Consiglio deserto: in Aula solo 9. Ma fuori è già campagna elettorale

Seduta lampo e Aula semivuota: assenze trasversali nel question time. Un segnale politico più che istituzionale, mentre le coalizioni restano stabili e le manovre per le Comunali 2027 si spostano fuori dal Consiglio.

Roberta Di Domenico

Spifferi frusinati

Trentacinque minuti. È durata così poco la seduta del Consiglio comunale di Frosinone convocata per il question time, l’appuntamento istituzionale in cui i Consiglieri hanno diritto di ricevere risposte sui temi amministrativi. Poco più di mezz’ora ed appena nove presenti.

La fotografia dell’Aula dice tutto. Per la maggioranza erano presenti Francesca ChiappiniCorrado Renzi e Sergio Verrelli (Lista per Frosinone), Marco Sordi (Lega)Marco Ferrara (Identità Frusinate), Claudio Caparrelli (Polo Civico). Per le opposizioni soltanto Vincenzo Iacovissi (Partito Socialista) e Angelo Pizzutelli (Partito Democratico). Assente anche il sindaco Riccardo Mastrangeli: al suo posto il vicesindaco Antonio Scaccia (Lista per Frosinone).

Assenti soprattutto i dissidenti di maggioranza, quei Consiglieri eletti con il centrodestra del sindaco Mastrangeli e da tempo passati contro di lui. Ma assente pure la gran parte delle opposizioni ufficiali: i Consiglieri eletti all’opposizione del centrodestra di governo. Un’aula svuotata su tutti i fronti, in un giorno in cui i cittadini avevano diritto a risposte.

Preposizionamenti in vista del voto

Il presidente dell’aula Massimiliano Tagliaferri ha chiuso la seduta con una frase che non lascia spazio a interpretazioni: «evidentemente più di qualcuno preferisce farsi i selfie piuttosto che risolvere i problemi dei cittadini» ha detto subito dopo la seduta di Consiglio a Corrado Trento di Ciociaria Oggi. È una sentenza pronunciata da chi presiede l’assemblea — non da un avversario politico — e pesa come tale.

La domanda che resta aperta è se questa diserzione sia tattica o sia il segnale di qualcosa di più strutturale: un Consiglio comunale che, a un anno dalle elezioni, ha già smesso di funzionare come luogo del confronto e della responsabilità. La risposta arriverà presto. Ma intanto i cittadini di Frosinone hanno avuto le loro risposte — poche, non definitive — da nove consiglieri su una platea che avrebbe dovuto essere piena.

Le dinamiche del Consiglio comunale di oggi pomeriggio non potranno modificare di molto gli scenari che si stanno prospettando in vista della campagna elettorale per le Comunali del prossimo anno.

Il borsino

Alla borsa delle elezioni di Frosinone 2027, le quotazioni delle possibili coalizioni in campo sono stabili. Nessuna oscillazione apprezzabile dei titoli dei Partiti e delle civiche: nessuna impennata, nessun crollo. Per ora. Detto che in 12 – 14 mesi tutto può ancora accadere, il quadro che si sta delineando potrebbe essere apprezzabilmente questo.

Il titolo del sindaco uscente Riccardo Mastrangeli ha un rating da «buy»: sarà sicuramente ricandidato alla guida della stessa coalizione liquida ed elastica che lo sostiene in aula. Quindi con la Lega, FdI, la lista del vicesindaco Antonio Scaccia, Identità Frusinate e la civica del presidente dell’ASP Gianfranco Pizzutelli. Più un paio di civiche di esclusivo riferimento del sindaco, con dentro gente di certificata fiducia. La guardia pretoriana vera, questa volta. Roba da «siam pronti alla morte, Mastrangeli chiamò» in versione amministrativa.

E sarà candidato senza passare per le primarie, perché non ci sono competitors per la sua ricandidatura con i quali confrontarsi. Nessun anti-Mastrangeli. Solo azioni di disturbo.

