La regione con il tasso più alto di abusivismo edilizio ed il “regalo acchiappa-voti” che però potrebbe essere un boomerang
Partiamo da qualche dato crudo e facciamolo per una ragione fin troppo evidente. Da quando Fratelli d’Italia ha tirato in ballo l’emendamento alla Legge di Bilancio imminente su un nuovo condono edilizio settato a pochi giorni dal voto regionale è accaduto un fatto quasi “amorale”.
Quale? Si sono (quasi) tutti occupati dell’aspetto etico-elettorale della questione. Un paradosso, a ben vedere. Cioè di quello per cui tutta la faccenda sarebbe il solito regalino pre-voto del destracentro (e non solo) agli elettori.
Pratica inaugurata con la Zes al ciauscolo concessa alle Marche in occasione omologa. Dati crudi dicevamo. Come quello ad esempio per cui in Italia la media di costruzioni abusive è del 15,1%.
La media e i picchi al sud

Media che ovviamente risente delle situazioni regionali e degli storici picchi al Sud. Nel Mezzogiorno la media tocca infatti il 39,2%, mentre al Nord è del 4,3%. E la percentuale di ordinanze di demolizione degli immobili edificati fuori dal recinto di legge e norme di sicurezza? Su scala nazionale fluttua tra il 15 ed il 18%. Fissiamo un altro dato cardine: quando un’abitazione viene edificata abusivamente e magari su terreni inidonei poi arrivano le calamità naturali e la gente muore, piange e sfolla.
Questo mentre lo Stato deve stanziare autotreni di fondi emergenziali. I giornali titolano solenni di “tragedie annunciate”. Poi, pochi mesi dopo ricomincia la riffa dei condoni con cui qualche tizio o qualche gruppo spera di fare massa di consensi e magari la ottiene pure.

Questo per andare in auto blu o in elicottero sui posti di altre tragedie annunciate e proclamare, in stivaloni infangati e davanti ai microfoni, che “lo Stato c’è”. Piccola chiosa recente e recentissima: nel 2022 ci fu l’alluvione di Ischia con la frana di Casamicciola.
Questo in una Regione sotto scacco perenne di bradisismo, terremoti ed eruzioni e con un tasso medio di abusivismo edilizio che supera il 50% ed un tasso di demolizioni effettive del 3%.
Il modello Caivano che fu
In Campania le abitazioni abusive e non demolite sono state censite in 80mila, e molte di queste abitazioni sono appannaggio della camorra, di interessi ad essa contigui o di persone con essa conniventi. Non certo un bel biglietto di presentazione per una premier ed un governo che avevano voluto rendere Caivano spot del loro impegno assoluto sul tema.

Eppure si parla ancora di “condono”. O meglio, del famigerato emendamento alla manovra di bilancio presentato da Fratelli d’Italia. Lo scopo sarebbe non agire ex novo, perché in Italia c’è sempre una mezza sanatoria precedente a cui aggrapparsi per facilità documentale.
No, basterebbe riaprire i termini della sanatoria del 2003 sugli abusi edilizi. Potevano mai Giorgia Meloni ed Edmondo Cirielli – che sta sotto di dieci punti percentili sotto l’avversario Roberto Fico – ignorare questa possibilità tattica?
La sanatoria del 2003

Etica e buonsenso avrebbero voluto che sì, cento volte sì, certo che avrebbero potuto. Ma non è andata così. E si è scatenato un mezzo inferno da parte delle opposizioni, ma un inferno mezzo orbo, perché ritiene la cosa deprecabile e addirittura tacciabile di “voto di scambio”, ma punta poco la polpa del problema: i condoni innescano le tragedie o, quando esse arrivano, le incentivano.
Prendiamo Angelo Bonelli, ad esempio. Il parlamentare AVS e co portavoce di Europa Verde non le ha mandate a dire. “Giorgia Meloni tace perché quel condono edilizio lo rivuole eccome: serve alla sua campagna elettorale. La premier aveva giurato: ‘Con me mai più condoni’”. Oggi, invece, “guida un governo che dell’abusivismo vuole fare uno strumento politico (…)”. E ancora: “Non è un incidente di percorso: è un condono pensato per raccogliere voti, un vero e proprio voto di scambio. Meloni è in silenzio perché vuole questo voto di scambio lo vuole”.

La chiosa è stata più settata sul vero focus: “L’Italia non ha bisogno di nuovi condoni: ha bisogno di legalità, di tutela del territorio”. E “di fermare l’abusivismo che devasta coste e colline e aumenta il rischio idrogeologico”.
Scacco matto a Tajani

Chi questa prospettiva di “regalino campano” proprio non la digerisce è Forza Italia, ed il perché è intuibile. Antonio Tajani ha già dovuto rinunciare a denti stretti alla candidatura come governatore di Fulvio Martusciello, ed in Campania punta a superare o eguagliare Fratelli d’Italia.
Tuttavia è ovvio che con il sigillo di Via della Scrofa e di Cirielli a questa (falsa) mezza manna le sue ambizioni in senso alla coalizione verrebbero ridimensionate drasticamente. Perciò il leader azzurro ha spiegato che per lui è “meglio scegliere caso per caso, senza dogmatismi”.
Un avvertimento a Meloni a ben vedere. A quella stessa Meloni che, con chiusure di campagna coi leader moto anticipate, sta dando l’impressione di non voler legare troppo la sua faccia alle sorti di elezioni dove è data per perdente. E che quindi al posto della sua faccia voglia lasciare regali. Regali equivoci.



