Dal motore al blindato: il Cassinate davanti al bivio Stellantis

Dalla crisi dell’auto alla possibile produzione di veicoli militari: lo stabilimento Stellantis Cassino Plant verso una svolta storica, tra difesa, nuove alleanze industriali. Le anticipazioni del sindaco Ferdinandi.

Lo stabilimento Stellantis Cassino Plant si prepara a calzare l’elmetto ed indossare il giubbotto antiproiettile. Negli spazi lasciati liberi dalla produzione di automobili ora potrebbero essere realizzati veicoli militari: lo ha scritto – nero su bianco – il sindaco di Piedimonte San Germano Gioacchino Ferdinandi.

La nascita della joint venture Leonardo – Rheinmetall, la definizione dei programmi Mbt e Aics per l’Esercito italiano ed il progressivo ridimensionamento delle aree produttive Stellantis Cassino Plant rendono sempre più chiaro che il nostro territorio è coinvolto in una fase di trasformazione industriale profonda. La prospettiva di destinare parte dello stabilimento di Piedimonte San Germano alla produzione di veicoli militari rappresenta un cambio di paradigma per l’area del Cassinate ha scritto poco fa il sindaco Ferdinandi in un post sulla sua pagina Facebook.

Per il sindaco, sta prendendo corpo l’ipotesi avanzata un anno fa: “una parte del sito Stellantis di Piedimonte San Germano potesse essere riconvertita verso produzioni strategiche, in particolare nel settore della difesa, con un ruolo diretto di Leonardo. Oggi quell’ipotesi sta trovando conferme concrete.

La joint venture

La firma della joint venture tra Leonardo e Rheinmetal

A cosa fa riferimento il sindaco quando parla di joint venture tra Leonardo e Rheinmetall? È un’alleanza tra due colossi per realizzare lo stesso progetto insieme e poi ognuno per la sua strada. Il colosso italiano e quello tedesco si sono uniti per sviluppare la produzione di nuovi mezzi corazzati per l’Esercito Italiano, inclusi il carro armato principale (Mbt) e il sistema di combattimento della fanteria (AICS/A2CS). Hanno creato per questo Leonardo Rheinmetall Military Vehicles (LRMV) joint venture paritetica (50%-50%).

La collaborazione tra Leonardo e Rheinmetal mira a modernizzare le forze armate italiane, basandosi su piattaforme come il Panther KF51 per l’MBT e il Lynx per l’A2CS. Leonardo Rheinmetall Military Vehicles (LRMV) è una joint venture paritetica (50%-50%) tra Leonardo e Rheinmetall, fondata per lo sviluppo dei nuovi mezzi. Il programma Mbt al quale fa riferimento il sindaco riguarda la produzione di un nuovo carro armato principale (Main Battle Tank), basato sulla piattaforma Panther KF51 di Rheinmetall, che sostituirà il vecchio carro Ariete un tempo colonna dei nostri battaglioni corazzati. La produzione prevede 132 carri armati e circa 140 veicoli specializzati.

L’ipotesi Stellantis Cassino

Un corazzato Lynx-KF41-Hun.

Cassino Plant invece sarebbe interessata dal Programma A2CS (originariamente AICS). Questo programma prevede l’acquisizione di 1.050 veicoli corazzati per la fanteria su piattaforma Lynx, destinati a sostituire i mezzi obsoleti. Il primo contratto, del valore di 15 miliardi di euro, è stato firmato nei giorni scorsi e prevede la consegna iniziale di 21 veicoli.

Ma è solo l’antipasto. Per capirlo è sufficiente sfogliare il Documento Programmatico Pluriennale della Difesa italiana. È stato pubblicato lo scorso ottobre: per il triennio 2025-2027 prevede l’aumento degli stanziamenti per i nuovi veicoli destinati alla fanteria pesante (A2CS). L’Esercito italiano deve rinnovare la flotta vetusta dei Dardo, per questo c’è stata un’integrazione di quasi 2 miliardi di euro.

