Cinque ore che scuotono Ceccano: tra Area Vasta, Zls e una destra che si divide

Cinque ore di confronto acceso in Consiglio: l'Area Vasta divide la destra, la ZLS riapre vecchie fratture, emergono errori ammessi e tensioni interne. Tra voti trasversali e scelte delicate, la politica locale mostra crepe e nuovi equilibri.

Cinque ore di scosse sotto la pelle della politica: non è stato banale il Consiglio Comunale di Ceccano che si è riunito questa mattina. L’Area Vasta spacca la destra, la ZLS diventa un campo minato e il Consiglio scopre che il dialogo non è un optional.

L’ingresso in scena: studenti, silenzio e una città che trattiene il fiato

La seduta inizia con qualcosa che somiglia più a un rito civile che a un atto amministrativo. La presidente del Consiglio Emanuela Piroli accoglie gli studenti dell’ITC: entrano in Aula spaesati, trascinati da un progetto che vuole insegnare la politica dove la politica accade davvero, non nei libri.

Il cantiere dell’incidente in, via Madonna della Pace (Foto ©Teleuniverso)

Poi si fa silenzio. Un minuto intero. Un minuto pesante. È per Ezio Cretaro, l’operaio precipitato dal quinto piano pochi giorni fa. Il lavoro che uccide. La città che guarda. La politica che, per un attimo, si ferma. (Leggi qui: Il volo di Ezio e il silenzio di un Paese che non difende chi lavora).

Finito il silenzio, la campanella immaginaria suona. Il Consiglio comincia. E non finirà prima di cinque ore.

Il nido che non c’è e gli alberi che non ci sono più

Fabio Giovannone

La prima stoccata è di Fabio Giovannone, che chiede lumi sull’asilo nido di Facce Alte.
Risponde l’assessore alla Pubblica Istruzione Francesca Ciotoli, con un intervento che lascia intendere come il punto non sia stato del tutto afferrato.

L’ Assessore ai Servizi Sociali Mariangela De Santis prova a rimettere ordine: tecnicismi, norme, procedure, valutazioni in corso.
Frase chiave: “Non abbiamo mai detto no al nido. Stiamo valutando”. Traduzione politica: sì, ma non ora. E forse non lì.

Maliziola e gli alberi tagliati: Massa sorprende tutti

La potatura degli alberi a Ceccano

La seconda interrogazione è di Manuela Maliziola. Tema: gli alberi tagliati alla Villa Comunale. Polemica cittadina, settimane di commenti, accuse, incomprensioni. (Leggi qui: 24 ottobre: motoseghe all’alba, memoria lunga. E anche qui: Ceccano, tra tronchi e tattiche: la politica mette radici in Villa Comunale).

Risponde Colombo Massa, delegato all’Ambiente. E succede qualcosa che in politica capita quanto una cometa: ammette un errore. Dice che sulla comunicazione “non è andata bene”. Fabio Giovannone e Ugo Di Pofi lo riconoscono: un amministratore che ammette una mancanza è una rarità. Annotata.

Poi arriva il punto. Quello che si sapeva avrebbe spaccato tutto: l’adesione al Servizio Europa di Area Vasta. 

La battaglia vera: identità, numeri e la destra che si divide

L’Area Vasta

Ciotoli spiega, Ruggiero ed il Sindaco traducono. Il Comune è pronto ad aderire al progetto Area Vasta – Ufficio Europa – guidato da Frosinone. È l’alleanza tra una decina di Comuni che confinano tra loro per mettere insieme le loro energie e centrare i finanziamenti Ue ai quali altrimenti non potrebbero arrivare. Ma è solo l’inizio: alla lunga potrebbe arrivare una collaborazione più stretta dividendosi i compiti come se fosse una città di 150mila abitanti, mantenendo ciascuno il proprio municipio, i propri simboli, i propri sindaci. (Leggi qui: Ceccano sale sul treno dell’Area Vasta di Frosinone)

L’assessore Francesca Ciotoli apre il tema: intervento lungo, chirurgico, tecnico.
Parla di fondi UE, governance, capacità amministrativa, territorio integrato. Poi prende la parola l’Assessore Francesco Ruggiero: abbandona i tecnicismi e va al sodo: “l’Area Vasta non cancella il Comune. Non cancella statuto, regolamenti, squadra di calcio o confini. Cambia solo la forza con cui si bussa: come Comune o come territorio da 150.000 abitanti? Qualsiasi parte politica dice di essere fagocitata da Roma: perché non cogliere l’opportunità e provare a risolvere il problema con un’operazione che costerà 20 centesimi a cittadino?. Semplice, diretto e politico. Il messaggio entra (forse).

La destra spara: “Carrozzone”. Cavese contrattacca

Ceccano Consiglio Comunale, maggioranza, intervento di Mariano Cavese

Alessia Macciomei apre il fuoco dalle file dell’opposizione: “È un carrozzone. Guidato da PD e PSI”. È il momento più duro della discussione. Ma stavolta non risponde la maggioranza, risponde Mariano Cavese, centrosinistra doc: “Nessun carrozzone. E comunque dentro ci sono tanti Comuni di centrodestra. Se fosse un carrozzone, sarebbe il carrozzone di tutti”. Cavese è preciso e puntuale e ribadisce i vantaggi dell’Area Vasta.

