Decapitazioni sacre: Marcianò arruola i parroci come sentinelle della fede

Dopo gli atti sacrileghi contro statue sacre, l’arcivescovo Marcianò invita i parroci a vigilare sui luoghi di culto. Un appello che coinvolge tutta la comunità, tra allarme sociale, identità ferita e necessità di presidio.

Roberta Di Domenico

Spifferi frusinati

MatteoMarcoLuca e Giovanni: i quattro Evangelisti, eterni custodi della Parola del Signore, hanno difeso con i loro scritti la Verità di Dio nei secoli. Allo stesso modo, oggi i sacerdoti di Frosinone sono chiamati a vigilare, custodire e proteggere le chiese e i luoghi sacri. Potrebbe essere declinato così il senso profondo del messaggio lanciato in queste ore dall’arcivescovo di Frosinone-Veroli-Ferentino e di Anagni-Alatri, Santo Marcianò, dopo i gravi episodi sacrileghi che hanno scosso il capoluogo.

Negli ultimi giorni, infatti, Frosinone si è trovata a fare i conti con atti che vanno ben oltre il semplice vandalismo: la decapitazione della statua della Madonna di Lourdes in via Madonna delle Rose e il danneggiamento della statua di Padre Pio nella chiesa abbaziale di San Benedetto, in piazza della Libertà, in pieno centro storico. Due episodi ravvicinati, due ferite simboliche inferte al tessuto identitario della città. (Leggi qui: La statua di Padre Pio decapitata in chiesa e lo sfregio al cuore di Frosinone).

Santo Marcianò

Marcianò, con parole nette ma cariche di responsabilità pastorale, in queste ore ha richiamato non solo alla condanna di gesti tanto gravi, ma anche a una rinnovata attenzione verso i luoghi della fede. Con un messaggio che risuona come un richiamo alle armi spirituali, ha investito ufficialmente i sacerdoti delle parrocchie del capoluogo del ruolo di «vigilanti». Non semplici pastori, ma sentinelle attente e curatori solerti dei luoghi sacri, chiamati a preservare un patrimonio che è al contempo divino e identitario.

Colpire le statue significa colpire la memoria

Colpire una statua sacra a Frosinone, per ben due volte di seguito, significa colpire un pezzo di memoria collettiva. Non si tratta soltanto di fede ma di tradizione, di quartieri, di storie personali. Quelle statue sono presidi silenziosi di comunità, punti di riferimento quotidiani. Ecco perché il messaggio dell’arcivescovo non è rimasto confinato all’ambito religioso: è diventato un appello alla responsabilità collettiva, quasi un monito a non abbassare la guardia di fronte a segnali che potrebbero indicare un disagio più profondo.

Riccardo Mastrangeli

Sulla stessa linea si è mosso il sindaco di Frosinone Riccardo Mastrangeli, che ha parlato di episodi che non possono essere ignorati, inserendoli in una sequenza preoccupante. Il primo cittadino ha sottolineato come non si tratti di semplici atti vandalici, ma di comportamenti che colpiscono simboli radicati nella vita della comunità, mettendo in discussione il rispetto dei valori condivisi. Mastrangeli ha lanciato un messaggio politico chiaro: la città deve reagire unita, riaffermando i principi che la tengono insieme.

Non è teppismo, è odio simbolico

La chiesa di San Benedetto a Frosinone

È di solare evidenza che c’è qualcosa di profondamente malato in questi gesti. Non è «semplice» teppismo. La decapitazione di una statua della Madonna o di un Santo porta con sé un carico simbolico di odio verso ciò che quel simbolo rappresenta. Scoprire che qualcuno si aggira per le strade di Frosinone con l’intento di «decapitare» la devozione popolare impone una riflessione: non è un’offesa al Santo ma alla Santità che rappresenta, al messaggio caritatevole della Chiesa, alla speranza che la Parola porta dentro ogni coscienza che voglia ascoltarla.

Per questo il richiamo di Marcianò assume un valore ancora più forte. Non basta condannare, bisogna presidiare. Non basta indignarsi, serve ricostruire un senso condiviso di attenzione, rigore e cura. I parroci come sentinelle non sono una metafora devozionale: sono una risposta concreta a una minaccia concreta. Perché quando i simboli vengono attaccati, è la comunità intera a essere presa di mira. E la comunità intera deve rispondere.