Crolla l’ippocastano a Castel Sindici. E Del Brocco affonda: “Inadeguati”

Il cedimento intorno alle 15 in uno dei luoghi più frequentati della città. Dopo la "Quercia Gaia", un altro crollo ampiamente annunciato. L'ex assessore attacca a testa bassa, e ora l'opposizione scalda i motori.

Forse stavolta non va chiamata fatalità. Quando la statistica inizia a ripetersi con questa frequenza, la sfortuna cede il passo alle responsabilità. A Ceccano, la natura ha presentato il suo secondo, pesantissimo conto: intorno alle ore 15 di oggi, il grande ippocastano che dominava l’ingresso di Castel Sindici è collassato rovinosamente al suolo.

Ha schiacciato il cancello, ammaccato qualche macchina, ma soprattutto ha fatto trattenere il fiato a un’intera città. Perché in quel momento, sotto quel gigante di legno e foglie, non passava nessuno. Un autentico miracolo laico in un’area che è il cuore pulsante delle passeggiate ceccanesi, meta fissa per le famiglie o per chi semplicemente porta a spasso il cane. Se sotto quell’albero ci fosse stato un bambino, oggi staremmo scrivendo la cronaca nera di una tragedia.

Il fantasma di “Gaia” e il teorema della sicurezza

La quercia Gaia

Non è una coincidenza ed è questo il dato politico e amministrativo che fa più rumore dello schianto. Il crollo di oggi si mette in scia al celebre episodio della “Quercia Gaia”. Due alberi, due crolli improvvisi, zero feriti solo per pura e semplice grazia ricevuta. (Leggi qui).

Ma amministrare una città non può basarsi sui miracoli. A volte, chi governa, deve avere il coraggio dell’impopolarità: abbattere un albero malato scatena sempre l’ira degli ambientalisti dell’ultima ora sui social ma la sicurezza dei cittadini viene prima di ogni like. Serve velocità, serve capacità di leggere le perizie. E soprattutto, serve intervenire prima che il legno marcio ceda.

L’affondo frontale di Riccardo Del Brocco

Chi non fa sconti e mette il dito esattamente nella piaga è Riccardo Del Brocco. L’ex assessore all’Ambiente ci mette pochi minuti a inquadrare politicamente la vicenda, lanciando un siluro dritto sotto la linea di galleggiamento della maggioranza. Lo fa elogiando, di fatto, la bontà di un lavoro tecnico che era già stato messo nero su bianco.

«Tutto ampiamente prevedibile, come nel primo caso, leggendo semplicemente le perizie dell’agronomo» tuona Del Brocco dai suoi canali social, togliendosi anche un grosso sassolino dalla scarpa: «Sempre lo stesso, quello che non capiva niente perché era “amico mio”». Il riferimento è chiaramente verso il dottor Alessio Arduini, che oggi guida anche la XII Comunità montana dei Monti Ernici e politicamente vicino alla consigliera regionale Alessia Savo.

Palazzo Antonelli

Ma il vero brivido freddo corre lungo la schiena di Palazzo Antonelli quando Del Brocco ricorda cosa sarebbe dovuto accadere a Castel Sindici di lì a poche ore: «Immaginare se fosse successo domani durante un evento sportivo previsto proprio a Castel Sindici… finiva in tragedia». Il riferimento, chiarissimo e tagliente, è alla camminata benefica Telethon organizzata dalla Fondazione, che prevedeva il passaggio e un raduno proprio all’interno dell’area del castello.

L’attacco finale di Del Brocco è una sentenza politica che bolla l’amministrazione, azzerando le difese d’ufficio dei pretoriani del sindaco: «Ecco, l’ippocastano e Gaia riportano tutti un po’ con i piedi per terra, dove tifosi e blogger parentali non funzionano più e restano solo le immagini di quello che siete: Totalmente Inadeguati». Un segnale forte, quello lanciato da Del Brocco: la sicurezza non può mai essere data per scontata o sacrificata sull’altare del consenso facile.

Nel mirino la delega di Colombo Massa

La macchina dell’emergenza ha funzionato: appena due ore dopo il crollo, l’ippocastano è stato tagliato e rimosso grazie all’intervento tempestivo di una ditta incaricata. Ma le macerie politiche restano tutte lì, accatastate sul selciato.

Colombo Massa

Siamo davanti al secondo episodio di questa portata e inevitabilmente, i ragionamenti all’interno del Consiglio Comunale iniziano a farsi spigolosi. Tutti gli sguardi ora sono puntati sulla delega all’Ambiente, quella che porta la firma di Colombo Massa. La domanda che serpeggia nei corridoi della politica ceccanese è spietata: si può continuare a gestire il verde pubblico affidandosi alla buona sorte? Non è escluso più nulla in termini di rimpalli di responsabilità, perché un conto è gestire le aiuole, un conto è sventare tragedie annunciate da perizie.

Per il momento, da Del Brocco arriva un altro pesantissimo affondo, ma ha appena scoperchiato il vaso di Pandora. C’è da scommettere che nelle prossime ore il resto della minoranza uscirà dal torpore per unirsi al coro, alzando il tiro. La stagione delle “fatali coincidenze” a Ceccano sembra essere finita. 

