Di cosa campa il campo largo: della immensa resilienza di Elly Schlein

Tutto (quasi) bene per la grosse koalition che dovrà affrontare le prossime Regionali, ma c’è stato un prezzo da pagare. Decisamente alto.

Piero Cima-Sognai

Ne elegantia abutere

La notizia l’ha data il Corriere della Sera in queste ore: pare che Giuseppe Conte abbia fatto sapere ai suoi che Matteo Ricci non perderà l’endorsement del Movimento Cinquestelle neanche se venisse rinviato a giudizio. Una sorta di polizza di assicurazione ma pezzotta, a contare che nelle Marche e per le Regionali si voterà a fine settembre e che l’iter giudiziario di Ricci è proceduralmente molto più lungo.

Un messaggio, piuttosto, quello di Conte, oltre che la definitiva consacrazione del fatto che sì, il Campo Largo per le Regionali prossime è (quasi) un fatto. E che l’opera di bullonatura di Elly Schlein per schierare tutte le forze possibili nel test elettorale è andata a buon fine.

I “bulloni” di Elly

Elly Schlein (Foto: Andrea Panegrossi © Imagoeconomica)

Con quale “chiave inglese” la Segretaria Dem ha tenuto insieme lamiere che a volte parevano cocci? Con la resilienza. Con la capacità cioè, fuor di letteratura, di ingoiare con serenità zen tanti e tali di quei rospi da avere uno stagno in pancia ma la soddisfazione negli occhi.

Il Movimento Cinquestelle dovrebbe essere presente in coalizione con il Partito Democratico in tutte le Regioni dove si voterà e questo rappresenta una indubbia grana per il destracentro di Giorgia Meloni, che può mettere in conto la relativa tranquillità della preponderanza smaccata solo in Veneto.

Negli altri posti avrà di fronte avversari forti e plurimi, sia pur con qualche sbavatura e con un’opera di erosione da parte di “Giuseppi” che alla fine è andata a meta. Quale? Quella di rendere il leader pentastellato quello che dalle nostre parti si chiama “mastro di festa”, la scriminante vivente tra un progetto e la sua realizzazione. E soprattutto l’uomo centrale di un team che tra meno di due anni dovrà cimentarsi con il voto politico e scegliere chi dovrà sfidare la Meloni per Palazzo Chigi. Come in Higlander, dove alla fine “ne resterà uno solo”.

La foglia… di Fico

Giorgia Meloni

Certo, con Ricci Conte ha giocato a fare il Torquemada di turno ed è arrivato a chiedere di visionare gli atti del procedimento a suo carico per valutare se fosse un “honesto”.

Ed in Campania è riuscito a piazzare come candidato Presidente il suo Roberto Fico. Senza contare che Vincenzo De Luca è riuscito ad insinuarsi nello scacchiere di trattativa ed a spuntare per suo figlio Piero (non amatissimo dalla Segretaria) la conferma in casella deputati al prossimo voto politico e la sua candidatura a Segretario Dem regionale.

E in Toscana? Lì Conte ha fatto il suo capolavoro politico: il M5s non era presente nella lizza dei Partiti di coalizione ma l’avvocato del popolo ha lanciato la sua proposta online. Ed ha creato la figura retorica di un sacrificio necessario, ovviamente spuntando per un probabile bis di Eugenio Giani un posto in giunta per un pentastellato.

L’eredità di Pirro

Marco Furfaro (Foto: Alessandro Amoruso © Imagoeconomica)

Insomma, Elly Schlein si è giocata la carta della resilienza ed ha vinto la sua battaglia di strategia, ma la sua sembra la più tonda e perfetta vittoria di Pirro da quando il sovrano epirota divenne archetipo di vittoria monca.

Anche perché – questo è il dato politico in purezza per il Nazareno – in realtà la segretaria non è riuscita a piazzare nessuno dei “suoi” in casella candidati presidente. Cioè di quelli fedeli al massimalismo della segretaria. Ricci non è certo di quella parrocchia, Giani men che mai ed il tentativo di Schlein di surrogarlo con il fedelissimo Marco Furfaro è fallito.

In Campania c’è Fico ed in Puglia c’è Antonio Decaro che sta a Schlein come Amedeo Minghi sta ad Ozzy Obourne. Perciò oggi il campo largo c’è, ma campa della pazienza infinita di una segretaria che, pur di metterlo a regime, forse si è scavata la fossa da sola.