Il Centro storico di Frosinone è l'acceso dibattito tra residenti e commercianti. Ciascuno con preoccupazioni valide. L'ordinanza del sindaco limita musica e alcolici per bilanciare le esigenze di entrambi. Richiedendo una soluzione sostenibile per rivitalizzare l'area.
Nel cuore pulsante di Frosinone, il Centro storico si ritrova ancora una volta al centro del dibattito politico e soprattutto, sociale. La movida estiva con i suoi eventi, la musica e la vitalità giovanile, ha acceso una miccia che rischia di trasformarsi in una guerra tra “poveri”. Da un lato i residenti esasperati dai rumori notturni. Dall’altro i commercianti che vedono nella vivacità serale una boccata d’ossigeno per le loro attività.
Chi ha ragione? La ragione non sta mai da una sola parte, sta più o meno nel mezzo. Pertanto hanno ragione entrambi. Elementare Watson.
L’ordinanza

Il sindaco Riccardo Mastrangeli ha firmato un’ordinanza che impone limitazioni temporanee alla vendita di alcolici e all’emissione di musica nel centro storico, in vigore da ieri al 26 agosto
- Domenica–giovedì: stop alla vendita di alcolici alle 00:30, musica fino all’1:00
- Venerdì–sabato: alcolici fino all’1:00, musica fino all’1:30
La misura, sollecitata da sei consiglieri comunali, tra i quali l’ex sindaco Pd Domenico Marzi (la vera chiglia dí galleggiamento della amministrazione Mastrangeli, pertanto una richiesta impossibile da ignorare), nasce dalle proteste dei residenti in zone come Largo Turriziani, Colle Campagiorni e Via Angeloni. Tuttavia la reazione dei commercianti non si è fatta attendere: una petizione online ha raccolto oltre 200 firme in meno di 24 ore, denunciando che l’ordinanza “distrugge la vita sociale ed economica della città“. La petizione “Mantieni Frosinone Viva” chiede una revisione del provvedimento, sottolineando come la movida sia anche un motore di aggregazione e sviluppo.
La scelta indovinata

È un fatto oggettivo che la nuova piazza sopra i piloni sia una location indovinata per certe manifestazioni, viste le presenze di questi giorni. Tuttavia la contrapposizione tra residenti e commercianti non può in alcun modo degenerare in una lotta fratricida.
Entrambi i gruppi sono vittime di una parziale visione strategica della parte storica di Frosinone. Non da oggi, ma da più di 30 anni. In pratica si è sempre corso dietro all’emergenza. Portare un po’ di gente a frequentare il centro storico. Soluzione tampone ma non risolutiva. Il diritto al riposo è sacrosanto, ma lo è anche il diritto al lavoro e alla socialità. Serve una mediazione intelligente ed equilibrata che contemperi le esigenze di tutti: controlli mirati, sanzioni (vere non virtuali) per chi sfora, incentivi per chi rispetta le regole. Come in tanti centri storici in Italia che sono vitali senza genere inopportune guerre di “religione”.
Non basta la movida

Nonostante gli interventi compiuti per la valorizzazione della parte alta del capoluogo dalle varie amministrazioni che si sono succedute nel tempo, è evidente che Il centro storico non può vivere solo di movida estiva. Serve anche altro.
La sua rinascita passa da un progetto di sviluppo sostenibile e continuo, che includa, ad esempio la tempestiva riattivazione dell’ascensore inclinato, fermo ormai da tempo immemore, con un piano di raddoppio e riqualificazione delle stazioni ormai necessario.
Serve la imminente riqualificazione dei Piloni, vero e proprio fiore all’occhiello di largo Turriziani. Serve poi come il pane un piano parcheggi e una mobilità moderna, per rendere il centro accessibile e attrattivo anche di giorno. Ed anche riportare gli uffici e i negozi al centro storico, non solo quelli dedicati alla ristorazione e all’intrattenimento, appare una esigenza imprescindibile ormai se si punta ad una vivacità e frequentazione quotidiana. Non solo nei fine settimana estivi.
L’ennesimo bivio

Il sindaco Mastrangeli si trova davanti a un bivio (l’ennesimo): continuare ad andare avanti tra compromessi che evidentemente non risolvono il problema, o diventare protagonista di una rinnovata visione urbana a tutto tondo.
Il centro storico non è un quartiere marginale, tutt’altro ma il cuore identitario della città: una volta si diceva il salotto buono. Sul quale tutti però dovrebbero stare comodi. I residenti non sono cittadini di serie inferiori e i commercianti non sono nemici del decoro. Serve una politica che non si limiti a ordinanze tampone ma investa in infrastrutture, cultura e partecipazione.
La vera sfida da vincere è questa. Non le guerre tra “poveri”. La parte storica della città non lo merita.