Federica Maura e Gina Carlini ribadiscono: “È un’opportunità, non un rischio”. Ma la destra resta sulle sue. Ginevra Bianchini, Alessia Macciomei, Ugo Di Pofi rimangono attestati sulla linea del no.

Il voto che sorprende tutti

Andrea Querqui

È il sindaco Andrea Querqui a chiudere la discussione sull’Area Vasta, riportando il tema su un piano pratico – quello che alla fine interessa ai Comuni. Nel suo intervento, asciutto e senza fronzoli, ribadisce che l’adesione non intacca identità, autonomia o funzioni del Municipio di Ceccano. Nessuna fusione, nessuna perdita di potere locale: “Lo statuto resta, i regolamenti restano, gli uffici restano. Cambia solo la scala con cui ci si presenta ai tavoli che contano”. 

E alla fine l’affondo: Querqui punta il dito direttamente su Fratelli d’Italia Ceccano, sostenendo che il circolo locale “non sta seguendo le indicazioni politiche del Partito sul territorio”. Una frecciata chiara, lanciata senza alzare la voce ma con un peso tutto politico.

Ma mentre tutti pensano a un voto spaccato maggioranza/opposizione… ecco la crepa. Giovannone vota sì. Aversa vota sì. Maliziola, prima di andare via per motivi professionali, annuncia voto favorevole. La delibera passa con un consenso che va oltre la coalizione. Un segnale. Un pezzo di destra che non segue il resto. Un segnale fortissimo.

ZLS: Bianchini attacca, Ciotoli ribatte, Ranieri chiude il cerchio

L’intervento di Ginevra Bianchini

Sul punto della ZLS si consuma il confronto politico più tecnico della seduta. La prima a intervenire è Ginevra Bianchini, che definisce la delibera “un atto simbolico che non porta un euro in più e non crea un posto di lavoro”. Ricorda che l’ingresso nella ZLS è stato già firmato “dal Sottosegretario e da chi lavora davvero per il territorio”, ringrazia il commissario del Consorzio Industriale del Lazio professor Raffaele Trequattriniper il lavoro svolto”. E soprattutto Massimo Ruspandini, indicato come l’artefice politico dell’operazione.

Sottolinea il finanziamento governativo da 100 milioni di euro al Consorzio, “una misura che non deve passare inosservata, perché sarà quella — e non questa delibera — a generare sviluppo e sostegno alle imprese”. Per la Bianchini, quindi, il Comune “arriva in ritardo, scollegato dalla realtà e l’emendamento approvato in Aula ne sarebbe la prova. Da qui la serie di domande rivolte alla maggioranza: quali aree alternative erano state individuate? Qual è la visione industriale del Comune? Quali progetti concreti saranno presentati al Consorzio?Se si chiede la ZLS o la ZES bisogna avere una strategia, non una delibera di facciata”, conclude.

Pertinente e legittimo

Francesca Ciotoli

La risposta arriva da Francesca Ciotoli, che giudica l’intervento “pertinente e legittimo”, ma respinge la conclusione: la vera occasione mancata non è la ZLS, ma la mancata adesione alla ZES. «Se oggi siamo in ZLS è meglio di niente, ma il potere di fuoco è completamente diverso», afferma. 

Per Ciotoli Ceccano è un territorio strategico, ma i 100 milioni citati dall’opposizione “non bastano nemmeno per un intervento serio. Solo una rimessa a terra ad Annunziata quanto costerebbe?”. Insiste sulla necessità di puntare non sul potenziamento dell’esistente ma su un modello di sviluppo nuovo, capace di attrarre investimenti e imprese. «Serve rivalutare i criteri e spingere per entrare nella ZES. La ZLS è solo un primo passo», garantendo che l’amministrazione presenterà progetti ragionati. Ma ribadendo che “serve uno strumento più forte e una programmazione più ambiziosa”.

A chiudere il quadro interviene Mariano Ranieri, con l’autorevolezza di chi il settore industriale lo conosce da dentro, da sindacalista: «Entrare nella ZLS non basta. Servono servizi, infrastrutture, scelte politiche serie. Ma questa delibera va votata». Un intervento tecnico, asciutto, che rimette la discussione sui binari concreti. La destra, però, resta ferma: per loro questo è un atto di facciata e serve solo per finire sui giornali.

L’opposizione si arrabbia e Conti… si “auto-smentisce”

Giulio Conti

Il punto successivo è quello dei Lavori Pubblici ed è qui che si apre uno dei momenti più delicati della seduta.

