Sei ore di consiglio: grondaie, bilanci e Palestina. Tra Capitan Planet sotto la pioggia e i silenzi che fanno rumore
Quasi sei ore di consiglio comunale. Nove punti all’ordine del giorno. Un copione che poteva sembrare grigio e tecnico ma che a Ceccano, come sempre, diventa sceneggiatura da film politico. Con i personaggi al loro posto: chi cerca lo scontro, chi prova a governare la tempesta, chi si cala nei panni dell’eroe e chi inciampa nelle proprie contraddizioni.
La prima scena arriva ancora prima di sedersi: Fabio Giovannone aveva già messo la miccia nei giorni precedenti chiedendo un minuto di silenzio in memoria di Charlie Kirk, della giovane Iryna Zarutska e del piccolo Paolo Mendico. Un gesto che voleva essere politico oltre che simbolico.
La presidente del Consiglio Emanuela Piroli, con la calma di chi deve arbitrare un ring, ha però tagliato corto: “Richiesta un po’ strana – ha detto – tre figure scollegate tra loro”. Alla fine il minuto di silenzio si è fatto ma con una correzione: per tutte le vittime, senza distinzioni politiche. Un piccolo capolavoro tattico: primo test superato, prima bordata disinnescata.
Il post della discordia

Appena partiti i lavori, ecco l’attacco frontale. A scagliarsi è Ginevra Bianchini, che alza subito i toni. Nel mirino ancora la presidente Piroli. Colpa di un post uscito poche ore prima:
“Saranno sempre i fatti a rispondere agli attacchi di un’opposizione che ha drasticamente fallito la sua missione amministrativa e che non si rassegna al cambio di passo voluto dalla città.”
Parole che per la Bianchini sono inaccettabili da parte di chi presiede il Consiglio: “Il presidente non deve essere di parte”.
La Piroli ribatte che non rinuncerà mai alle sue idee politiche. E l’Aula diventa una polveriera. Qui la metafora è d’obbligo: più che consiglieri, sembravano boxeur che si studiano a centro ring, pronti a colpire con il gancio giusto.
Bilancio: la calma apparente

I primi tre punti riguardano il Bilancio. Tecnica pura ma la minoranza ci prova. La voce più costante è quella di Manuela Maliziola, che non affonda mai la lama ma punzecchia con domande continue. La sua esperienza da ex sindaco si sente tutta: conosce i dossier, sa dove far male senza urlare.
A rispondere è la vicesindaca Mariangela De Santis: ferma, precisa, chiarisce che questa amministrazione non farà debiti fuori bilancio. Una risposta diretta a Giovannone, che aveva provato a insinuare dubbi sulla tenuta economica del Comune.
La Bianchini torna in pressing: tira fuori le strisce blu e l’eventuale esternalizzazione dei tributi, citando articoli di stampa. La maggioranza resta spiazzata: nessuno ne sapeva nulla. È la consigliera Federica Maura a prendere la parola: “Nessuno di noi ha mai discusso di queste cose.”
Un colpo che però non affonda. L’attacco vero deve ancora arrivare.
Badia Maiura: il diluvio e la tempesta politica

Il tema più atteso arriva: la scuola di Badia Maiura, chiusa dopo l’allagamento. Qui la minoranza cala il carico da undici. Alessia Macciomei apre il fuoco: ricorda che il sindaco aveva detto che le scuole stavano bene, accusa che i segnali di criticità erano già emersi a maggio, denuncia che le PEC inviate non hanno avuto risposta. La Macciomei parla chiaro: “I lavori potevano essere fatti prima, c’erano segnali evidenti. Invece si è aspettato e ora i bambini pagano il prezzo.”
Secondo Querqui, stavolta l’autogol se l’è fatto la Macciomei; lui risponde promettendo che i lavori finiranno entro il 15 ottobre, ribadisce che l’evento del 10 settembre è stato straordinario ed elenca i bandi per le scuole. Poi aggiunge: “Risponderò a tutto” ricordando che proprio le sue interrogazioni di consigliere di minoranza, presentate anni fa alla precedente amministrazione, non hanno mai ricevuto risposta..
Non basta: Querqui prova anche a seminare zizzania nella destra ceccanese: “Molte cose sono state dette in Commissione. Se tra voi non vi parlate, è un problema vostro.” La frecciatina accende il malumore e fa emergere le crepe nell’opposizione.
Tecnici, platea e paradossi

