La vicesindaca replica punto su punto alle accuse sul Castello dei Conti: nessuna attesa della Procura, iter già avviato dagli uffici. Una smentita tecnica che diventa politica e ridefinisce i rapporti nella maggioranza.
Alla fine, a intervenire in prima persona, è stata lei. Con un messaggio diretto, netto, costruito parola per parola: Mariangela De Santis ha scelto di rispondere alla lettura politica fissata dal centrodestra durante il Consiglio comunale sul Castello dei Conti. Ed è già questo un passaggio che pesa. Perché la vicesindaca non si limita a chiarire un dettaglio: entra nel merito del racconto politico che è stato fatto su quella vicenda. E dice, in sostanza, che quel racconto non regge.
Che cosa sosteneva il centrodestra
Il punto va ricostruito bene. Nel comunicato diffuso dopo il Consiglio Comunale, il centrodestra aveva sostenuto che sulla vicenda del Castello la maggioranza fosse apparsa confusa, in ordine sparso, incapace di spiegare fino in fondo il ritardo nella ripartenza dell’iter amministrativo. E soprattutto aveva individuato proprio nelle parole di De Santis un passaggio decisivo. (Leggi qui: Ceccano, il Sacco unisce tutti, il Castello divide: il Consiglio in due tempi).

Secondo quella lettura, dall’intervento della vicesindaca sarebbe emerso che l’amministrazione si fosse in qualche modo mossa aspettando, o quantomeno sperando, in ulteriori verifiche da parte della Procura sui lavori. Da lì l’affondo politico: se davvero si fosse lasciato scorrere il tempo in attesa di una iniziativa giudiziaria, allora il peso dei ritardi sarebbe ricaduto tutto sull’attuale amministrazione.
Era questa la chiave dell’attacco. Ed è esattamente questo il punto che oggi De Santis contesta.
“Lettura comoda, ma non rispondente”
La replica va in direzione opposta e lo fa senza troppi giri di parole. La De Santis scrive che la lettura della destra è “ovviamente quella più comoda, utile a ribaltare le responsabilità”. Poi aggiunge il punto essenziale: “quanto è stato rielaborato non corrisponde a quanto affermato dalla sottoscritta”. Tradotto: il centrodestra, secondo De Santis, avrebbe forzato il senso delle sue parole per costruire una polemica più utile sul piano politico.

De Santis chiarisce che la speranza di eventuali verifiche da parte della Procura era una “semplice genuina considerazione”, ma che questa non ha condizionato in alcun modo la tempistica amministrativa, già ricostruita, sottolinea, in modo esaustivo dal sindaco nel corso del Consiglio comunale.
I tecnicismi pragmatici
La risposta della vicesindaca, del resto, è perfettamente nel suo stile. Niente slogan, niente frasi da ring. Ci sono invece i suoi classici tecnicismi, quelli che da sempre la contraddistinguono. Deformazione professionale, certo. Ma anche metodo.
Perché De Santis risponde come risponde un avvocato: mette in fila i passaggi, distingue i piani, separa le competenze, chiarisce le procedure. Quasi la si immagina con il Torrente-Schlesinger aperto sul tavolo e il Bianca di Diritto Civile a portata di mano, più incline a sistemare i concetti che a lanciare slogan. È il suo modo di stare nelle polemiche: meno effetto e più precisione. E lo fa con una pulizia quasi notarile.

Nel merito, De Santis aggiunge un chiarimento preciso. Anche a voler concedere tutto, l’attività di verifica sui lavori spetterà al nuovo direttore dei lavori, una volta concluso il procedimento di revoca. Dunque, insiste, quella verifica non ha nulla a che vedere con l’attività della Procura.
Qui la replica diventa chirurgica. Perché la vicesindaca non si limita a dire che la destra ha capito male. Dice qualcosa di più: che si stanno confondendo due piani distinti. Da una parte l’eventuale attività della magistratura. Dall’altra una verifica che riguarda invece un interesse diretto della città e che rientra nel percorso tecnico-amministrativo necessario per far ripartire e concludere l’opera.
“Non è una consulenza tecnica”
C’è poi un’altra formula che pesa. De Santis precisa infatti che non si tratta di una “consulenza tecnica”, nel senso polemico evocato dall’opposizione ma di una attività propedeutica alla ripresa dei lavori e al completamento dell’opera.

Un altro passaggio importante riguarda la tempistica. Secondo De Santis, le iniziative amministrative sarebbero state portate avanti dagli uffici del settore competente già dal luglio 2025. Anche questa è una precisazione politicamente pesante. Perché serve a respingere l’idea di un’amministrazione immobile, sospesa o bloccata nell’attesa di decisioni esterne.
La linea della vicesindaca, in sostanza, è chiara: il percorso amministrativo è andato avanti, gli uffici si sono mossi, e il centrodestra ha scelto la chiave di lettura più conveniente per contestare l’attuale maggioranza.
A questo punto la partita non è più soltanto sul Castello. È sul racconto del Castello. Da una parte il centrodestra prova a dire: amministrazione in ritardo, contraddittoria, forse perfino appesa alla Procura. Dall’altra De Santis replica: no, state piegando le parole a una convenienza politica, state confondendo piani diversi, state forzando il senso di quello che è stato detto. È qui che la vicenda smette di essere soltanto amministrativa e diventa pienamente politica.
La replica che pesa anche dentro la maggioranza
Sul piano politico, la lettura possibile è anche un’altra: con questa risposta Mariangela De Santis non chiarisce soltanto la propria posizione ma finisce di fatto per replicare anche a nome dell’intera amministrazione alle accuse del centrodestra.

È un passaggio che va oltre il tecnicismo e oltre la semplice precisazione personale. La De Santis sceglie di esporsi così, di mettere ordine nella narrazione e di controbattere punto per punto all’opposizione e questo è un segnale che pesa anche dentro la maggioranza. Vuol dire assumersi il compito di presidiare il fronte politico in una vicenda delicata, e quindi ritagliarsi un ruolo che non è solo istituzionale ma anche di equilibrio interno. Anche questo, a Palazzo Antonelli, conta.
Il punto finale è forse il più semplice. Mariangela De Santis ha scelto di non lasciare al centrodestra l’ultima parola su questa vicenda. E lo ha fatto nel modo che le è più congeniale: con linguaggio da avvocato, tecnicismo asciutto, precisione lessicale e quella vecchia abitudine di chi preferisce rispondere con i passaggi ordinati più che con gli effetti speciali.
In politica, ognuno combatte con le armi che ha. C’è chi usa il comunicato come una clava. E c’è chi risponde con un manuale famoso sul tavolo e le definizioni ben allineate.



