Le scelta politica di Pasquale Ciacciarelli messa in campo alle Officine Farneto durante la due giorni di Claudio Durigon. Molto più politica e molto più profonda di quanto possa apparire. Cosa c'è dietro. E cosa significa
Alle Officine Farneto c’era chi costruiva l’Autonomia. Chi allungava le Zes fino al Nord. Chi rimetteva mano alle pensioni. Pasquale Ciacciarelli, invece, ha fatto una cosa più semplice: ha puntato sul mattone. Perché dentro la due giorni della Lega con la quale Claudio Durigon ha costruito la tregua intorno a Matteo Salvini, ha scelto il Piano Casa come terreno sul quale piantare la bandiera del Lazio.
Quella della Lega alle Officine Farneto è stato un cantiere: non un Congresso, nemmeno una festa di Partito. Piuttosto un’officina (il nome del posto aiutava) nella quale ognuno ha portato il proprio pezzo della futura Manovra. Attilio Fontana ha riaperto il dossier dell’autonomia, Riccardo Molinari e Nicola Ottaviani hanno acceso il dibattito sulle Zes anche al Nord, soprattutto Claudio Durigon ha rimesso i numeri sopra il tavolo con pensioni, flat tax per i giovani e sostenibilità dei conti.
Pasquale Ciacciarelli ha fatto una scelta diversa. Ha preso un mattone. Nel senso più politico del termine.
Il mattone dell’assessore

Perché, mentre il Partito discuteva di grandi architetture istituzionali, l‘assessore regionale alle Politiche abitative del Lazio ha deciso di piantare la sua bandierina sul Piano Casa annunciato da Matteo Salvini: oltre dieci miliardi di euro destinati a edilizia residenziale pubblica, social housing, recupero degli immobili inutilizzati e rigenerazione urbana. Non è una deviazione: è una candidatura.
Ciacciarelli costruisce il suo ragionamento con una geometria ordinata. A Salvini attribuisce la visione strategica del Piano Casa. A Claudio Durigon riconosce la capacità di fare rete, quella che – dice – «ha trasformato la due giorni romana in un confronto tra amministratori e stakeholder invece che in una passerella di slogan». Nel mezzo ci mette sé stesso. E soprattutto il Lazio.
Perché il messaggio vero sta tutto lì: se il Governo apre il rubinetto delle risorse, la Regione deve essere pronta a intercettarle. Tradotto dal politichese: il Piano Casa non può restare un annuncio romano. Deve diventare un cantiere laziale.
Il cambio di lessico

C’è un dettaglio che racconta bene la trasformazione della Lega. Un tempo il vocabolario era fatto di federalismo, secessione e residuo fiscale: oggi Ciacciarelli parla di «rigenerazione dei quartieri, recupero degli immobili vuoti, aree interne e borghi». È sempre territorio. Soprattutto territorio. Ma è un territorio raccontato attraverso le case invece che attraverso i confini amministrativi.
Anche perché il Piano Casa nella visione di Pasquale Ciacciarelli ha un vantaggio politico non trascurabile: mette insieme almeno quattro platee diverse.
- Le giovani coppie che cercano un’abitazione.
- Le famiglie che non riescono ad accedere al mercato.
- I Comuni che convivono con patrimoni pubblici inutilizzati.
- Le imprese dell’edilizia che aspettano nuovi investimenti.
Difficile trovare una misura che tenga insieme così tanti interlocutori.
Ciacciarelli: prima recuperare, poi consumare

La frase che pesa di più, probabilmente, è quella meno urlata. «Prima di consumare nuovo territorio, dobbiamo tornare a dare valore a ciò che già esiste». Non è soltanto un principio urbanistico: è un messaggio politico. Perché sposta il baricentro dalla nuova espansione alla riqualificazione, tema sul quale il Lazio dovrà inevitabilmente misurarsi nei prossimi anni, tra edilizia popolare, periferie e borghi che continuano a perdere abitanti.
Ed è qui che Ciacciarelli prova a ritagliarsi uno spazio autonomo dentro il laboratorio costruito da Durigon. Perché se il Sottosegretario e vice Segretario della Lega è stato il protagonista di Officine Farneto dove ha tenuto i piedi per terra mentre il Nord sparava i fuochi d’artificio delle grandi riforme, Ciacciarelli sembra aver colto quella lezione.
Mentre altri parlano di assetti dello Stato, lui sceglie il cemento. O meglio: sceglie le case. Perché sa che una riforma istituzionale divide. Mentre una casa assegnata, un edificio recuperato, un quartiere riqualificato si fotografano meglio. E soprattutto si inaugurano.
Nella Lega che prepara la Finanziaria, ciascuno cerca il proprio dossier. Durigon tiene i conti. Ciacciarelli prenota il cantiere.



