Ciociaria svenduta, il sacrificio di Ciacciarelli per salvare Roma e Latina

Il possibile avvicendamento tra Ciacciarelli e Bordoni nella Giunta Rocca apre uno scontro politico sulla rappresentanza. La provincia di Frosinone rischia di restare senza voce, mentre Roma e Latina rafforzano il proprio peso nella Lega. Tre assessori a Latina e zero a Frosinone

Roberta Di Domenico

Spifferi frusinati

Tre assessori a Latina e zero a Frosinone: la vicenda del possibile avvicendamento nella Giunta Regionale per l’assessore Pasquale Ciacciarelli non è solo una vicenda politica personale. Non è questione tutta interna alla Lega ma è soprattutto una questione di rappresentanza di territorio. E la Ciociaria ne esce, ancora una volta, con le ossa rotte. (Leggi qui: La Lega pensa a Roma e ridisegna la Giunta Rocca: paga Ciacciarelli).

I fatti sono ormai noti. Dopo il referendum sulla Giustizia che si terrà domenica è previsto l’azzeramento del Gruppo Legista nella Giunta Regionale del Lazio e la sostituzione dei due assessori. Al posto di Pasquale Ciacciarelli subentrerebbe il Segretario Regionale del Carroccio Davide Bordoni. Mentre la poltrona occupata dall’assessore Simona Baldassare verrebbe rilevata dall’onorevole Giovanna Miele di Latina.

Circostanze mai smentite dal Partito, né a livello di vertice, né locale. Anzi: confermate dalla riunione del Direttivo provinciale tenuta nei giorni scorsi a Frosinone. (Leggi qui: La Lega mette sotto processo Ciacciarelli).

Il sacrificio di Ciacciarelli

Il coordinatore regionale del Lazio Davide Bordoni con l’assessore Pasquale Ciacciarelli

Un’operazione che rientrerebbe in una strategia più ampia: rafforzare la presenza romana e pontina della Lega in vista delle prossime elezioni comunali della Capitale.

Come già spiegato nei giorni scorsi, sacrificando Pasquale Ciacciarelli ed il suo assessorato si innescherebbe questo effetto Domino. Innanzitutto scatterebbe la blindatura per il bis del sindaco di Frosinone Riccardo Mastrangeli, unica bandiera leghista in un’amministrazione del territorio ciociaro. A Latina la deputata Giovanna Miele entrerebbe in Regione creando le condizioni per candidarsi come capolista alle prossime Regionali, ben consapevole che un nuovo exploit di voti come quello che l’ha eletta a Montecitorio nel 2022 non ci sarà. 

Giovanna Miele e Claudio Durigon

Spostare Giovanna Miele in Regione significa lasciare libera la strada per Montecitorio a Nicola Ottaviani: la nuova legge elettorale accorpa i Collegi di Frosinone e Latina e lui sarebbe il battistrada. Sul piano della rappresentanza, a Latina non resterebbero caselle scoperte: sa Montecitorio entrerebbe il primo dei non eletti, il capogruppo leghista al Comune di Latina Vincenzo Valletta. La rappresentanza territoriale resterebbe comunque garantita, con un incastro perfetto.

A Frosinone invece cambierebbe tutto: la provincia resterebbe senza alcun assessore in Giunta regionale. Ma si blinderebbe sugli altri slot ed aprirebbe il Partito a nuova linfa: infatti, parcheggiare Ciacciarelli in un CdA spalancherebbe le porte della Lega di Frosinone ad un ritorno di Gianluca Quadrini al quale lasciare la corsa per le Regionali a capo della lista.

Lineare no? Nemmeno per idea.

Il segnale politico pesante

Gli assessori leghisti Pasquale Ciacciarelli e Simona Baldassarre (Foto: Sara Minelli © Imagoeconomica)

Il possibile avvicendamento in Giunta regionale tra Pasquale Ciacciarelli e Davide Bordoni ed al tempo stesso quello tra Simona Baldassarre e Giovanna Miele non è solo una manovra interna alla Lega, di ampio respiro temporale, in realtà è un segnale politico pesante che rischia di trasformarsi nell’ennesima mortificazione per la provincia di Frosinone.  E, soprattutto, è un’operazione che — numeri alla mano — non ha alcuna logica politica reale.