Il campo largo e la sartoria napoletana di Pizzutelli

Stefano Pizzutelli (Foto © Massimo Scaccia)

Nel centrosinistra, il Segretario cittadino del PD Stefano Pizzutelli sta tentando un’opera di ricucitura del campo largo degna della migliore sartoria napoletana. Sta provando a imbastire un abito politico che vada bene a tutti, ma l’impresa somiglia più alla scalata in solitaria del Nanga Parbat di Reinhold Messner nel 1978 che a una passeggiata su Corso della Repubblica.

L’impressione è che l’unità tra PD e PSI passi attraverso la condivisione della candidatura a sindaco del consigliere socialista Vincenzo Iacovissi. Se fino a qualche tempo fa questa era un’ipotesi lunare per i dem, oggi sembra piuttosto terrena. Certo, sarebbe la prima volta in trent’anni che il Partito Democratico a Frosinone rinuncia a indicare un proprio candidato sindaco — ma se questo è il prezzo da pagare per essere competitivi e provare a vincere le comunali, «Parigi val bene una messa». Quando il pragmatismo batte la scelta identitaria.

Anche perché tutti i leader locali della sinistra progressista ripetono come un mantra la necessità dell’unità della coalizione, per tornare a vincere le elezioni dopo vent’anni di batoste. «Abbiamo imparato la lezione», dicono. Sarà vero? Resta da coinvolgere nel progetto il M5S, che con l’onorevole Ilaria Fontana ha individuato una leadership provinciale riconosciuta. Trovare un’intesa unitaria della sinistra a Frosinone non è impossibile, ma richiederà diplomazia, pazienza, maturità, lungimiranza e qualche concessione reciproca. (Leggi qui: Frosinone 2027, la mossa 5 Stelle: Ilaria Fontana rafforza il Campo Largo).

Il terzo polo civico

Pasquale Cirillo

C’è poi lo spazio di dissenso verso l’amministrazione uscente, occupato ormai stabilmente da Forza Italia e dalla civica FutuRa, che quasi sicuramente non sosterranno la candidatura di Mastrangeli. Potrebbero entrambe confluire in una coalizione civica di natura trasversale, con dentro anche la lista Mastrangeli e il consigliere Bortone. Restano da valutare le ambizioni del capogruppo della civica del sindaco Anselmo Pizzutelli, che potrebbe decidere di mettersi in proprio e concorrere per la fascia tricolore.

A questo «terzo polo» — potenzialmente in grado di far saltare il banco dei pronostici — potrebbe guardare con interesse anche l’ex sindaco Domenico Marzi, destinatario da tempo di un corteggiamento politico da parte di Francesco De Angelis «da far arrossire quello di Romeo verso Giulietta»De Angelis ha detto: «Alla fine Marzi starà dalla nostra stessa parte». Più che una certezza, sembra però un auspicio. 

La storia politica recente racconta che Marzi segue traiettorie proprie, indipendenti dal PD. La ferita tra i due è più profonda degli scavi della metro C di Roma. L’avvocato non dimentica chi, nel momento della sua massima ascesa politica, gli avrebbe sabotato il percorso verso palcoscenici regionali o nazionali.

Sotto la superficie tutto si muove

Domenico Marzi

Lo scenario più verosimile è quello di un Marzi «padre nobile» di un terzo polo civico al primo turno, libero poi di scegliere al ballottaggio — magari anche appoggiando Mastrangeli, ma non il candidato sostenuto dal PD.

Il question time di oggi, dunque, difficilmente cambierà qualcosa. Perché la partita vera si sta giocando fuori dall’aula consiliare: nelle cene «segretissime», puntualmente spoilerate, a casa di qualche «maturo» aspirante sindaco; negli aperitivi nella saletta riservata del Bar Celani; nel caffè preso, lontano da occhi indiscreti, all’area di servizio del «Canarino». Oppure gustando una T-bone da un chilo e seicento da Radici, al centro storico.

A un anno dal voto, il capoluogo sembra vivere in una sospensione controllata: tutto appare fermo, ma sotto la superficie tutti si stanno muovendo freneticamente. Perché tutti sanno che il 2027 non sarà una partita semplice, per nessuno. Come recita Ovidio«Senza difficoltà non c’è nulla che abbia valore». Per questo, le elezioni comunali di Frosinone hanno un valore inestimabile.