merito agli interventi di taglio e potatura recentemente effettuati nella Villa Comunale e per illustrare le motivazioni dei prossimi lavori in programma. L’estrema pericolosità degli alberi in loco non permetteva la permanenza degli stessi. La decisione di tagliarli è stata obbligata dalla necessità di garantire l’incolumità pubblica, prescindendo da ogni decisione di tipo politico.”
Tradotto: non si poteva fare altrimenti. I pericoli erano reali, i tecnici hanno dato l’ok, la politica si è limitata a prendere atto. (Leggi qui: 24 ottobre: motoseghe all’alba, memoria lunga).
Chi c’era

Alla seduta erano presenti l’agronomo Davide Cicciarelli, la ditta affidataria dei lavori e il responsabile dell’Ufficio Tecnico, Luigi Mastrogiacomo. È stato chiarito che il progetto nasce da lontano: circa cinque anni fa, sotto la precedente amministrazione, fu avviata una pianificazione per il monitoraggio e la sostituzione del verde urbano.
L’attuale amministrazione Querqui ha scelto di portare a termine quella progettazione, completandola e arricchendola con una prospettiva nuova: quella della ripiantumazione completa di tutte le piante abbattute e della valorizzazione artistica di alcuni tronchi, da trasformare in sculture lignee a memoria del passato e segno di rinascita. Un’idea che piace, che divide, ma che racconta la volontà di lasciare un segno diverso nella Villa simbolo della città.
Il dibattito e i primi scossoni

La seduta è iniziata con l’intervento della presidente Cristina Micheli, che ha aperto i lavori parlando di “trasparenza, confronto e chiarezza”. Una linea di dialogo, di equilibrio, che però ha retto poco. Col passare dei minuti, infatti, la calma si è incrinata: la presidente è apparsa visibilmente agitata, costretta più volte a alzare la voce per riportare ordine e compostezza in una discussione che diventava via via più tesa.
Il clima si è surriscaldato quando sono arrivate le domande. E non erano domande qualsiasi. Ad essere preso di mira è stato Colombo Massa, delegato all’Ambiente, chiamato a spiegare le motivazioni degli interventi e le scelte sulle tempistiche. Domande dirette, incalzanti, a tratti pungenti. Perché il taglio di quegli alberi? Perché non avvisare prima i cittadini? E perché convocare la Commissione solo a lavori finiti?

Colombo Massa ha risposto, riportando dati, perizie, relazioni agronomiche.
Ha ricordato che la decisione non è politica ma tecnica, legata alla sicurezza pubblica.
E che, a differenza del passato, l’amministrazione ha scelto di fare un passo in più: ripiantare ogni pianta e scegliere specie più idonee al contesto urbano. Ma la tensione non si è dissolta.
Giovannone accende la miccia
A incendiare la mattinata è stato Fabio Giovannone, Consigliere d’opposizione, da tempo protagonista di interventi sempre più diretti nei confronti della maggioranza.
È lui che ha portato la discussione su un piano più politico. Ha contestato il metodo, i tempi, la comunicazione: “Perché i cittadini non sono stati informati prima? Perché non è stato spiegato in anticipo cosa si stava facendo?”.

Domande legittime ma accompagnate da un tono combattivo che ha spostato l’asse del confronto. È stato lui a riportare in Commissione la memoria della famosa pianta “Gaia”, quella che anni fa scatenò polemiche simili, quando le parti politiche erano invertite: “Avete tanto criticato la quercia Gaia – ha detto – e oggi si è fatto lo stesso, senza dire nulla alla città”.
Una frase che ha lasciato il segno, perché ha risvegliato una ferita politica ancora viva: il confine sottile tra necessità tecnica e sensibilità ambientale. Ma anche tra passato e presente, tra chi allora gridava allo scandalo e oggi si trova a giustificare una scelta analoga.
Il cambio di passo
Negli ultimi tempi però Fabio Giovannone sembra aver cambiato passo. Chi lo conosce bene parla di un riavvicinamento progressivo verso alcuni amministratori della vecchia squadra di Roberto Caligiore, di cui lui stesso fu Presidente del Consiglio comunale.

Un ritorno di fiamma politico che si legge tra le righe dei suoi interventi, sempre più diretti, ma anche più “sintonizzati” con chi ha governato fino a pochi mesi fa.
Segnali di un riposizionamento tattico che non passano inosservati — e che sabato, in Commissione, hanno avuto la loro prima manifestazione pubblica, tra sguardi complici e vecchie intese che sembrano tornare a riaffiorare.
Santucci, Liburdi e i consigli alla “vecchia maniera”
Durante la seduta, si sono notati anche Rino Liburdi e Giancarlo Santucci, due volti storici della politica ceccanese, presenti con l’aria di chi osserva e prende appunti.
A un certo punto, i due si sono avvicinati a Giovannone, chiamandolo da parte per un rapido scambio di battute.

Qualche parola a bassa voce, gesti misurati, un consiglio sussurrato più che una strategia dichiarata. Ma sufficiente a far capire a tutti che quella di sabato mattina non era una semplice Commissione: era un laboratorio politico in diretta, con le sue trame, le sue regie e le sue prove generali di posizionamento.
A riportare il confronto su binari istituzionali ci ha pensato Manuela Maliziola, ex sindaco e oggi Consigliera comunale, che ha scelto una linea diversa: niente polemiche, solo domande tecniche e richieste di chiarimento. È stata lei, con tono pacato, a chiedere dettagli sulle procedure e sui tempi dei lavori, riuscendo per qualche minuto a ristabilire un clima più civile e costruttivo. Una presenza calma e misurata in un contesto dove l’adrenalina politica stava prendendo il sopravvento.
La Villa, la gente e la politica
Il resto della seduta è proseguito con l’intervento tecnico dell’agronomo Davide Cicciarelli, che ha spiegato nel dettaglio le perizie effettuate, i parametri di rischio, le specie a rischio cedimento. Ha illustrato i piani di nuova piantumazione, spiegando che la scelta delle piante sarà valutata “solo dopo un’analisi approfondita da parte degli esperti, così da garantire la compatibilità ambientale e la sicurezza futura”.

Un passaggio che ha riportato il dibattito al suo senso originario. Ma intanto, la Commissione si era già trasformata in qualcosa di diverso: un palcoscenico politico, dove il verde pubblico diventava metafora del confronto tra passato e futuro, tra chi ha tagliato e chi ora critica, tra chi cerca di spiegare e chi cerca di tornare.
La riunione si è conclusa tra strette di mano fredde, sorrisi di circostanza e promesse di ulteriori verifiche. Ma nessuno, uscendo dalla Villa Comunale, ha avuto l’impressione di aver assistito solo a una Commissione tecnica. Si è parlato di alberi, sì. Di sicurezza, di radici e di sculture e Ceccano ha dimostrato che anche una seduta all’aperto tra i tronchi diventa metafora della città stessa.



