Consorzio di Bonifica, Sora non ascolta: l’Aula vota la fuoriuscita

Il Consiglio comunale di Sora approva la petizione contro il Consorzio di Bonifica e apre una riflessione sul rapporto con la Regione: ecco perché il voto di oggi può fare scuola nel territorio

Irene Mizzoni

Phoenix ex cineribus suis resurget

L’esito del pallottoliere non era affatto scontato. Ma il segnale politico uscito oggi pomeriggio dall’Aula del Consiglio Comunale di Sora resta di quelli destinati a tracciare un solco nelle cronache di provincia. Una sala consiliare gremita dai cittadini come non si vedeva da anni: seicento persone circa che hanno fatto da cassa di risonanza alla petizione sottoscritta da 779 residenti per chiedere il taglio del cordone ombelicale con il Consorzio di Bonifica “Conca di Sora” e il no secco al futuro maxi ente Lazio Sud Est che nascerà dalla fusione dei tre Consorzi in provincia di Frosinone: il Conca di Sora, il Valle del Liri di Cassino, il A Sud di Anagni.

Assenti giustificati i consiglieri Antonio Lecce e Francesco Facchini, il resto dell’assemblea ha scelto di saldare la politica con la piazza. Un sì quasi corale alla richiesta di avviare l’iter per uscire dal perimetro del Consorzio di Bonifica, maturato al termine di un dibattito acceso ma guidato dal realismo.

Il momento della votazione

Tra i banchi della minoranza si è registrata la sola voce contraria di Valter Tersigni, che ha insistito sull’inefficacia giuridica della delibera, chiedendo di rinviare il punto e spalancare subito un tavolo di confronto con la Regione Lazio. In pratica dice che la delibera appena votata non è valida perché il Comune non ha competenza sulla materia: i Consorzi sono disciplinati da leggi dello Stato e della Regione. Propone di andare a trattare con la Regione.

Un’impostazione — quella della necessità di trattare direttamente alla Pisana — condivisa nei toni anche dal leghista Lino Caschera; quest’ultimo, tuttavia, alla fine ha preferito non spaccare il fronte e ha garantito comunque il suo voto favorevole al documento.

Le parole del sindaco Luca Di Stefano

L’intervento del sindaco Luca Di Stefano

A tracciare la rotta e riportare tutti con i piedi per terra è stato il sindaco Luca Di Stefano. È stato lui a tracciare il perimetro dentro al quale il Comune può agire in questo caso.
«Stare dalla parte dei cittadini significa ascoltarli, rappresentarne le istanze e, allo stesso tempo, dire loro la verità sui poteri e sui limiti del Comune. La nostra posizione non è ideologica: condividiamo la necessità di una revisione profonda e sosteniamo la proposta scaturita dalla petizione», ha esordito Di Stefano.

Il sindaco ha poi messo in guardia dai facili trionfalismi del giorno dopo:
«Il voto di oggi non farà uscire automaticamente Sora dal perimetro di contribuenza e non cancellerà, da domani, i contributi consortili. Il Comune non ha il potere di modificare unilateralmente il perimetro di contribuenza o il Piano di classifica: la competenza appartiene alla Regione Lazio. Fino all’adozione di un provvedimento regionale, gli atti vigenti e i relativi obblighi continueranno a essere efficaci. Dire questo non indebolisce la scelta che stiamo per assumere; al contrario, la rende seria, responsabile e credibile».

Tradotto: quella delibera è un segnale, non è l’uscita dal Consorzio. Perché la competenza è effettivamente della Regione. Allora a cosa è servito votarla? A mandare alla Regione un forte segnale della volontà popolare di Sora.

Le ragioni storiche ed urbanistiche

Entrando nel merito del malcontento popolare, Di Stefano ha ripercorso le ragioni storiche e urbanistiche del conflitto tra i contribuenti e l’ente di bonifica:
«Quando il Consorzio è stato istituito, aveva una missione ben riconoscibile: governare un territorio fragile, agricolo e soggetto alle piene. Nel corso degli anni quella missione è diventata meno riconoscibile: porzioni che venticinque anni fa erano piena campagna oggi fanno parte del tessuto urbano residenziale o commerciale. Da qui nasce la percezione negativa di molti sorani, che vedono il contributo consortile non come un servizio con un beneficio percepibile ma come una vera e propria gabella. Le informazioni pubbliche non consentono di avere un quadro chiaro delle opere realizzate: non basta affermare che un beneficio esiste, occorre dimostrare come viene misurato».

Infine, l’affondo sulla riforma regionale dei consorzi e sull’accorpamento in vista nel Lazio Sud Est: «Non condividiamo la prospettiva di un consorzio unico che rischia di allontanare ulteriormente le decisioni dal nostro territorio. Una fusione priva di garanzie sulla separazione contabile e sul mantenimento di una presenza operativa a Sora sarebbe un danno. Non accetteremo che i cittadini sorani siano chiamati a pagare inefficienze o passività maturate altrove. Chiederemo formalmente alla Regione Lazio l’esclusione di Sora dal perimetro di contribuenza e, in subordine, una profonda revisione del Piano di classifica. Non votiamo contro qualcuno, votiamo per Sora».