C’è, infatti, in tutto questo, un punto che difficilmente può essere ignorato: Ciacciarelli non è diventato assessore per lascito testamentario o perché ha vinto alla lotteria delle poltrone. È arrivato in Giunta sulla spinta di 14.030 preferenze personali alle elezioni regionali del 2023, prese in provincia di Frosinone. Buona parte sue, la restante di tutte le sensibilità del Partito che hanno remato con lui: da Mario Abbruzzese a Nicola Ottaviani, da Lino Caschera a Luca Zaccari, da Andrea Amata a Riccardo Mastrangeli.

Quell’assessorato è stato dato alla provincia di Frosinone, come patrimonio di tutta la Lega provinciale. Anche se il seggio in Consiglio non è scattato per questione di decimali in percentuale ed è andato a Latina. Come ha sottolineato la riunione del Direttivo provinciale dell’altra sera a Frosinone. (Leggi qui: La Lega mette sotto processo Ciacciarelli).

Lo sfregio

La convention di dicembre organizzata da Ciacciarelli

Quel risultato è di tutta la provincia di Frosinone perché la Lega ha preso il 12,31% dei voti. A Roma invece il Carroccio si è fermato al 6,70%, praticamente la metà dei voti presi a Frosinone. Numeri che raccontano una realtà politica molto semplice: se la Lega nel Lazio ha mantenuto un radicamento nel sud della Regione lo deve soprattutto alla provincia di Frosinone e al risultato di Ciacciarelli.

E allora la domanda è inevitabile: che senso politico ha sostituire proprio uno degli amministratori di quel territorio che più hanno contribuito al risultato elettorale del Partito e della coalizione? Non appare come una strategia politica ma come una annessione coloniale di Frosinone a Roma: sacrificare l’assessorato dato a Frosinone per rafforzare Latina e Roma e blindare ciò che resta, tanto con questa legge elettorale regionale il seggio non scatta anche se porti 14mila voti come ha fatto Ciacciarelli.

Con Latina che ancora una volta incassa. Perché messa così sembra che nel gioco degli assessorati regionali il peso specifico di un voto ciociaro valga meno di quello romano o pontino. Sostituire Ciacciarelli con chiunque non sia del territorio significa dire agli elettori di Cassino, Frosinone, Sora, Alatri: “Grazie per i voti ma le decisioni (e le poltrone) spettano a chi sta nel perimetro del Grande Raccordo Anulare”.

La giustificazione che non regge

Davide Bordoni con Mario Abbruzzese

La giustificazione che viene fatta circolare per spiegare l’avvicendamento è che Bordoni ha bisogno della visibilità da assessore per preparare la scalata al Campidoglio l’anno prossimo. E di riflesso consentire alla Lega una performance elettorale significativa su Roma. Ma è una tesi che convince poco. Le campagne elettorali a Roma non si costruiscono occupando una poltrona, anche se da assessore regionale, per soli dodici mesi. Su questo ha ragione chi dice che a Roma hanno già ministri e sottosegretari e se non bastano loro per fare un buon risultato alle Comunali allora qualcosa non quadra. Perché i risultati si costruiscono con anni di presenza politica, con radicamento nei quartieri, con organizzazione.

Inoltre, anche le pareti della Regione in Via Cristoforo Colombo sanno che Ciacciarelli, da uomo di Partito, si sarebbe “speso” parecchio e non avrebbe certo fatto mancare il suo appoggio alla lista della Lega a Roma. Togliere un assessore a Frosinone per darlo a Roma, non sposta un solo voto nella Capitale ma ne rischia di farne perdere migliaia in provincia. Il risultato della Lega nella Capitale non dipenderà certo dal fatto che un assessore regionale sia nato a Roma o a Frosinone.

Mariano Calisse

Che questa motivazione puzzi di balla da lontano lo sanno benissimo anche sul Carroccio. Al punto che hanno provato allora a proporre un’altra narrazione: il problema sarebbe  Rocca non ci ascolta e quindi la Lega deve mandare un segnale. Prima si era pensato al ritiro degli assessori, poi alla restituzione delle deleghe ma lasciando in Giunta gli assessori, alla fine si è optato per il cambio degli assessori.

Come dire: Ciacciarelli e Baldassarre lavorano troppo bene, mettiamoci due che lavorano male così facciamo un dispetto a Rocca. Una cosa talmente bislacca che l’ex presidente della Provincia di Rieti Mariano Calisse, presente all’incontro, ha chiesto: “E che senso ha?”.