Entra in scena Mariano Cavese, che parla da ingegnere: dati, numeri, spiegazioni. Dalla platea scatta Rino Liburdi, che protesta a voce alta: “Non è vero!”. Si riferisce alla dichiarazione di Cavese secondo cui i dirigenti, dopo anni, si erano finalmente interfacciati con l’amministrazione. E forse, stavolta, Liburdi ha ragione. La scena diventa un teatrino: consiglieri che parlano, pubblico che ribatte, il confine tra Aula e piazza che si assottiglia.
La Maliziola, pragmatica, sorprende tutti: annuncia voto favorevole per senso di responsabilità, pur di fronte a una ratifica che normalmente avrebbe bocciato. Poi propone: valutare il taglio delle indennità. Proposta che trova eco social nell’ex consigliere Santucci, che applaude… dimenticando però che nella sua amministrazione mai nessuno adottò questa misura. Il paradosso di chi in opposizione si scopre moralista.
Capitan Conti

E finalmente arriva l’intervento tanto atteso: l’assessore Giulio Conti. Non famoso per la sintesi, mantiene la fama. Lungo, dettagliato, epico. Racconta la mattina del 10 settembre come se fosse stato un campo di battaglia. Più che un assessore sembrava un supereroe dei cartoni animati, il “Capitan Planet” delle scuole ceccanesi, armato solo del suo impermeabile e della buona volontà di difendere i bambini dall’acqua che scendeva dal cielo.
Nel discorso, Conti cita anche alcune ditte, definendole “indagate”. E dalla platea qualcuno dell’opposizione si lascia sfuggire a voce bassa: “Qui ci scappa la querela”. Un avvertimento che rende il clima ancora più elettrico, come se all’improvviso dietro le parole ci fossero lame pronte a colpire.
L’intervento è interminabile, ma la platea ascolta: un misto tra relazione tecnica e epopea personale. La puntualizzazione iniziale non passa inosservata: “Anche i lavori nelle scuole sono di mia competenza”. Qualcuno l’ha letta come una frecciata interna, forse verso il PSI: un modo per dire “questa partita è mia, non toccatela”.
Voti incrociati e crepe nell’opposizione

Si va al voto: maggioranza compatta. Ma c’è il colpo di scena: Maliziola e Paolo Aversa votano a favore. Giovannone, invece, contrario. Due candidati della stessa coalizione che votano in modo opposto: segnale chiaro che l’opposizione è tutt’altro che granitica. E allora viene spontanea la domanda: è forse questo il primo segnale di un possibile avvicinamento di Aversa alla maggioranza?
La minoranza però rilancia: se la maggioranza oggi ricorre agli appalti diretti, perché criticava ieri la vecchia amministrazione? La De Santis sale in cattedra e spiega: “Noi non critichiamo gli appalti diretti ma l’assenza di rotazione. Questa amministrazione applicherà il principio di rotazione”.
Cultura e unanimità a Ceccano

Aria nuova al quarto punto: la Biblioteca De Sanctis. L’assessore Alessandro Ciotoli illustra il nuovo regolamento e la Carta della Qualità dei Servizi. Lavoro della commissione presieduta da Cristina Micheli, approvato all’unanimità, con contributi anche della minoranza. Un momento raro: l’aula tutta unita, senza steccati, in nome della cultura. Come a dire che Ceccano sa litigare su tutto, ma quando si parla di libri riesce ancora a ritrovarsi.
Poi la parola passa all’assessora Francesca Ciotoli, che illustra l’affidamento della mensa scolastica. Precisa, puntuale, dettagliata. La Bianchini ringrazia la presidente Pizzuti per il coinvolgimento ma ribadisce voto contrario: critica soprattutto la durata quinquennale dell’appalto. Piccola scintilla tra Bianchini e Ciotoli: quest’ultima aveva sperato nel voto unanime, forte del parere positivo in Commissione. Invece, la frattura resta.
Palestina: il colpo di scena finale

