Conte a Frosinone, il test politico per vedere se il Campo largo è vivo

L'ex premier arriva il 2 ottobre per presentare il suo libro nell'ambito del festival T.R.A.C.C.E. Ma la visita cade in un momento delicato per il centrosinistra locale, con PD e PSI su binari paralleli. L'ipotesi: potrebbe essere Conte, e non il PD, l'interlocutore giusto per Schietroma?

Roberta Di Domenico

Spifferi frusinati

Giuseppe Conte arriva a Frosinone per parlare di cultura, libri e società. Ma è difficile immaginare che la politica riuscirà a restare fuori dalla porta della sala del Dream Cinema, al Fornaci Village.

L’appuntamento è fissato per venerdì 2 ottobre alle 18.30, nell’ambito della prima edizione di T.R.A.C.C.E. – Festival Culturale Itinerante. L’ex Presidente del Consiglio e presidente del Movimento 5 Stelle presenterà il suo libro “Una nuova primavera. La mia storia, i nostri valori, la sfida progressista per l’Italia“. L’ingresso sarà gratuito.

T.R.A.C.C.E. nasce come festival itinerante dedicato a Territori, Racconti, Arti, Culture, Comunità, Esperienze e porterà nei prossimi mesi scrittori, musicisti, artisti, divulgatori e protagonisti della cultura e della vita pubblica in diversi Comuni della Ciociaria. Dopo Frosinone toccherà a Ferentino, a novembre, con Antonio Bruscoli e il suo romanzo Mambo, mentre a dicembre sarà la volta di Ceccano con l’astrofisico Gianluca Masi, fondatore del Virtual Telescope Project.

Superfluo pensare che la scelta della Provincia di Frosinone sia stata influenzata anche dall’onorevole Ilaria Fontana, una delle persone più vicine a Conte e ciociara doc: è nata ad Alatri.

Un centrosinistra su binari paralleli

Ilaria Fontana (Foto: Giuliano Del Gatto © Imagoeconomica)

Un progetto culturale, dunque, ma l’arrivo di Giuseppe Conte nel capoluogo giunge in un momento piuttosto delicato, nel quale la politica progressista avrebbe veramente bisogno di voltare pagina — per rimanere in tema di libri — in prospettiva delle prossime elezioni comunali.

Perché il problema, a Frosinone, è ormai arcinoto e si ripete con puntualità ad ogni elezione. Una tradizione imbarazzante votata al suicidio politico. Nemmeno assistito ma in totale autonomia e consapevolezza. «E naufragar m’è dolce in questo mare», avrebbe detto Giacomo Leopardi.

Da una parte il Pd, che ha indicato Angelo Pizzutelli come candidato sindaco ma che non ha fatto una sola mossa per promuoverne il nome. E che, attraverso il segretario cittadino Stefano Pizzutelli, ha più volte indicato nel Campo Largo la strada per arrivare alle comunali del 2027. Dall’altra il Psi di Gianfranco Schietroma, che ha messo in campo da più di un anno la candidatura a sindaco di Vincenzo Iacovissi, che viaggia in solitaria come un treno.

Pd e Psi sono ormai due rette parallele destinate a non incontrarsi mai: di fatto, un dialogo tra sordi.

Il campo Largo che non c’è

Vincenzo Iacovissi

Il risultato a Frosinone, ad oggi, è abbastanza curioso: si parla tanto di Campo Largo ma il Campo Largo, almeno nella sua forma politica concreta, come la intendono a livello nazionale, continua a non vedersi, nemmeno da lontano.

Sia Francesco De Angelis che Stefano Pizzutelli hanno certamente provato a costruire un percorso unitario. Prima con l’apertura alle forze progressiste e civiche, poi con il richiamo alla necessità di individuare insieme programma e candidato, anche con le primarie. Più recentemente il Pd ha anche avviato la campagna di ascolto “Frosinone, cosa manca?“, tentando di riportare il partito sul territorio. Ma le divisioni interne tra correnti, mai realmente superate, di fatto non aiutano. (Leggi qui: Post-it, Campanile, ascolto: il PD prova a riprendersi Frosinone).

Angelo Pizzutelli, infatti, non si fida — di nessuno — e per questo non parte con la campagna elettorale. Nonostante manchino meno di 9 mesi alle elezioni: se non ora quando? (Leggi qui: Pizzutelli ha la lista, il PD ha solo riunioni saltate).

