Dalla formazione dei giovani ingegneri alle grandi opere idrauliche, i Consorzi di Bonifica ridefiniscono il loro ruolo: presidi avanzati contro il rischio idrogeologico e pilastri della resilienza territoriale nel Lazio.
C’è un filo rosso che unisce un’aula universitaria di Roma Tre e un impianto idrovoro nella piana reatina. È il filo della nuova missione dei Consorzi di Bonifica: non più semplici enti tecnici relegati alla manutenzione ordinaria ma sentinelle avanzate del territorio, chiamate a difenderlo dagli effetti sempre più violenti dei cambiamenti climatici.
In questo senso va letta la presenza del Consorzio di Bonifica Litorale Nord di Roma all’iniziativa “CV at Lunch – Dicembre 2025”, organizzata dal Dipartimento di Ingegneria dell’Università Roma Tre. Non una semplice fiera del lavoro, ma un messaggio chiaro rivolto alle nuove generazioni di ingegneri: il fronte decisivo dell’innovazione ambientale passa anche – e sempre di più – dalla gestione dell’acqua e del suolo.
Il futuro si costruisce con le competenze

Al desk del Consorzio, con materiali multimediali e progetti concreti, c’erano due giovani professioniste, Arianna Manoni e Sara Bartoletta. Un dettaglio tutt’altro che secondario. Perché il futuro della difesa idrogeologica non si costruisce solo con le opere, ma anche con competenze nuove, capacità progettuali, visione scientifica. I Consorzi cercano cervelli prima ancora che braccia, perché oggi la sfida è anticipare i fenomeni estremi, non rincorrerli.
Lo ha detto con chiarezza il presidente Niccolò Sacchetti: far conoscere il ruolo dei Consorzi significa spiegare che la sicurezza idraulica e la garanzia della risorsa irrigua non sono temi settoriali ma pilastri della resilienza territoriale. In un Paese fragile come l’Italia, sono politiche di protezione civile permanente.
Altra Bonifica, stessa logica

La stessa logica è alla base dell’intervento appena completato dal Consorzio di Bonifica Etruria Meridionale e Sabina sul canale dei Bifolchi, nella piana reatina. Un’opera attesa da oltre mezzo secolo, che oggi diventa realtà proprio mentre gli eventi climatici estremi si fanno più frequenti e distruttivi.
Il nuovo impianto idrovoro alla foce del canale sul fiume Velino non è solo un’infrastruttura: è una risposta strutturale a un rischio sistemico. Serve a proteggere oltre 1.500 ettari di terreni agricoli, infrastrutture e abitazioni, in un’area che finora pagava ogni piena con allagamenti diffusi. Qui il cambiamento climatico non è una teoria, ma una variabile quotidiana.
Il presidente Gianluca Pezzotti lo ha spiegato senza tecnicismi inutili: quest’opera risolve definitivamente problemi che danneggiavano colture, economia e sicurezza. Ed è significativo che sia stata finanziata con fondi del PSR Lazio: segno che la difesa del territorio è ormai riconosciuta come investimento strategico, non come spesa emergenziale. Dal punto di vista tecnico, come ha sottolineato il direttore Vincenzo Gregori, l’impianto è progettato per funzionare anche in condizioni estreme: paratoie intelligenti, vasca di calma, stazione di pompaggio da oltre 2.000 litri al secondo. Tecnologia al servizio della prevenzione, non della riparazione post-disastro.
Ridefinire l’identità

Mettendo insieme Roma Tre e la piana reatina, il quadro è chiaro: i Consorzi di Bonifica stanno ridefinendo la propria identità. Da enti percepiti come tecnici a presidi territoriali di adattamento climatico. Parlano ai giovani, investono in infrastrutture resilienti, proteggono l’agricoltura e le comunità.
Un lavoro nel quale sta avendo un ruolo centrale la Regione Lazio. L’assessore Giancarlo Righini ha compreso la volo quanto possano essere importanti i lavori delle Bonifiche per proteggere l’ambiente e contrastare i cambiamenti del clima. Ed ha creato proprio per questo una Direzione Regionale che se ne occupi: con dirigente e personale che si interessano di questo. Le infrastrutture idriche ora vengono considerate elemento strategico. È da qui che è potuto nascere il cambio di paradigma direttamente sul campo, progettato dalla presidente dei Consorzi Sonia Ricci ed attuato dal direttore generale Andrea Renna.
Fino ad oggi ci siamo accorti dell’acqua solo quando ha invaso le case, questa è forse la rivoluzione più silenziosa e più necessaria. Perché il futuro non si difende con gli slogan ma con canali che tengono, impianti che funzionano e ingegneri che sanno leggere il territorio prima che sia troppo tardi.



