Tra martedì 9 e mercoledì 10 febbraio convocata l'assise comunale di Frosinone per l'approvazione del documento contabile. Il via libera dovrebbe arrivare senza problemi con l'incognita-Marzi. La crisi comunque resta irrisolta: FdI aspetta dal sindaco risposte sul programma come stabilito nell'intesa raggiunta tra Mastrangeli e Trancassini. Sullo sfondo il question time dell'11 e le elezioni provinciali dell'8 marzo
Il Consiglio comunale di Frosinone torna al centro della scena politica. Lo fa con la doppia convocazione fissata per martedì 9 febbraio alle 18.30 (in prima chiamata) e per mercoledì 10 febbraio alle 20 (in seconda). All’ordine del giorno c’è l’esame del Documento Unico di Programmazione e del Bilancio di Previsione 2026-2028. Detto così sembra un bicchiere di acqua fresca: invece può essere o l’elisir che allunga la vita amministrativa al sindaco Riccardo Mastrangeli o il veleno che uccide in maniera definitiva la sua Giunta.
Un appuntamento che, dietro la veste formale e tecnica dell’atto contabile, rappresenta infatti un passaggio decisivo per la tenuta politica dell’amministrazione Mastrangeli. E’ un’assicurazione sulla vita (politica) della consiliatura.
A stretto giro, giovedì 11 febbraio alle 17.30, è in programma una nuova seduta dedicata alle interrogazioni a risposta immediata: il question time, momento tradizionalmente rivelatore degli equilibri – e degli umori – all’interno dell’aula consiliare.
Nessun dubbio sull’ok al bilancio

Sul destino del Bilancio, tecnicamente l’atto più importante di un’amministrazione, tuttavia, non sembrano esserci reali incertezze. Il documento verrà approvato. Non esistono dubbi.
Non per una ritrovata coesione politica della variegata maggioranza che sostiene il sindaco, né per una reale armonia programmatica, ma per una cinica e pragmatica “ragion di Stato“. Nessuno ha interesse e voglia di far saltare il banco e consegnare Palazzo Munari a un commissario prefettizio.
La mancata approvazione del Bilancio significherebbe, infatti, la fine anticipata della consiliatura, con 16 mesi di anticipo rispetto alla naturale scadenza. Uno scenario che nessun gruppo politico sembra disposto a prendere in considerazione, soprattutto in una fase di forte confusione e incertezza come quella che attraversa la politica, tutta in senso assolutamente trasversale, a Frosinone. Nessuno è pronto: nessuna alleanza è intelaiata, i poli sono in guerra al loro interno tanto al centrodestra e tanto al centrosinistra. Andare alle elezioni anticipate così significa lanciarsi senza paracadute e confidando in un fienile piazzato nel punto giusto lì giù.
Enigma-Marzi, la crisi irrisolta

In questo contesto, la permanenza in Consiglio comunale, o in Giunta, rappresenta un vero e proprio bene rifugio, più solido dell’oro. I numeri, del resto, parlano chiaro: il Bilancio dovrebbe passare già in prima convocazione, quando servono 17 consiglieri presenti e votanti. L’unica incognita riguarda la posizione del gruppo dell’ex sindaco Domenico Marzi. Difficile immaginare un voto favorevole, ancora più improbabile un voto contrario. Molto più realistico lo scenario di un’astensione tattica, utile a marcare una distanza politica con l’esecutivo Mastrangeli, senza però assumersi la responsabilità di un possibile default amministrativo.
Sullo sfondo resta però il dato politico più rilevante: la crisi che ha fatto traballare l’amministrazione Mastrangeli non è stata risolta. È stata semplicemente congelata. Messa in pausa, come una lasagna avanzata nel freezer, pronta a essere riscaldata domani, tra qualche mese, o forse mai.
Il calcolo tattico di Trancassini

In questo quadro si inserisce l’intervento del Coordinatore regionale di Fratelli d’Italia, l’onorevole Paolo Trancassini, che ha avuto l’effetto di un’operazione chirurgica. (Leggi qui: FdI rialza la testa: restituite le deleghe, Trancassini congela il resto. E leggi anche Nuovo vertice a Montecitorio: Trancassini rimette in bilico Frosinone).
L’ipotesi del terzo assessorato in quota FdI è stata bloccata, non per rinnovato spirito unitario, o per amore della stabilità, ma per un preciso calcolo tattico. I meloniani hanno scelto di non forzare la mano adesso, preferendo mantenere ampi margini di manovra per il prossimo anno e tenere il sindaco costantemente sotto osservazione. E sotto pressione.
Il messaggio, mai formalizzato ma chiaramente filtrato, è inequivocabile: “Il bilancio lo approviamo. Poi vediamo se il programma lo arricchisci davvero come chiediamo noi, o se continui a fare orecchie da mercante”. Il mancato adeguamento programmatico diventerebbe l’alibi perfetto, servito su un vassoio d’argento ai Fratelli, per arrivare alle elezioni comunali del 2027 ognuno per conto proprio, ciascuno con il proprio candidato sindaco. La Lega e Mastrangeli da una parte, Fratelli d’Italia dall’altra.
Elezioni provinciali, appuntamento strategico

A rendere il clima ancora più frizzante a Palazzo Munari c’è poi la scadenza dell’8 marzo. Non solo la Festa della Donna, ma anche il giorno delle elezioni provinciali. Un appuntamento strategico per tutti i partiti, non tanto per il peso politico di un ente svuotato dalla riforma Delrio, quanto per la partita della rappresentanza.
Non avere un proprio riferimento in Consiglio provinciale, equivale a essere politicamente irrilevanti. Lega e Fratelli d’Italia, in particolare, non possono permettersi di restare fuori da Palazzo Iacobucci con candidati riconoscibili.
Una sfida che sarà anche interna ai due Partiti e nella quale i voti ponderati dei consiglieri comunali di Frosinone pesano come macigni. Anche per questo, un’interruzione anticipata della consiliatura Mastrangeli non è mai stata realmente nell’agenda politica di nessun partito.
Il banco di prova del question time

Infine, il question time dell’11 febbraio. Per il sindaco sarà l’ennesimo banco di prova, utile a misurare il sentiment nella sua maggioranza, ma anche nell’opposizione, in particolare nel new deal democrat.
Come ricordava Oscar Wilde, “la verità è raramente pura e mai semplice“. A Palazzo Munari, in questo momento, lo è ancora meno.



