Consorzio industriale, riforma e scontro: strategie opposte ma stessa visione

La proposta di legge sul Consorzio industriale del Lazio non è solo una riforma tecnica, ma un passaggio politico che mette a confronto due visioni. Da una parte Pd e Italia Viva puntano a ridefinire governance e rappresentanza; dall’altra la linea della Giunta Rocca, con Roberta Angelilli e Raffaele Trequattrini, spinge per un ente snello e operativo. Paradossalmente, gli obiettivi coincidono in larga parte, ma diverge il modello di gestione. Sullo sfondo, una partita che riguarda non solo le regole, ma il controllo dello sviluppo economico regionale.

Roberta Di Domenico

Spifferi frusinati

Sulla carta è una proposta di riforma: con la quale ridisegnare l’assetto del sistema industriale del Lazio. Nella realtà è un tentativo di mettere sotto assedio politico il Consorzio industriale regionale: farlo proprio ora che è in atto una trasformazione epocale che lo porterà a diventare il braccio operativo delle politiche economiche ed industriali del Lazio.

C’è questo dietro alla proposta di legge n.262, “Disciplina organica dei sistemi industriali e produttivi e Consorzio Unico per lo Sviluppo Industriale del Lazio”, depositata in regione. Non è un caso che la proposta porti la prima firma di Marietta Tidei (Italia Viva), con quelle di Daniele LeodoriEmanuela Droghei e Sara Battisti (Partito Democratico).

Il testo

Daniele Leodori e Sara Battisti

Il testo è ampio ed esaustivo: 22 articoli suddivisi in 5 capi, con un obiettivo chiaro:
ridisegnare governance, funzioni e strumenti del Consorzio unico, con l’ambizione di trasformarlo in un vero “braccio operativo” della Regione per lo sviluppo industriale. Che in pratica è la riscrittura “da sinistra” di un lavoro che da mesi il Commissario Raffaele Trequattrini e l’assessore Roberta Angelilli stanno già facendo “da destra”. La cosa paradossale è che una buona parte dei due lavori è sovrapponibile: dalla maggioranza e dall’opposizione hanno, per larghi tratti, la stessa visione.

Le direttrici ipotizzate sono tre:

  • riordino istituzionale,
  • rafforzamento delle funzioni operative,
  • integrazione con la programmazione regionale ed europea.

In altre parole, non una semplice manutenzione normativa ma un tentativo di riscrivere le regole del gioco.

Funzioni e struttura

Raffaele Trequattrini e Roberta Angelilli

La proposta amplia la platea dei soggetti coinvolti: città metropolitana, province, comuni, camere di commercio, università, istituti di credito e categorie produttive. Possono aderire anche Regione e soggetti della ZLS Lazio. In pratica è quello che già sta avvenendo: nelle settimane scorse si è concluso un paziente lavoro di coinvolgimento portato avanti dal professor Trequattrini ed una trentina di Comuni che prima erano fuori dal contesto si sono aggregati. Non solo: sono entrate grosse realtà istituzionali ed altre sono in procinto di deliberare. Al termine del percorso avviato “da destra” tutti i principali player economici del Lazio saranno dentro al Consorzio. Prima ancora che la eventuale legge di riordino proposta “da sinistra” venga esaminata.

È quasi imbarazzante entrare nel cuore operativo della visione di Pd e Italia Viva. È nell’articolo 4. Ed è in larghissima parte la stessa visione alla quale sono arrivati il vicepresidente Roberta Angelilli con il professor Raffaele Trequattrini. Entrambi i fronti allargano la mission del Consorzio, facendolo diventare una potentissima armata operativa nel campo della crescita economia ed industriale del Lazio. In questa visione sovrapponibile il Consorzio diventa:

  • soggetto attuatore delle politiche industriali regionali;
  • coordinatore delle infrastrutture produttive (acqua, viabilità, energia, banda larga);
  • promotore di investimenti, anche internazionali;
  • gestore di progetti strategici, inclusa la riqualificazione delle aree dismesse;
  • centro unico dei servizi della ZLS Lazio;
  • gestore di incentivi e contributi.

È prevista anche la possibilità di operare come organismo intermedio per fondi europei e PNRR.

Visione opposta

Ma c’è un aspetto sul quale la visione di Pd – Italia Viva è del tutto opposta a quella alla quale sono giunti l’assessore ed il commissario.

La sede del Consorzio Industriale di Frosinone

Per Marietta TideiDaniele LeodoriEmanuela Droghei e Sara Battisti la governance del futuro consorzio deve articolarsi così:

  • Assemblea generale,
  • Comitato direttivo (5 membri),
  • Presidente nominato dalla Regione,
  • Direttore generale con poteri gestionali pieni.

Elemento chiave è il Programma triennale industriale, che definisce obiettivi, risorse e risultati. Sul piano finanziario, il Consorzio dovrà garantire equilibrio economico, con bilanci vincolanti e rischio di commissariamento in caso di inadempienze.

