Le amministrative in Ciociaria confermano il peso decisivo di civiche, candidati radicati e aggregazioni trasversali. Un segnale che arriva fino a Frosinone, dove il voto del 2027 potrebbe premiare territorio, centro e nuove generazioni.
Mentre la maggioranza del sindaco del capoluogo Riccardo Mastrangeli cerca, per l’ennesima volta, una parvenza di stabilità politica (come Gabriella Ferri cercava la Titina: «la cerco ma non la trovo») le elezioni amministrative di ieri in Italia, e nei nove Comuni della provincia di Frosinone, non hanno deciso soltanto nuovi sindaci e nuovi assetti territoriali. Hanno consegnato anche un messaggio politico preciso per le comunali del capoluogo del prossimo anno. (Leggi qui: Nove comuni al voto in Ciociaria: vincono i sindaci, non le sigle).
Un messaggio fatto di territorio, generazioni nuove, liste civiche e aggregazioni centriste trasversali: il Comune di Pontecorvo fa giurisprudenza sulla materia. Ha dimostrato che quei fattori non fanno rumore ma pesano. Perché il voto Comunale continua ad avere una sua grammatica autonoma. Una lingua diversa da quella nazionale. Dove il simbolo pesa meno della persona, la coalizione meno della credibilità territoriale, il Partito meno della rete civica costruita negli anni.È il vecchio, decisivo per le comunali, «fattore T»: territorio.

Nei Comuni al voto in Ciociaria — da Boville Ernica a Cervaro, passando per la clamorosa lezione di trasversalità arrivata da Pontecorvo — si è capito chiaramente che le Comunali obbediscono a leggi proprie. La contrapposizione frontale tra blocchi ideologici si è annacquata, lasciando spazio a dinamiche fluide, quasi molecolari, dove le appartenenze tradizionali si sono sciolte dentro aggregazioni locali capaci di parlare a mondi diversi. In Ciociaria hanno vinto soprattutto candidati radicati, riconoscibili e riconosciuti. Non necessariamente riconducibili agli schemi classici nazionali o regionali.
La hall di un grand hotel
È un elemento che potrebbe avere un peso enorme anche su Frosinone. Perché il Comune capoluogo arriva all’appuntamento del prossimo anno dopo una consiliatura tra le più tese, complesse, travagliate e indecifrabili degli ultimi trent’anni. Una maggioranza mobile, dove ben nove consiglieri comunali eletti nel centrodestra sono passati all’opposizione di centrosinistra (due poi sono addirittura rientrati in maggioranza) e con tre consiglieri eletti con il centrosinistra passati a sostenere il sindaco indicato dalla Lega. Più che un Consiglio Comunale, la hall di un grand hotel: chi parte e chi arriva.

Tutto questo è la rappresentazione plastica di un quadro politico dove le identità tradizionali a Frosinone si sono progressivamente sfilacciate. Il primo dato che emerge dalle amministrative di ieri è proprio questo: la politica dei recinti ideologici funziona sempre meno. E vale soprattutto nei Comuni medi, dove il cittadino vota il volto, la storia personale, la capacità di relazione. Non è un caso che l’Istituto Piepoli, dopo i risultati, abbia acceso i riflettori sul «peso delle liste civiche»: contenitori trasversali capaci di drenare consenso fuori dagli schieramenti tradizionali grazie a figure già radicate sul territorio.
Come scriveva il sociologo Zygmunt Bauman: «Nelle società liquide le appartenenze durature si indeboliscono, mentre cresce il bisogno di relazioni immediate e riconoscibili». Tradotto nella politica locale: il simbolo conta meno della fiducia personale.
La Garde Impériale di Mastrangeli
Mastrangeli, che fiuta l’aria meglio di un setter da tartufi a Campoli Appennino, sa perfettamente che tra dodici mesi riproporre lo schema classico del centrodestra del 2022 è quasi impossibile. Anche perché i rapporti interni alla coalizione che oggi lo regge restano estremamente fragili, e Forza Italia appare sempre più distante da una ricomposizione del rapporto — politico e personale — e dunque dal sostegno alla sua ricandidatura.

