Consiglio comunale a corrente alternata: a Frosinone comanda l’aritmetica

Maggioranza in affanno, il sindaco Mastrangeli costretto a contare i consiglieri come numeri della tombola. Tra convocazioni strategiche e quorum ballerini, la politica frusinate si scopre ostaggio dei numeri e orfana di una visione. Il centrodestra? Sembra più impegnato a contarsi che a costruire il futuro.

Roberta Di Domenico

Spifferi frusinati

Incomprensibile. Le logiche della politica a Frosinone sono sovvertite. Nel 2022 il farmacista Riccardo Mastrangeli vinse le elezioni alla testa di una coalizione di centrodestra con il 53,15% dei voti al ballottaggio, lasciando il titolare del cartello di centrosinistra l’avvocato Domenico Marzi al 46,85%. Una vittoria netta, con ben 22 Consiglieri eletti in maggioranza, salutata come il proseguimento dell’era di centrodestra del precedente sindaco Nicola Ottaviani eletto per due mandati.

 Eppure, a distanza di poco più di tre anni ed a meno di due dalle prossime elezioni, il sindaco si ritrova a contare le sedie in Aula consiliare, come i numeri che mancano sulle cartelle della tombola. Nove consiglieri della sua maggioranza sono passati contro di lui. Per questo, ora la maggioranza è autonoma solo in seconda convocazione, con 16 consiglieri. Di fatto una non maggioranza: numerica e politica. 

 In prima convocazione servono 17 mani alzate: e qui torna in scena da protagonista Domenico Marzi, l’ex avversario diventato stampella istituzionalizzata. Senza i suoi tre Consiglieri, la seduta non si apre nemmeno.

Solo in Prima

Foto © Massimo Scaccia

Per rendere il piatto della maggioranza ancora più saporito, di per se  già abbastanza salato, il prossimo Consiglio comunale  è stato chiamato solo in Prima convocazioneHo visto cose che voi umani...

Una scelta coraggiosa, o rischiosa, a seconda dell’angolazione dalla quale si guarda. Che porta inevitabilmente a chiedersi: davvero Mastrangeli non ha avuto voce in capitolo su questa decisione dell’Ufficio di Presidenza?  Se sì, allora è evidente che gli conviene rendere Marzi indispensabile: in questa ma anche nella prossima consiliatura. Significa che Mastrangeli punta a cementare un legame strutturale con Marzi. Specialmente per come si stanno mettendo le cose nel centrodestra cittadino.

 I  candidati sindaco cominciano a spuntare come i funghi a Campoli Appennino dopo una settimana di pioggia. Forse, non a caso, nell’Ordine del Giorno del prossimo Consiglio è stata inserita anche la sua mozione su Gaza non discussa la volta scorsa. Proprio per questa cosa durante l’ultimo question time Domenico Marzi ha fatto un cazziatone in piena regola al sindaco e alla maggioranza, per essersela data a gambe, come nel film Fuga per la Vittoria. (ipse dixit).

I rapporti con l’Ufficio di Presidenza

Foto © Stefano Strani

 Se invece Mastrangeli non ha dato alcun input sulla modalità di convocazione del Consiglio, significa che il sindaco ha lasciato piena e totale libertà all’Ufficio di Presidenza, dove  è noto che  non sono tutti “amici” suoi. Lo sanno anche le sedie del Consiglio: si è legato mani e piedi a decisioni altrui. Ed è la certificazione che, anche nell’Ufficio di Presidenza,  la coesione interna alla maggioranza “ufficiale” è piuttosto debole.

 In entrambi i casi, il risultato è lo stesso: “Houston, abbiamo un problema”. Perché la politica, quel poco che ne resta, ridotta a un problema di quorum è la certificazione di un fallimento. 

Qualcosa evidentemente, non ha funzionato dal punto di vista politico ed ognuno dovrebbe assumere la propria quota parte di responsabilità, per questo. Privilegiare solo l’aspetto amministrativo, pur importante, significa equiparare la gestione di un Comune ad un Consiglio di Amministrazione di un azienda, dove contano solo i numeri.

Il fallimento consiste proprio in questo: il patrimonio politico del centrodestra frusinate sembra essersi smarrito, sostituito da calcoli di presenze e assenze. La politica che, invece di costruire visioni, si aggrappa ai regolamenti del Consiglio.

Proiezione 2027

Al di la di come andranno le cose in aula tra qualche giorno, il nodo vero è e resta  il 2027. Legare la consiliatura al tipo di convocazione d’Aula e ad un 17° consigliere che garantisca i numeri significa però ammettere che manca ancora un progetto politico. 

Nessuno sa ancora “chi sta con chi” ed a 18 mesi dalle elezioni, questo è evidentemente un problema.

Churchill diceva: “La politica è l’arte di prevedere ciò che accadrà domani, la settimana prossima, il mese prossimo e di spiegare poi perché non è accaduto”. A Palazzo Munari invece sembra l’arte di spiegare perché non si riesce a convocare un Consiglio Comunale senza l’aiuto di Marzi.