Cinque anni di tormenti. E alla fine Cianfrocca ha detto basta

I cinque anni da sindaco per Maurizio Cianfrocca sono stati una lenta salita al Golgota. Con le frustate cominciate ancora prima di indossare la fascia tricolore. Ecco l'album della sua Via Crucis. Che lascia sinistra e destra di fronte all'abisso

Massimiliano Pistilli

Informare con umiltà e professionalità

Esiste una differenza tra chi lascia per scelta e chi lascia perché non può fare altrimenti. Maurizio Cianfrocca ha scelto il momento, le parole ed il contesto del suo addio annunciato ieri a margine del Consiglio comunale con la precisione di chi sa benissimo che cosa sta facendo. Ma dietro quella scelta c’è una storia lunga cinque anni: fatta di alleanze fragilissime, sgarri mai dimenticati, riunioni infuocate e silenzi più eloquenti di qualsiasi dichiarazione pubblica. (Leggi qui: Il sindaco Cianfrocca annuncia in Aula: «Obiettivi raggiunti, non mi ricandido»).

L’inizio difficile

Maurizio Cianfrocca

Non c’è stato un prima ed un dopo per Maurizio Cianfrocca. I suoi anni da sindaco di Alatri sono stati una continua Via Crucis. Una salita al Golgota partita prima ancora di conquistare la fascia: le flagellate politiche hanno cominciato a lacerargli le carni appena è stato chiaro che poteva essere lui il candidato unitario del Centrodestra con il quale tentare la conquista di una città governata per dieci anni da un centrosinistra giunto al termine ormai logoro.

Era la primavera del 2021. La decisione di candidare Cianfrocca come civico alla guida del centrodestra di Alatri — dopo i dieci anni della Giunte Morini — fu tutt’altro che scontata. C’era chi voleva un candidato puramente civico e chi, tra i Partiti, guardava con interesse a quella poltrona. Si arrivò all’accordo ma mancava di un elemento fondamentale: l’entusiasmo.

La campagna elettorale, poi vinta al ballottaggio contro Enrico Pavia, fu emblematica. Le divisioni erano già visibili. Antonello Iannarilli di Fratelli d’Italia e Maurizio Cianfrocca non si incrociarono quasi mai: nemmeno al comizio di chiusura. Iannarilli fece un’intera campagna elettorale senza il sindaco sul palco. Non era un segnale trascurabile. Era già la mappa di quello che sarebbe venuto.

Il primo scossone

Antonello Iannarilli

L’accordo post-elettorale prevedeva la presidenza del Consiglio a Fratelli d’Italia e la vice-sindacatura alla Lega con deleghe pesanti. Anche qui: riunioni, tensioni, retromarce. Cosa si inceppò subito? La richiesta di Antonello Iannarilli di poter fare almeno il Presidente del Consiglio Comunale: i numeri li aveva tutti ed i galloni sulle spalle erano di più. Perché era stato l’ultimo Presidente della Provincia eletto dai cittadini, due volte deputato a Montecitorio, assessore regionale nella Giunta Storace, Coordinatore della prima Forza Italia… Maurizio Cianfrocca, appena eletto e non ancora immerso nell’acqua del battesimo d’Aula, la sera precedente il primo Consiglio mandò a dire alla sua maggioranza: “Si scordassero di eleggere Iannarilli: un secondo dopo mi dimetto”. È il conto per quella campagna elettorale da separati in casa. È un no ad avere un Commissario sulla testa.

Ancora Iannarilli si fece da parte — non dimenticando lo sgarro — e per la presidenza spuntò all’ultimo minuto Sandro Vinci, civico fedelissimo di Cianfrocca. Ma in quell’atto inaugurale arrivò subito la prima frattura: Gianluca Borrelli, eletto nelle fila della Lega, si candidò a sorpresa alla presidenza del Consiglio Comunale. Perse per un voto: 8 a 9. Fu il primo scossone. Non sarebbe stato l’ultimo.

La maggioranza che si sgretola

Francesco Rocca con Damiano Iovino

Nei cinque anni successivi, la lista dei cortocircuiti interni è diventata sempre più lunga. Fratelli d’Italia con gli attacchi dell’allora segretario Damiano Iovino al sindaco. Le realtà civiche — Patto Civico e l’associazione Radici — che si erano sganciate non senza polemica. Le Regionali del 2023 con Iannarilli candidato FdI ma non sostenuto da parte della maggioranza: fatto che, secondo molti, gli costò l’elezione in Regione e che non dimenticò.

E poi. Il caso Giuseppe Pizzuti, candidato alle Provinciali per la Lega e convinto di essere stato tradito dagli stessi compagni di coalizione. Poi Umberto Santoro, uscito da FdI, passato alla Lega, sentitosi tradito anche lui, approdato infine a Patto Civico.

Il vicesindaco Roberto Addesse con l’assessore regionale Pasquale Ciacciarelli

Negli ultimi mesi. Il caso Borrelli: eletto nella Lega, passato a FdI, poi espulso dal gruppo ed ora diventato l’episodio simbolo di questa legislatura. Quando Cianfrocca lo ha recuperato per tenere in piedi la maggioranza rimasta senza i due neo-civici Santoro e Gatta, l’assessore Roberto Addesse è andato su tutte le furie. Da quel momento tra i due è calato il gelo — niente riunioni di maggioranza condivise, niente dialogo diretto.Addesse, non a caso, è il nome che circola con più insistenza per una candidatura a sindaco.

Il campanello che nessuno ha fatto suonare

C’è un dato politico che Cianfrocca ha letto con chiarezza prima di annunciare il suo addio: i tre Partiti della sua coalizione — Fratelli d’ItaliaLega e Forza Italia — non lo avrebbero ricandidato. Ognuno con le proprie sfumature, le proprie ambizioni, i propri candidati già in testa. Nessuno però aveva il coraggio di dirlo apertamente. Perché mettere da parte un sindaco in carica che stai sostenendo è politicamente complicato. Meglio aspettare. Meglio lasciare che capisse da solo.

Maurizio Cianfrocca

Cianfrocca ha capito. E anziché aspettare che qualcuno lo scalzasse ha tolto le castagne dal fuoco a tutti. Con un gesto che ha la forma della rinuncia e la sostanza di una mossa politica: annunciare il ritiro nel giorno del bilancio in attivo, con la dignità di chi lascia qualcosa di meglio di quello che ha trovato.

Ora parte la corsa

La partita per Alatri si è aperta con un anno di anticipo. Per il centrodestra sarà una corsa ad ostacoli: con colpi di scena, vecchi rancori e nuove ambizioni che ora possono finalmente venire allo scoperto. Non basterà un Tavolo Provinciale né uno Regionale a sanare cinque anni di divisioni sul campo. Potrà, al massimo, certificarle: il voto unitario su un candidato del centrodestra ad oggi su Alatri non esiste.

A sinistra e nel mondo civico si sogna il colpaccio, in un comune che negli ultimi anni ha mostrato quanto le coalizioni possano essere fragili anche quando vincono. Ma la vera domanda è se il mondo Progressista, ad Alatri ha smesso di guardarsi l’ombelico e discutere in maniera infinita.

Cianfrocca aveva detto che governava con spirito di servizio. Lo ha dimostrato fino in fondo: nel modo più difficile, che è quello di andarsene quando si è ancora in piedi.