Per questo prende corpo l’ipotesi di una struttura politica diversa: una forte ossatura d’area di centrodestra, trainata soprattutto dalla Lega e probabilmente da Fratelli d’Italia, con i mondi civici vicini all’attuale amministrazione (la lista del vicesindaco Antonio Scaccia e quella del presidente dell’ASP Gianfranco Pizzutelli) accompagnata da un robusto innesto civico anche trasversale. Stavolta di fedeltà certificata. Come la Garde Impériale creata da Napoleone Bonaparte: una riserva strategica di veterani pluridecorati, legata all’imperatore da devozione totale. Mastrangeli non consentirà più il ripetersi di «piccoli Anselmo Pizzutelli o Maria Antonietta Mirabella crescono».
Dentro questa possibile costruzione potrebbero trovare spazio personalità moderate, riformiste, tecniche, amministratori e professionisti che non si riconoscono più nella linea politica del Partito Democratico cittadino. A Frosinone il PD continua a vivere una fase di difficile leggibilità politica — non solo verso l’esterno, ma spesso persino al proprio interno. Il raccordo tra Segreteria cittadina e gruppo consiliare stenta a decollare. Come due amici che si danno appuntamento al Bar Celani di via Aldo Moro alle cinque del pomeriggio con orologi che indicano ore diverse: uno va avanti e uno indietro. L’aperitivo insieme rischiano di non prenderlo mai.
L’ago della bilancia del 2027

A questa ipotesi di coalizione innovativa per il prossimo anno potrebbe guardare con interesse anche l’ex sindaco Domenico Marzi. Uomo di cultura politica profonda e conoscitore delle dinamiche del capoluogo, Marzi difficilmente finirà per sostenere un candidato totalmente riconducibile al PD o all’attuale schema classico del centrosinistra. Più facile immaginare un interesse verso formule civiche larghe, moderate, capaci di parlare anche a mondi che non voterebbero mai la sinistra tradizionale.
Ed è qui che entra in gioco un altro elemento decisivo: il centro e Forza Italia fuori rotta. Per anni considerato residuale, torna oggi a essere il vero ago della bilancia. Forza Italia, i mondi moderati, l’area riformista, le esperienze civiche e la lista FutuRa potrebbero ragionare su una candidatura alternativa — sia a Mastrangeli che al centrosinistra — capace di intercettare quell’elettorato deluso dall’attuale governance del Comune capoluogo, ma culturalmente incompatibile con il centrosinistra. È uno spazio politico reale. E potenzialmente enorme.
La Generazione Alpha

C’è poi un fattore nuovo che non è possibile sottovalutare in ottica 2027: la Generazione Z. E soprattutto la cosiddetta Generation Alpha — i ragazzi nati nel 2008 che nel 2026 compiono diciotto anni e votano per la prima volta. All’inizio sembrava solo un dettaglio sociologico. Rischia invece di diventare un elemento politico determinante. Come ha dimostrato, sul terreno, il voto alle Comunali di Cervaro: il sindaco Ennio Marrocco è un veterano tra i più esperti in Ciociaria; eppure questa volta ha dovuto faticare un paio di camicie in più per centrare l’ennesima elezione. La quarta: il che dice tutto. Ma nonostante questo, Marrocco ha registrato da subito che una parte ampia della fascia dei giovanissimi non lo ha votato e lui li ha messi tra le prime cose da fare nei prossimi mesi. Costruire il dialogo anche con loro.
Questi giovani non ragionano secondo le categorie tradizionali della militanza. Non si affidano alla tv o ai giornali per la loro formazione politica. Non hanno appartenenze storiche. Si muovono per percezioni, linguaggi codificati dai social, autenticità, temi concreti: ambiente, mobilità, spazi urbani, università, sicurezza sociale, opportunità lavorative. E soprattutto premiano chi appare credibile e diretto. Il referendum sulla giustizia ha già mostrato come le nuove generazioni possano orientare una consultazione elettorale in modo molto più incisivo rispetto al passato.
Chi saprà parlare a questo elettorato avrà un vantaggio enorme a Frosinone. Perché il voto del 2027 potrebbe essere il primo vero appuntamento elettorale post-ideologico della storia recente del capoluogo. Una competizione meno rigida, meno «di bandiera», molto più liquida e personale. Dove conteranno le aggregazioni civiche, le reti territoriali, la capacità di costruire fiducia trasversale. Esattamente ciò che si è già visto nei Comuni andati al voto domenica e lunedì.