Traduzione: con la fusione dei 3 Consorzi, i contribuenti sorani rischiano di pagare per i debiti accumulati da Cassino. Luca Di Stefano dice che non se ne parla proprio. Inoltre vuole la presenza sul territorio con uffici che continuino ad essere presenti e centri decisionali che rimangano a Sora.

Sora non ascolta né Anbi né l’assessore

L’assessore Giancarlo Righini con il commissario Daniele Pili

Sora ha ignorato le parole del commissario regionale dei consorzi di bonifica della provincia di Frosinone Daniele Pili. Nei giorni scorsi si era detto pronto ad incontrare nuovamente il sindaco di Sora e di comprendere la sua posizione. Ma a stabilire un rigido argine alla discussione – aveva fatto notare Pili – sono le Leggi nazionali e regionali che disciplinano la materia e sulle quali nemmeno il Commissario può intervenire.

Per Pili «sulla base del quadro normativo e giurisprudenziale vigente, eventuali deliberazioni comunali o istanze di gruppi di cittadini, pur se ammissibili, non sono giuridicamente idonee a produrre effetti modificativi del Perimetro di contribuenza o del Piano di Classifica, né possono incidere sul potere impositivo del Consorzio, che ha natura tributaria». Cioè, si tratta di imposte – tasse – contributi e su quelle non ha alcuna competenza il Comune.

Nella giornata di ieri era intervenuto l’assessore regionale all’Agricoltura Giancarlo Righini, con poche parole nelle quali non c’è margine di fraintendimento. «È grave e imbarazzante che alcuni sindaci e amministratori locali, pur conoscendo i limiti giuridici e di competenza di una deliberazione di Consiglio comunale su questa materia, scelgano comunque di cavalcare la protesta e alimentare false aspettative». Aveva espresso l’auspicio che «il Consiglio comunale voti contro una delibera che, per le suddette ragioni, non dovrebbe neanche essere iscritta all’ordine del giorno»

La miccia politica sul Lazio Sud

Sul piano amministrativo la delibera votata oggi a Sora ha dunque il valore di un atto d’indirizzo politico e non di una bacchetta magica cancella-tributi. Sotto il profilo strategico la mossa del Palazzo Municipale equivale a una miccia accesa a ridosso dei confini provinciali.

Sora fa giurisprudenza politica. Intestandosi la battaglia del Comitato e mettendo nero su bianco il rifiuto della logica consortile così com’è strutturata oggi, il sindaco Di Stefano ha alzato la posta. L’effetto contagio nei comuni limitrofi è dietro l’angolo: come faranno gli altri amministratori del territorio a ignorare le proteste dei propri cittadini, ora che Sora ha trasformato l’insofferenza delle cartelle esattoriali in un documento istituzionale spedito direttamente sul tavolo della Regione?

La reazione a catena

Se la mossa di Sora non passerà come un episodio isolato ma farà da apripista per una reazione a catena nei Comuni vicini, lo scenario trascenderà la semplice cronaca amministrativa per spalancare una vera e propria crisi di sistema. Che cosa accadrebbe se i Consigli comunali della Valle del Liri e della provincia decidessero, uno dopo l’altro, di approvare la stessa delibera di “uscita”?

Per i sindaci del territorio la scelta di Sora potrebbe diventare una trappola politica. Inseguire Luca Di Stefano non sarebbe più una facoltà. Nessun primo cittadino potrà permettersi di spiegare ai propri elettori perché a Sora la politica si schiera contro i bollettini del Consorzio mentre altrove si continua a fare da esattori per conto terzi. La pressione dal basso potrebbe spingere anche le amministrazioni più caute a deliberare.

La riforma della Bonifica messa in discussione

I lavori in corso a Sora

È il cuore politico della vicenda. Il progetto regionale di accorpare le strutture nel maxi ente “Lazio Sud Est” si regge sull’idea di un bacino contributivo vasto e indistinto, capace di assorbire i costi e diluire le inefficienze.

Ma se i Comuni capofila sottraggono le proprie aree urbane e commerciali dal perimetro, la riforma potrebbe nascere già morta. Il nuovo mega-consorzio si ritroverebbe erede di passività storiche ma privato della sua principale fonte di sostentamento: la contribuenza dei centri abitati.

La palla di fuoco passerebbe direttissima sui banchi della Pisana, imponendo un corto circuito politico insidioso. I consiglieri regionali del territorio — sia di maggioranza che di opposizione — potrebbero trovarsi schiacciati tra la disciplina di partito romana e il dovere di rappresentanza locale. Voltare le spalle a un fronte compatto di Comuni significherebbe condannarsi all’impopolarità sul territorio; assecondarli vorrebbe dire smontare l’impianto finanziario dei Consorzi voluto dalla Regione.

Luca Di Stefano sa bene che la sua delibera non cancella d’incanto le cartelle. Ma sa anche che, trasformando una protesta di piazza in un atto istituzionale, ha innescato una reazione politica che la Regione non potrà né ignorare né liquidare con qualche cavillo burocratico.