Latina ringrazia

Il paradosso, politico e territoriale, diventa ancora più evidente se si osserva l’altra metà del rimpasto. L’eventuale uscita dell’altro assessore della Lega Simona Baldassarre porterebbe in Giunta la deputata pontina Giovanna Miele. Un movimento che avrebbe un effetto a catena a Montecitorio, dove entrerebbe il primo dei non eletti, il capogruppo leghista al Comune di Latina Vincenzo Valletta. A Latina non cambierebbe nulla: la rappresentanza territoriale resterebbe comunque garantita. 

Giuseppe Schiboni, Francesco Rocca e Alessandro Calvi

Se poi a questo si somma anche l’assessorato al lavoro e alla Formazione (in quota Forza Italia), rappresentato da Alessandro Calvi di Latina, che è subentrato al pontino Giuseppe Schiboni entrato nel CdA dell’Agenas, il cappotto di Latina, nella Giunta Regionale del Lazio, nei confronti di Frosinone è completo. (Leggi qui: Calvi prende il testimone di Schiboni e Fazzone consolida i suoi equilibri).

La Ciociaria verrebbe ridimensionata: senza alcun assessore in Giunta regionale. È veramente surreale, oltre che stucchevole, ascoltare i soliti discorsi sulla “valorizzazione dei territori“. Invece, alla prova dei fatti, il territorio che più ha contribuito alla vittoria del centrodestra nel Lazio nel 2023 è sempre quello che paga pegno. Quando si vota, la Ciociaria è decisiva. Quando si distribuiscono ruoli e potere, quasi sempre diventa marginale.

Decisivi al voto

Foto © Andrea Apruzzese

La provincia di Frosinone, non incide, non ha potere decisionale. E soprattutto non fa mai rivendicazioni identitarie comuni con i propri rappresentati. È terreno permeabile alle logiche romane perché qui nessuno fa le barricate. Questo perché nessun esponente politico  da anni riesce a condurre una battaglia unitaria per la tutela del territorio o della sua rappresentanza.

I vari leader dei partiti (tutti), che quasi quotidianamente asfaltano l’autostrada da Frosinone per Roma, vanno nella capitale non per rivendicare qualcosa per la Ciociaria, in termini di sviluppo, di opere, o di infrastrutture. Vanno lì, nelle varie Segreterie regionali e nazionali di Partito, solo per perorare la propria causa personale:  una candidatura parlamentare o regionale, o un incarico di sottogoverno. Le ricadute su Frosinone dei pellegrinaggi nella Capitale, sono pari a zero.

Qui non è in discussione se Ciacciarelli abbia operato bene o male da Assessore, queste sono dinamiche interne alla Lega. Il tema è la tutela della rappresentanza. Pasquale Ciacciarelli non è solo un assessore regionale; è il terminale in provincia di Frosinone, di una rete fittissima di sindaci, assessori e consiglieri comunali, che hanno visto in lui un interlocutore disponibile in Regione. Togliere questa rappresentanza diretta, significa privare il territorio di un riferimento importante  nelle istituzioni regionali.

Tutto agli altri

Quando un territorio resta senza un punto di riferimento diretto, per di più in totale assenza di una regia comune, rischia di essere più debole, rispetto ad altri.

Poi è normale che:

  • il DEA di II livello per il Pronto Soccorso dell’ospedale Spaziani è andato a Latina
  • La Scuola di Volo per Elicotteri militari è finita a Viterbo.
  • Il progetto del terzo scalo aeroportuale non si farà a Frosinone.
  • La ZES unificata esclude Frosinone.

Chi fa battaglie per Frosinone?  Nessuno. E si vede.

Pasquale Ciacciarelli

 Ignazio Silone diceva: “Le province sono le vene che nutrono il cuore della nazione, ma il cuore spesso dimentica di rimandare il sangue alle periferie”. Mai citazione fu più calzante. La Provincia di Frosinone è stata, e sarà, sempre determinante per ogni vittoria elettorale nel Lazio. Considerarla esclusivamente come un “serbatoio di voti”, da mungere in campagna elettorale e da ignorare al momento del riconoscimento della rappresentanza, è un errore strategico che contribuisce ad affossare ulteriormente le prospettive di ripresa, di crescita e di sviluppo.

La politica non è solo occupazione di spazi, è rispetto per il mandato popolare. E 14.000 preferenze, conta poco in questa analisi che siano di Ciacciarelli e della Lega, gridano rispetto. Se veramente il cambio Ciacciarelli-Bordoni andrà in porto, sarà la certificazione notarile che la Ciociaria è una colonia di Roma.

E le colonie, prima o poi, si ribellano.