L’opposizione denuncia una mancanza di comunicazione: “Abbiamo saputo dai cittadini che la scuola Mastrogiacomo potrebbe essere trasferita temporaneamente. Questo non va bene”. La presidente della Commissione, Federica Pizzuti, aveva chiarito poco prima che la commissione era stata già convocata per oggi ma non si è potuta tenere a causa di un lutto che ha colpito l’altro presidente, Emiliano Di Pofi. Si farà nei prossimi giorni.

La sua posizione — la necessità di un confronto preventivo e di una comunicazione più strutturata — viene condivisa anche dal sindaco Andrea Querqui, che interviene spiegando: “Non c’è alcuna decisione definitiva. Una soluzione è allo studio ma siamo pronti ad ascoltare proposte migliori”. Una frase che non contraddice formalmente la linea espressa dal sindaco e da Pizzuti ma che mostra un approccio diverso, più diretto e già orientato verso un’opzione precisa.

La versione pesante

Palazzo Antonelli

In realtà, Conti va oltre: afferma apertamente che “per lui la soluzione è già decisa”.
Un passaggio che non è passato inosservato in Aula, perché segna una distanza evidente rispetto alla posizione prudente e dialogante espressa pochi minuti prima da Pizzuti, De Santis e dallo stesso sindaco. Nel suo intervento, Giulio Conti si concede una spiegazione lunga, dettagliata, densa di tecnicismi: il classico stile Conti, quello che in aula ormai chiamano — non senza un certo sorriso — “la versione pesante”. Un intervento fiume che occupa spazio e attenzione

Quella frase apre un punto politico che resterà sul tavolo: Conti dovrà spiegare perché abbia espresso una decisione già formata senza aver ancora condiviso la scelta con la commissione competente e con il resto della giunta. Una divergenza di metodo più che di merito, ma sufficiente a rendere il dossier Mastrogiacomo uno dei temi più attenzionati delle prossime settimane

Fondo di riserva, la polemica sui conti

L’intervento di Ugo Di Pofi

Il prelievo dal fondo di riserva accende uno degli scambi più classici della politica ceccanese: soldi trovati all’ultimo momento e bilanci dichiarati in sofferenza. La delibera stanzia 30.000 euro, suddivisi in:
 – 20.000 per far fronte ai danni dell’allagamento della scuola Badia Maiura;
 – 10.000 per interventi urgenti sulla manutenzione stradale.

La destra attacca unita, con una linea ormai collaudata su questo aspetto: “Parlate di un bilancio problematico, poi i fondi spuntano. Qual è la versione corretta?”. Il riferimento, neanche troppo implicito, è ai 100.000 euro recentemente messi sul piatto per partecipare al bando da 400.000 euro sulle strade: una cifra che l’opposizione cita come esempio di risorse che si trovano “quando si vuole”, mentre in altri momenti viene ribadita la necessità di prudenza finanziaria.

Il sindaco Andrea Querqui replica in modo misurato, senza allarmi e senza auto assoluzioni: “La situazione economica del Comune non è semplice, ma questo non significa che non si debba intervenire dove c’è urgenza”. Parole che chiudono formalmente il punto ma non del tutto la discussione: resta sul tavolo la distanza tra le due letture. Per la maggioranza si tratta di normali manovre correttive in un quadro complesso; per l’opposizione, invece, la gestione dei fondi appare discontinua e poco omogenea. Il capitolo si chiude così, più per necessità di procedere che per reale convergenza.

Legalità, 2024 sullo sfondo

Il sindaco Andrea Querqui con l’ex sindaco di Ceprano Marco Galli e la presidente d’Aula Emanuela Piroli

La presidente Emanuela Piroli presenta l’adesione ad Avviso Pubblico, rete antimafia degli enti locali. Spiega perché serve: formazione, trasparenza, anticorruzione. In Aula presente anche l’ex sindaco di Ceprano Marco Galli tra i primi a far approvare nel suo comune questa delibera.

La destra si astiene. La motivazione di Bianchini e Giovannone: “Non contestiamo il valore. Contestiamo il metodo. È mancata condivisione”. Il PD — con Federica Maura — risponde secco: “Dopo il 2024, la legalità non è un simbolo. È un dovere politico e morale”. Ranieri rincara: “È un passaggio necessario”.

La delibera passa. La minoranza si astiene. 

La parte finale della seduta

Gli ultimi punti scorrono rapidamente: tutti approvati dalla maggioranza, con la minoranza che si astiene.

Il dato rilevante della seduta è che, dopo molto tempo, si registra un confronto più ordinato e un dialogo più strutturato tra i gruppi. In alcuni passaggi l’opposizione vota in modo compatto, in altri emergono posizioni differenziate; allo stesso modo, la maggioranza interviene con toni misurati, rispondendo alle osservazioni poste.

Nel corso della discussione il sindaco Andrea Querqui, richiamando le vicende del 2024, ha ribadito una linea chiara: “Non si cancella e si deve andare avanti”.

La seduta si chiude con cinque ore di discussione in cui maggioranza e opposizione, pur mantenendo distanze politiche, hanno affrontato i temi in Aula con un livello di confronto costante e senza particolari fratture procedurali. E questo non era scontato