Nel frattempo, il Psi ha continuato a muoversi sulla candidatura di Vincenzo Iacovissi, che si è spinto talmente in avanti che tutto lascia pensare non farà passi indietro, o di lato.

Perché potrebbe essere Conte l’interlocutore giusto

Giuseppe Conte (Foto: Andrea Di Biagio © Imagoeconomica)

Ed è qui che la presenza di Conte a Frosinone potrebbe assumere un significato politico ulteriore, anzi diverso. Non perché l’ex presidente del Consiglio possa arrivare a Frosinone con la bacchetta magica del mago Silvan. Nemmeno è pensabile che possa risolvere in un pomeriggio una storia politica locale pluridecennale fatta di divisioni, di rapporti personali deteriorati, di vecchie ruggini, di candidature già avanzate e posizionamenti consolidati. Ma perché Conte potrebbe rappresentare un interlocutore nuovo ed esterno alle dinamiche locali, quindi potenzialmente meno condizionato e/o vincolato dalle vecchie geometrie.

La domanda delle cento pistole, che potrebbe anche risultare provocatoria, allora è: «se il Pd non fosse l’interlocutore giusto per parlare di unità della sinistra con Gianfranco Schietroma?».

Non si tratta evidentemente di un giudizio sul Pd locale o provinciale, ma visti i trascorsi rapporti tra Psi e Dem, che in 15 anni non hanno mai trovato una sintesi unitaria, il sospetto che uno dei due interlocutori non sia quello più indovinato, viene. È semplicemente una domanda politica che nasce dalla fotografia attuale: il segretario cittadino Stefano Pizzutelli ha indicato il Campo Largo come obiettivo, ma il percorso verso quella costruzione, finora, non ha prodotto nemmeno una ipotesi di accordo. Zero carbonella.

Una proposta nuova

Gian Franco Schietroma (Foto: Alessia Mastropietro © Imagoeconomica)

Nel frattempo, il Psi continua a viaggiare in maniera solitaria e autonoma. Allora perché non provare a cambiare interlocutore? Perché non potrebbe essere Giuseppe Conte a parlare con Gianfranco Schietroma?

Il tema, del resto, non sarebbe del tutto estraneo alla traiettoria nazionale del Movimento 5 Stelle. Conte ha appena concluso il percorso di NOVA, costruito proprio con l’obiettivo di elaborare proposte da portare al tavolo nazionale della coalizione progressista. Ergo, anche con il Psi. Lo stesso Conte aveva indicato la conclusione del percorso di NOVA come il momento dal quale aprire il confronto con le altre forze politiche. Frosinone potrebbe quindi diventare, almeno incidentalmente, un piccolo laboratorio politico.

Conte arriva a Frosinone per presentare un libro e inaugurare un festival culturale. Ma giunge in una città nella quale Pd e Psi non sono mai riusciti a trovare una formula comune. E dove il Campo Largo è stato evocato così tante volte da rischiare di diventare più una categoria dello spirito che una coalizione elettorale. Allora, forse — e il forse va evidenziato in grassetto, corsivo e sottolineato, per quanto l’incertezza regni sovrana — serve qualcuno che non abbia partecipato alle vecchie riunioni, non abbia vissuto i vecchi scontri e non debba necessariamente pagare il conto delle vecchie divisioni.

Mission quasi impossible

(Foto: Saverio De Giglio © Imagoeconomica)

Conte dunque potrebbe provarci. Certo, l’impresa avrebbe qualcosa della missione impossibile. Quasi come quelle di Tom Cruise nei panni di Ethan Hunt: entrare nella stanza, mettere insieme Pd e Psi, convincere Schietroma, abbozzare finalmente il Campo largo e contemporaneamente non far saltare il tavolo.

Ma una missione impossibile, ogni tanto, può almeno essere tentata. Anche perché, realisticamente, peggio di una nuova spaccatura del centrosinistra sarebbe difficile immaginare. E il 2027 non è più un appuntamento lontano.

La visita di Conte a Frosinone, quindi, potrebbe essere molto più di una presentazione di un libro. Potrebbe essere un’occasione per capire se esiste ancora uno spazio politico nel quale Pd, Psi, Movimento 5 Stelle, civici e altre componenti progressiste possano sedersi allo stesso tavolo senza partire dalla domanda su chi debba comandare. Prima ancora del candidato, servirebbe capire se esiste una coalizione. Prima ancora del Campo Largo, bisognerebbe forse costruire il campo.