La trincea di Colombo: «È sciacallaggio»

La recente potatura degli alberi a Ceccano

La risposta di Palazzo Antonelli non si fa attendere ed ha il sapore amaro della resa dei conti. Colombo Massa, delegato a Parchi e Giardini, rifiuta l’abito del capro espiatorio e trasforma il crollo dell’ippocastano nell’ennesimo ring politico. Non nega il problema, anzi, incassa il colpo e ammette che quella pianta andasse tagliata da tempo. Ma applica una chirurgica moviola retroattiva che sposta il baricentro delle colpe ben oltre il suo recente mandato: «Non è una questione dell’ultimo anno. In un decennio si sarebbe potuto fare di più».

È il preludio al contrattacco frontale, un siluro diretto proprio a Del Brocco, senza mai nominarlo direttamente ma descrivendone perfettamente l’ombra. «Mi meraviglio che si lamenti soprattutto chi avrebbe dovuto provvedere in prima persona nel suo mandato precedente da assessore». Secondo la ricostruzione di Massa, non c’è stato alcun sonno amministrativo: il taglio dell’albero era già in cima alla tabella di marcia e programmato per la settimana successiva. A giocare d’anticipo, insomma, sarebbe stato solo il maltempo. Una difesa d’ufficio che blinda l’Amministrazione Querqui, bollando le accuse della minoranza come “sciacallaggio politico” e “mistificazione della realtà“. 

L’arrampicata sugli specchi

La replica di Massa ha però tutto il sapore di un’arrampicata sugli specchi, per giunta scivolosi. Puntare l’indice su “quelli di prima” è un classico intramontabile della politica, ma c’è un dettaglio temporale che non passa inosservato: l’attuale delegato è in sella ormai da un anno. Trecentosessantacinque giorni. Un tempo politicamente enorme, più che sufficiente per passare dalle verifiche all’azione, senza dover per forza cercare alibi guardando nello specchietto retrovisore.

In politica si può dare la colpa alla proverbiale lentezza degli uffici, si può scaricare il barile sui ritardi tecnici o sulla burocrazia, ma la realtà dei fatti è un’altra: un buon amministratore è colui che ha il polso della situazione. È colui che, davanti a una perizia allarmante, pianta le tende negli uffici e batte i pugni sul tavolo per far velocizzare le pratiche, specie quando c’è di mezzo la sicurezza pubblica. Oggi, ancora una volta, si è sfiorata la tragedia. Poteva finire malissimo, eppure per la seconda volta l’amministrazione Querqui si è salvata per un soffio, aggrappandosi più alla provvidenza che alla programmazione.

Riccardo Del Brocco

In questo cortocircuito politico si consuma il paradosso perfetto: da un lato Colombo Massa punta l’indice contro “quelli di prima” giurando che il taglio era già in programma, dall’altro Riccardo Del Brocco accusa “quelli di adesso” sventolando una perizia che già certificava il pericolo. Ma il dettaglio che smaschera il teatrino dello scaricabarile è lampante. Perché?

Se quella perizia parlava chiaro già ai tempi del suo assessorato, perché Del Brocco non è intervenuto allora? E perché, allo stesso modo, l’attuale delegato ha lasciato scorrere un intero anno di mandato senza impugnare la motosega? Nel grande gioco del rimpallo politico, la verità amara è che nessuno ha tagliato quell’albero. Poi da destra si dirà che Del Brocco non lo ha tagliato perché le perizie sono figlie di un finanziamento che ha preso nel 2022 ed il primo lotto di lavori era su Monte Siserno poi arrivò il collasso del centrodestra. Da sinistra si dirà altrettanto che Massa aveva già predisposto tutto ed alla fine il destino ha accorciato i tempi.

Il rimpasto all’orizzonte

Andrea Querqui

C’è un dato politico ineludibile in questa vicenda. La delega all’Ambiente e al Verde Pubblico, pur essendo formalmente nelle mani di un consigliere comunale, pesa e gestisce dinamiche (e bilanci) con la potenza di fuoco di un vero e proprio Assessorato. Visti i precedenti e l’imbarazzo generato, non è affatto escluso che si apra a breve un ragionamento spinoso all’interno della maggioranza per quanto riguarda l’assetto delle deleghe.

Il sindaco Querqui potrebbe trovarsi costretto a prendere in mano la situazione in prima persona. Il motivo è semplice: il bonus della “fatalità” e il credito della “sfortuna” sono ormai agli sgoccioli. Adesso è arrivato il tempo delle responsabilità nude e crude. Quello di Castel Sindici è l’ennesimo episodio che l’amministrazione avrebbe potuto e dovuto gestire diversamente, perché la sicurezza dei cittadini viene prima delle scartoffie e dei rimpalli di colpa: chi governa deve essere veloce, attento, e avere il coraggio di imporre cambiamenti di passo. Prima che il prossimo albero presenti un conto che nessuna replica sui social potrà ripagare.