E poi arriva il punto più atteso, quello che trasforma Ceccano in una tribuna geopolitica: la mozione per il riconoscimento dello Stato di Palestina. Ad illustrare la mozione è la presidente del Consiglio, Emanuela Piroli, che nel suo intervento cita anche le parole pronunciate dalla premier Giorgia Meloni al vertice del Cairo. Forse proprio per far capire l’importanza del tema e sottolineare che qui non si guarda a steccati ideologici ma al contenuto. La minoranza chiede una sospensione per proporre modifiche. Tutti favorevoli, tranne una: Federica Maura. Un voto banale ma che pesa: la maggioranza non è un monolite.
Qui si nota anche un vuoto politico: l’assenza delle vecchie sezioni di Partito. Se fosse capitato qualche anno fa, quando i Partiti avevano ancora radici solide in città, la Maura avrebbe dovuto spiegare nei Circoli il perché della sua scelta. E soprattutto nessun Partito – anche in disaccordo – avrebbe mai permesso di mettere in cattiva luce l’unità di un’amministrazione. Una cosa è certa: quelle sezioni e quella scuola politica oggi mancano eccome e si vede.
Dopo dieci minuti di pausa, la modifica non passa. La Bianchini decide di non votare la mozione della maggioranza, etichettandola come proposta “di sinistra”. Ma la parola che resta è quella dell’assessore ventisettenne Francesco Ruggiero: un discorso accademico, con citazioni che suonano come profezie sulla fine di Gaza. L’Aula rimane in silenzio che suona come un applauso trattenuto.
Epilogo tra applausi e ombre

Intervengono anche Pino Malizia, Colombo Massa e Cristina Micheli, tutti a ribadire l’importanza politica e simbolica del voto. Nota stonata l’intervento del consigliere Ranieri, con frasi che scivolano pericolosamente verso l’antisemitismo. La platea storce il naso: se quelle parole le avesse pronunciate un esponente di Fratelli d’Italia, sarebbe stato un caso nazionale.
Dopo cinque ore e mezza, il Consiglio si chiude. Fuori dall’aula, un piccolo flash mob pacifista applaude. Dentro, restano le tensioni, i silenzi e gli affondi.
L’ultimo intervento è del sindaco Andrea Querqui. Il suo messaggio è chiaro: questa non è una goccia in mezzo al mare ma un atto politico importante. Secondo il sindaco, le immagini della piazza del 12 settembre a Ceccano e le mozioni approvate in tante città e paesi italiani prima o poi arriveranno sul tavolo del governo nazionale. E a quel punto, ha detto, il Governo italiano non potrà tirarsi indietro, perché il contenuto di questa mozione è ciò che vogliono tutti gli italiani. E se Roma dovesse ignorarlo, rischierebbe di perdere consensi. Con tono deciso, Querqui ha ribadito che ciò che sta accadendo è un puro genocidio, dove a morire sono bambini e civili innocenti.
L’abilità di Ginevra

La presidente del Consiglio Emanuela Piroli, a parte l’attacco diretto e politico della consigliera Ginevra Bianchini, ha saputo gestire la seduta in maniera brillante, tenendo insieme quasi sei ore di lavori senza perdere mai il controllo. Ma allo stesso tempo è stato evidente quanto la Bianchini abbia governato, quanto conosca i meccanismi della politica e quanto pesi il suo ruolo di capogruppo del primo Partito in Italia. Uno scontro a viso aperto, che ha mostrato sia la capacità di guida della presidente sia la forza politica di chi ha sulle spalle il simbolo di Fratelli d’Italia.
Ceccano ha messo in scena il suo Consiglio più lungo e più denso: bilanci, scuole allagate, strisce blu, appalti, cultura, mensa e persino la Palestina. Con un insegnamento chiaro: la politica, qui, non è mai acqua cheta. È un temporale che rimbomba in Aula e che lascia segni anche quando fuori smette di piovere.