Visione completamente differente quella sulla quale sono arrivati Roberta Angelilli e Raffaele Trequattrini. Per loro il Consorzio Industriale deve essere un ente snello che opera con i tempi delle imprese (e non della politica) e con la testa delle imprese (e non della politica). La differenza con la visione Pd – Iv? Per i Consiglieri di opposizione nella governance del Consorzio deve essere rappresentata ogni area industriale. Per il Governo regionale non è un dogma: ma non per escludere qualcuno. E allora?

Il timore è che tenendo tutti dentro, si tornerebbe indietro di dieci anni: il Consorzio tornerebbe ad essere un luogo di compensazione politica, nel quale i Partiti sgomitano per un 5% in più o in meno, per una strada in più o in meno. Nel quale ognuno reclama il rispetto della sa quota. Invece, nella visione di Roberta Angelilli e del professor Trequattrini il Consorzio deve essere una struttura operativa. A prescindere dalla politica. Per fare un esempio: la soluzione alla crisi dell’Automotive la detta il mercato, “Cosa c’è bisogno di produrre, che possa essere fatto in quegli spazi e con quelle persone?”. Viceversa, sarebbe la politica a dettare una strategia e se poi c’entra nulla con il territorio, amen.

Il nodo politico

Che non sia solo una proposta tecnica ma sia soprattutto una mossa politica dell’opposizione, lo rivela un passaggio. I firmatari parlano di “Tre anni di nulla. Tre anni di annunci, promesse e rinvii. Zero atti”. Nel mirino c’è la Giunta Rocca, accusata di immobilismo su un tema simbolico: il Consorzio industriale ancora commissariato.

In realtà quella proposta non è una provocazione. Ma è uno stimolo che può rivelarsi molto utile se diventa condiviso da maggioranza ed opposizione. Perché? Centrosinistra e centrodestra stanno dicendo che il messaggio è duplice: serve una riforma organica e serve un’agenda aggiornata sullo sviluppo economico. È una delle iniziative più strutturate di questa legislatura sul fronte industriale.

Ed i tempi sono maturi. Ma prima è necessario sciogliere alcuni nodi: la Regione Lazio entra o non entra nel capitale del Consorzio? Roma Capitale, con le sue strategiche aree industriali, entra o non entra nel Consorzio? E se entra, con quale ruolo? Perché il futuro assetto dipende anche da questo. E solo un’interlocuzione politica seria con il sindaco Roberto Gualtieri può dare una risposta. Al tempo stesso va detto che è ingeneroso parlare di “Tre anni di nulla” ma è innegabile che i tempi per portare in Aula il testo della riforma del Consorzio si stanno allungando in maniera evidente.

La realtà operativa: il ruolo del commissario

(Foto © DepositPhotos.com)

Accanto alla battaglia politica però c’è un dato di realtà. Il commissario straordinario Raffaele Trequattrini ha impresso una forte accelerazione operativa ed ha rivoluzionato il Consorzio rivoltandolo come un calzino. Il primo anno ha messo a terra le sue competenze da economista ed ha dato una razionalità accademica ai conti dell’ente. Il secondo anno ha cominciato ad impostare la rotta politica sulla base degli input inviati dall’assessore regionale Roberta Angelilli.

Il risultato pratica è già quantificabile, attraverso numeri che parlano:

  • 37 interventi per circa 40 milioni di euro,
  • 27 appalti aggiudicati,
  • 22 cantieri in esecuzione,
  • oltre 23 milioni impegnati,
  • 9,6 milioni già rendicontati.

Sotto la sua gestione, il Consorzio si è consolidato come principale struttura operativa regionale per lo sviluppo industriale. Sono stati avviati interventi su: modernizzazione delle aree produttive, infrastrutture, servizi alle imprese, oltre al recupero di criticità gestionali.

Ma soprattutto il Consorzio è stato presente su tutti i fronti di politica industriale di respiro nazionale ed europeo. In che modo? In questo mesi ha contribuito al lavoro dell’assessore Angelilli in difesa dell’Automotive: elaborando strategie, piani alternativi, strategie di riconversione industriale. Il Consorzio è stato poi al centro della discussione sull’Aerospazio, altro settore di eccellenza e con un numero di addetti ma soprattutto di miliardi in termini di fatturato che stanno nel Lazio più che in altre Regioni d’Italia. Inoltre ha tracciato una linea strategica sulla gestione delle risorse energetiche nelle aree industriali dando una visione sul futuro a medio termine.

E qui si innesta il punto politico più interessante.

Parole e risultati

Da una parte, l’opposizione denuncia lo stallo e propone una riforma organica. Dall’altra, la gestione commissariale rivendica risultati concreti. Paradossalmente, due narrazioni che si incrociano.

Paradossalmente, puntano entrambe nella stessa direzione anche se con una visione diversa. Una mediazione è economicamente possibile ma bisogna vedere se è politicamente opportuna. È una questione di coraggio.

E che rendono evidente una cosa: la partita sul Consorzio industriale del Lazio non è solo amministrativa. È, a tutti gli effetti, una partita di potere e di visione sul futuro economico della Regione.