La torretta Hitfist 25mm di Leonardo montata su un corazzato Freccia in assetto antocarro.

Nel dettaglio, la commessa comprende 5 veicoli Lynx KF-41 di Rheinmetall con torretta Lance e 16 mezzi in nuova configurazione dotati dello stesso scafo ma equipaggiati con la torretta Hitfist 30mm di Leonardo.

Non solo. L’accordo prevede anche l’upgrade a quest’ultima configurazione per tutto il resto della flotta, più altri 30 veicoli opzionali, sistemi di addestramento e simulazione. Si tratta di mezzi di ultima generazione completamente digitalizzati, “in grado di agire in modo interoperabile in un contesto multidominio”, spiega la nota congiunta. In pratica: elementi chiave della trasformazione in corso nelle forze terrestri europee. Ci prepariamo alla guerra.

Dalle auto ai corazzati

La catena di montaggio delle Fiat 126 a Piedimonte San Germano

Lo stabilimento Cassino Plant non è una fabbrica qualunque. È un luogo simbolico per l’Automotive italiano. Qui sono nate le Fiat che hanno motorizzato il ceto medio italiano, qui si è consumato il passaggio all’era “premium” con FCA, qui oggi si assemblano modelli come Maserati Grecale e Alfa Romeo Giulia e Stelvio. Ma i numeri raccontano una realtà meno scintillante: volumi ridotti, una sola linea produttiva, un solo turno di lavoro, ampie porzioni di stabilimento ormai inutilizzate e persino messe in vendita come la storica Palazzina Uffici.

Per il sindaco Gioacchino Ferdinandi, la conversione verso la produzione di veicoli militari “non è un passaggio semplice. È un cambiamento che si inserisce in un contesto europeo complesso, che pone interrogativi politici e strategici. Ma è anche una transizione che può restituire lavoro, stabilità e nuove competenze ad un territorio che sta pagando da anni la crisi dell’automotive”. Cioè non è un passaggio neutro. Porta con sé interrogativi politici e morali. Ma è anche, nella dura grammatica dei territori, una possibile ancora di salvezza: lavoro, stabilità, competenze nuove per una comunità che da anni paga il prezzo della crisi dell’automotive.

La catena di montaggio della Fiat Ritmo a Cassino

Davanti a questo scenario, la proposta che affiora non è soltanto industriale. È culturale. Passare dalle auto ai mezzi militari significa cambiare paradigma. Significa inserirsi dentro una nuova geografia europea della difesa, oggi spinta dagli equilibri internazionali e dalle paure del continente. Per la prima volta dalla fine della Seconda Guerra Mondiale gli Usa dicono che a capo della difesa europea non deve esserci un loro generale. Non ci vuole molto per capire che ci stiano lasciando al nostro destino.

Stellantis, bombe e medicinali

Il sindaco non esclude un’altra ipotesi, forse meno rumorosa ma non meno strategica: l’insediamento di produzioni farmaceutiche negli spazi oggi vuoti dello stabilimento. Un anno fa era stata ipotizzata un’operazione con Astrazeneca ma in competizione c’erano anche altri 3 siti italiani.

Foto © Stefano Strani

Difesa e salute. Blindati e farmaci. Due industrie che, se ben governate, potrebbero ridisegnare il futuro del polo industriale del Cassinate. La storia insegna che i territori sopravvivono non quando difendono il passato ma quando sanno interpretare il futuro prima degli altri. Piedimonte San Germano si trova oggi su quella linea sottile dove la nostalgia non basta più e il cambiamento fa paura. Come spesso accade, non sarà una scelta tecnica a fare la differenza ma una scelta politica nel senso più alto: decidere che ruolo vuole avere questo territorio Paese nei prossimi vent’anni. E per esercitarlo servono armi con cui difendersi: l’Ucraina lo insegna.

Dalle berline ai blindati, dai motori civili alle esigenze strategiche: non è solo una metamorfosi industriale. È una pagina di storia che sta iniziando a scriversi.