Seduta rapida e senza scontri a Ceccano: approvati all’unanimità i Patti di collaborazione e la mozione Coldiretti. Tra tecnica e politica, emerge un segnale raro di convergenza su partecipazione civica e trasparenza alimentare.
Diverso dal solito: breve, scorrevole, quasi primaverile. È stato un Consiglio comunale differente quello che si è riunito oggi a Ceccano. Meno di un’ora di lavori: un piccolo record se si pensa che le ultime sedute avevano abituato la città a maratone oltre le cinque ore.
Una seduta a ritmo amministrativo, con qualche passaggio politico chiaro e due votazioni finali che hanno chiuso in modo raro: tutti d’accordo.
I primi tre punti: debiti fuori bilancio, tecnica pura

L’Ordine del Giorno si è aperto con tre riconoscimenti di Debiti Fuori Bilancio legati a sentenze del Giudice di Pace di Frosinone (n. 1373/2025, n. 1346/2025 e n. 159/2026). In pratica, passaggi previsti dall’articolo 194 del Testo unico degli Enti locali: atti “obbligati”, poco politici e molto contabili, dove si prende atto e si mette in sicurezza il bilancio.
Su questi punti la maggioranza ha votato compatta, mentre la minoranza si è astenuta. L’unica a chiedere chiarimenti, con una domanda asciutta e da addetta ai lavori, è stata l’avvocato Manuela Maliziola: a rispondere è stata l’ assessore Mariangela De Santis, richiamando la cornice tecnica e la necessità di chiudere correttamente quei capitoli.
La variazione di bilancio
Il quarto punto era la ratifica della variazione al Bilancio di previsione 2026/2028 adottata d’urgenza dalla Giunta (delibera n. 22 del 3 febbraio 2026). Qui è intervenuto direttamente il sindaco Andrea Querqui: ha spiegato il perimetro di entrate e uscite. E dentro quel quadro, ha inserito un passaggio che ha fatto alzare le antenne: un bando vinto da circa 100mila euro su innovazione e digitalizzazione.

A quel punto è entrata nella partita Federica Pizzuti (Progresso Fabraterno), con una spiegazione chiara “da traduzione simultanea”: l’investimento – ha chiarito – porterà aggiornamenti di hardware e software e introdurrà strumenti digitali più avanzati, fino a soluzioni basate su intelligenza artificiale. Pensate per alleggerire il lavoro quotidiano degli uffici e migliorare i servizi ai cittadini.
In chiusura del suo intervento ha ringraziato per collaborazione e lavoro il dirigente del Secondo settore Cesare Gizzi, tutto il Secondo settore e la Segretaria generale Brunella Iannettone: una fotografia, anche questa, di come il Comune intende mettere a terra la fase “tecnica” della trasformazione digitale.
I Patti di collaborazione
Poi il punto che ha cambiato il tono della seduta: il Regolamento sulla collaborazione tra cittadini e Comune per la cura, la rigenerazione e la gestione condivisa dei beni e delle aree verdi comuni. A introdurlo è stato l’assessore Alessandro Ciotoli, aprendo con l’articolo 118 della Costituzione e, in particolare, con il principio di sussidiarietà (il comma che invita le istituzioni a favorire l’iniziativa autonoma dei cittadini).

Ciotoli ha citato anche Gregorio Arena e l’esperienza del Laboratorio per la sussidiarietà, ricordando come quel modello – patti di collaborazione, amministrazione condivisa, responsabilità civica – sia diventato negli anni una pratica già adottata in centinaia di enti locali.
E qui la parola-chiave è diventata “condivisione”: l’assessore ha rivendicato un lavoro costruito con un confronto che ha coinvolto maggioranza e opposizione, ringraziando anche il presidente Mariano Ranieri e sottolineando che lo strumento servirà “alla città”, non a una parte.
È su questo terreno che sono arrivate le parole della capogruppo di Fratelli d’Italia, Ginevra Bianchini: tono collaborativo, messaggio chiaro sulle commissioni e sulla disponibilità a contribuire quando il merito lo consente. Anche Maliziola ha mostrato sintonia sul senso complessivo del regolamento. Risultato: voto unanime.
L’ordine del giorno Coldiretti

Ultimo punto: la mozione proposta da Coldiretti sulla revisione delle regole europee relative all’origine doganale dei prodotti agricoli e alimentari. Tradotto: più chiarezza su cosa è davvero “Made in Italy” e cosa lo diventa solo perché l’ultima trasformazione avviene in Italia, anche se la materia prima arriva da fuori.
Il Consiglio ha approvato all’unanimità anche questo atto, impegnando il sindaco a sostenere l’iniziativa presso le sedi competenti: tutela dei consumatori, trasparenza, difesa delle filiere locali. Bianchini, nel suo intervento, ha insistito molto proprio su quel punto: il Made in Italy non è una bandierina da mettere sul pacco, è un patto di fiducia con chi compra e con chi produce. E quando quel patto si annacqua, a pagare sono sempre gli stessi: agricoltori e famiglie.
Due provvedimenti, un segnale politico

A seduta finita è arrivata anche la nota dell’Amministrazione: il dato politico messo in evidenza è la convergenza dell’Aula su due scelte considerate strategiche. Da una parte, i Patti di collaborazione come strumento concreto per far entrare cittadini e associazioni nella cura di spazi pubblici e beni comuni; dall’altra, l’ordine del giorno Coldiretti come presa di posizione sulla trasparenza alimentare e sulla difesa dell’autenticità del Made in Italy.
Il sindaco Querqui, nella dichiarazione riportata, ha parlato di “scelte diverse ma con un obiettivo comune: partecipazione, responsabilità, attenzione all’interesse pubblico”.
In sintesi: Consiglio rapido, toni bassi, ma due messaggi netti. Uno: i beni comuni non sono solo competenza dell’ente, possono diventare anche responsabilità condivisa. Due: su filiere e origine dei prodotti, Ceccano sceglie di stare dalla parte della trasparenza. E non è poco, soprattutto in un’Aula che – per una mattina – ha scelto l’unanimità invece del copione.



