iI sindaco Mastrangeli revoca le deleghe a due assessori di Fratelli d’Italia, portando la crisi politica di Frosinone al punto di non ritorno. Dopo tre sedute saltate, il Consiglio comunale di Frosinone era partito con 19 presenti. Ma a garantire il numero legale non è la maggioranza: l’Aula si regge su opposizioni e dissidenti, segnando un nuovo squilibrio politico.
«Su questa faccenda, io non ci passo sopra. Adesso ci vedremo con il Segretario generale: io revoco le due deleghe in capo agli assessori di Fratelli d’Italia e cioè quelle ai Servizi sociali ed alla Cultura. Non revoco l’assessorato, revoco le due deleghe perché resto in attesa di chiarimenti su fatti che sono particolarmente importanti per la vita della città»: via gli incarichi agli assessori Alessia Turriziani e Simona Geralico, la bomba esplode pochi minuti prima delle 22, al termine del consiglio comunale più surreale nella storia recente del Comune di Frosinone. È furibondo il sindaco di Frosinone Riccardo Mastrangeli.
«Faccio politica da 35 anni: quello che è accaduto questa sera è una cosa che non ho mai visto neanche nella Prima Repubblica. Anteporre la richiesta di un assessorato, di più potere, agli interessi della città, ritengo che sia qualcosa di assolutamente increscioso e fuori luogo».

La corda è tesa fino al punto di potersi spezzare. Il sindaco, prima di spegnere la luce, dice «potete stare sicuri che questa cosa non ci passo sopra. Perché per me l’amministrazione, l’interesse della città viene prima di tutto. Chi non l’ha compreso o se ne fa una ragione oppure se ne traggono le conseguenze, io sono pronto a tutto, su questo non ci piove».
Cosa è successo? E perché il sindaco Mastrangeli ha revocato la delega ai due assessori, lasciandoli in carica ma senza nulla da fare?
La cronaca
Al quarto tentativo la macchina del Consiglio comunale di Frosinone si è messa in moto. Dopo tre giri a vuoto per ‘mancanza del numero legale‘ questa sera la seduta è partita: all’appello del Segretario Generale hanno risposto ‘presente‘ in 19. Ma non è una buona notizia per il sindaco Riccardo Mastrangeli: a mantenere i numeri sufficienti per rendere valida la seduta non sono stati i componenti della sua maggioranza ma i Consiglieri di opposizione ed i dissidenti della maggioranza.

Non si sono presentati i 5 Consiglieri FdI. Non c’è il presidente d’Aula titolare Max Tagliaferri. Nessuna traccia del gruppo dei 3 Consiglieri dell’ex sindaco Pd Domenico Marzi: il patto tra gentiluomini con il suo avversario del 2022 non è per il mantenimento del numero legale ma per non firmare dimissioni in blocco che rimandino tutti a casa. E nemmeno sono presenti i 2 del Polo Civico che rischiano di rimanere stretti nella manovra a tenaglia innescata nelle ore scorse per imporre un riassetto della Giunta che li escluda da ogni aspirazione di assessorato. (Leggi qui: Frosinone sotto pressione: la saldatura Tagliaferri–Mattia stringe Mastrangeli).
La rappresentazione dell’Aula di oggi è la conferma che la nuova guardia pretoriana del sindaco è composta dalla galassia della Lega. Che però non basta a garantire la sopravvivenza politica: servono almeno 12 Consiglieri per poter riunire l’Aula in Seconda Convocazione. Ma anche lì si comincia ad intravedere qualche crepa: manca Giampiero Fabrizi, fedelissimo del sindaco. Non è un buon segnale.
Il ruolo dei dissidenti

Come si legge il comportamento dei dissidenti? Perché hanno tenuto il numero legale? In questo scenario, le opposizioni ed i dissidenti possono governare l’Aula. Come dimostra la votazione compiuta ad inizio seduta quando il consigliere dissidente Anselmo Pizzutelli ha chiesto l’inversione di tre punti all’Ordine del Giorno. La proposta è passata grazie agli 11 voti ottenuti dalla somma tra opposizioni di centrosinistra e dissidenti che hanno sovrastato i 9 del centrodestra.
Il sindaco, in questa fase, è governato da una non maggioranza. È ad un bivio: cedere alle richieste di FdI e Lista per Frosinone, rimpastare la Giunta, cedere l’attuale comando assoluto ad un sistema più collegiale. Oppure rischiare di non approvare il Bilancio: con questi numeri non è autosufficiente. Il che determinerebbe la caduta dell’amministrazione ed il ritorno alle urne.
I 5 di Fratelli d’Italia e Max Tagliaferri sono 6 consiglieri indispensabili per approvare il Bilancio. Ancora di più se, come vuole la logica della politica, Max Tagliaferri la seduta per l’approvazione del Bilancio la riunirà in Prima Convocazione. Cioè quando di voti ne serviranno 17.
Cottura lenta

Il Consiglio scivola lentamente sul nulla. I temi chiave, le variazioni di Bilancio necessarie per approvare i conti, non vengono discusse. Si parla di treni, di pendolari, di stazione Tav: argomenti importanti certo, ma non strategici. Poco prima delle 22, dopo la votazione della mozione di Vincenzo Iacovissi (Psi) sulla Tav si passa oltre: ma ad uno ad uno i consiglieri rimettono il cappotto e calzano il cappello. S’è fatto tardi e tra poco è capodanno. Tanti auguri. Il Segretario fa l’appello: “due soli presenti, la seduta non è valida”.
È a questo punto che Riccardo Mastrangeli chiede la parola. Il presidente Norberto Venturi gli fa notare che il Consiglio non ha validità. Ma è chiaro che il sindaco voglia mettere le cose a verbale.
«Ci tengo a sottolineare questo evento assolutamente increscioso: Manca il Gruppo di Fratelli d’Italia». Dice che nemmeno nella Prima Repubblica accadevano cose simili: accusa il gruppo di avere fatto saltare la seduta per imporgli la concessione di un assessorato.
Fuori luogo

Perché quell’assenza ed il quarto nulla di fatto di fila per il Consiglio è fuori luogo per Mastrangeli? Lo dice ai microfoni: «Perché qui ci sono queste tre pratiche da esaminare: due sono variazioni del Bilancio che riguardano i finanziamenti ai servizi sociali e al TPL, riguardano delle tecniche specifiche. dell’assessorato di competenza dei Servizi Sociali. Parliamo di SLA, di autismo, del contributo straordinario per l’aumento delle tariffe dell’RSA, maggiori finanziamenti per il sostegno ai caregiver».
C’è di più. Questi temi «tra l’altro sono particolarmente cari ad un assessore che si chiama Maselli che io ho accolto con grande enfasi alla villa comunale. E adesso il gruppo di Fratelli d’Italia, che in regione esprime l’assessore Maselli, manca proprio su una delibera che riguarda l’assessorato di competenza. Io questo è un fatto che trovo assolutamente fuori luogo. Su questa faccenda io non ci passo sopra».
Annuncia la revoca delle deleghe. Ma più importante è l’ultimo passaggio: «Sapete bene che io mi alzo la mattina, entro dentro al comune alle 8.30, esco la sera tardi e lo faccio ormai da 4 anni. Potete stare sicuri che questa cosa non ci passo sopra: perché per me l’amministrazione, l’interesse della città viene prima di tutto. Chi non l’ha compreso o se ne fa una ragione oppure se ne traggono le conseguenze, io sono pronto a tutto, su questo non ci piove».
Come auguri per il nuovo anno non c’è male.



