Cosa si nasconde dietro alla strategia dell'opossum usata giovedì sera negli studi di Teleuniverso dai consiglieri Carfagna e Pizzutelli. Tra stop regionali, ambizioni congelate e candidature sospese, il vero messaggio è chiaro: a Frosinone è tempo di prudenza, non di verità definitive.
L’arte sottile del non dire
C’è un’arte sottile nel non dire: un’abilità quasi ginnica nel volteggiare tra le domande senza mai farsi sfiorare dal sospetto di una risposta definitiva. L’altra sera, negli studi di Teleuniverso, durante la trasmissione “A Porte Aperte”, gli spettatori hanno assistito a una performance degna della migliore Nadia Comaneci, la ginnasta rumena che nella sua strepitosa carriera ha vinto nove medaglie alle Olimpiadi, quattro ai Mondiali e dodici agli Europei. Una leggenda. (Leggi qui: Carfagna e Pizzutelli, due opossum da studio televisivo).
Protagonisti della performance, i Consiglieri Comunali di Frosinone Franco Carfagna (capogruppo FdI) e Angelo Pizzutelli (capogruppo Pd). Si sono mossi nello studio di Teleuniverso come Federica Brignone tra i pali dello slalom gigante alle Olimpiadi: agili, veloci, capaci di schivare ogni ostacolo piazzato dal direttore Alessio Porcu, con una maestria che solo i veterani della politica possiedono.

I due amministratori del Capoluogo hanno scelto entrambi la tattica dell’opossum: fingersi “politicamente inerti” per non prestare il fianco alle domande. La scelta di Carfagna e Pizzutelli però non è stata determinata dall’emozione di trovarsi davanti alle telecamere ma dalla ragionata consapevolezza di vivere un momento politico particolarmente delicato a Frosinone. Entrambi hanno chilometri di militanza sulle spalle, stagioni politiche attraversate. Sanno bene che nel momento in cui la situazione è così incerta e in precario equilibrio, ogni parola detta in pubblico va pesata con il bilancino di precisione.
Particolarità del momento nel Capoluogo, sia nel centrodestra sia nel centrosinistra. Perché in questa fase nessuno, né nel centrodestra né nel centrosinistra, sarà come andrà a finire la partita. Nessuno ha la minima idea del tipo di schieramento che si verrà a creare nel 2027: se si fronteggeranno ancora una volta un polo Progressista ed uno Conservatore. Oppure si troveranno di fronte due o più schieramenti trasversali composti da pezzi di centrosinistra con pezzi di centrodestra dall’una e dall’altra parte.
Il centrodestra tra aspirazioni e stop regionali
La cronaca racconta che il Partito della presidente Giorgia Meloni, a Frosinone per più di tre anni della consiliatura Mastrangeli è stato azionista di maggioranza della coalizione. Ma ora è stanco di recitare la parte del “parente povero” del sindaco, che privilegiava il rapporto con la cosiddetta “galassia della Lega”. Per questo, ad un certo punto FdI ha deciso di mettersi di traverso. Facendo capire al sindaco che la collaborazione non poteva più essere data per scontata, fino a non presentarsi in Consiglio comunale. Come in effetti è accaduto a fine anno.

La risposta di Riccardo Mastrangeli a quell’“affronto” è stata il ritiro delle deleghe ai due assessori di FdI. Una rappresaglia politica che è stata la rappresentazione plastica di un corto circuito. In questo solco di pressione, esercitato dal Partito nei confronti del sindaco, si è inserito l’onorevole Aldo Mattia, rivendicando l’assessorato per FdI che gli era stato promesso al momento della costituzione della segreteria cittadina: lui ritirava il suo candidato Segretario, in cambio avrebbero dato alla sua area il terzo assessore in quota FdI. (Leggi qui: Frosinone, il primo tassello è a posto: Crescenzi in Giunta, la crisi entra nella fase finale).
Ma né l’area che fa riferimento al presidente di Ales Fabio Tagliaferri, né quella che fa riferimento ad Aldo Mattia, aveva fatto i conti con il segretario regionale del Partito, l’onorevole Paolo Trancassini. Che nei giorni scorsi ha ribadito due concetti semplici, ma decisivi. Uno: in FdI vale il primato della politica, non quello delle poltrone.
Due: Frosinone è un capoluogo e pertanto decide il tavolo regionale, forse anche quello nazionale. Tradotto: inutile affannarsi oggi per assessorati o per la candidatura a sindaco che ci vincolerebbero per la prossima consiliatura; meglio mani libere e possibilità di scelta se candidare sindaco uno dei nostri. (Leggi qui: FdI rialza la testa: restituite le deleghe, Trancassini congela il resto).
Stop alle fughe in avanti

Nel frattempo, entrambe le sensibilità locali del Partito hanno pagato pegno. L’area di Mattia ha perso due consiglieri comunali – Sergio Crescenzi e Marco Ferrara, transitati in “Identità Frusinate” – di fatto scomparendo dall’aula. Un prezzo altissimo in termini di visibilità. (Leggi qui: Il Consiglio sul lettino di Freud: la corsa ai riposizionamenti verso il voto).
L’area di Tagliaferri ha dovuto incassare lo stop alla candidatura alla Provincia del capogruppo Franco Carfagna, come lui stesso ha confermato al direttore Alessio Porcu. Una candidatura simbolicamente molto pesante per il partito a Frosinone.
Il segnale di Trancassini è stato chiaro per tutti: stop alle fughe in avanti. I motori restano spenti a Frosinone, finché il partito da Roma non premerà di nuovo lo start.
Il centrosinistra tra silenzi e calcoli

Discorso speculare dall’altra parte della barricata, dove il centrosinistra non sa ancora cosa fare, e con chi, per le elezioni comunali del prossimo anno. Per questo, Angelo Pizzutelli, “Mister Preferenze” del PD a ogni elezione, ha preferito svicolare su ogni tema ritenuto “caldo”, evitando accuratamente ogni presa di posizione. Questo mutismo selettivo rivela che nel PD la situazione è tutt’altro che chiarita: sia sul piano della pax interna (annunciata ma non totalmente raggiunta), sia su quello della candidatura a sindaco tra 18 mesi. Il Congresso Provinciale è una tregua armata e non un nuovo equilibrio. (Leggi qui: Congresso Pd, la pace rinviata: mozioni, cambiali e nervi scoperti)
Il dominus del Partito a Frosinone, Francesco De Angelis, conosce bene la matematica politica. È perfettamente consapevole del rischio: qualunque scelta di candidatura a sindaco l’anno prossimo – Angelo Pizzutelli, Stefano Pizzutelli o altri eventuali aspiranti – genererebbe inevitabili sacche di malumori interni e possibili disimpegni in campagna elettorale.

E allora potrebbe prendere corpo un’ipotesi subordinata, una exit strategy: convergere sul candidato del PSI, Vincenzo Iacovissi, che ha già ufficializzato la sua corsa e che, come ripete da mesi il leader socialista Gianfranco Schietroma, è una candidatura “non di trattativa”.
Fantapolitica o realismo?
Una simile operazione consentirebbe a De Angelis di raggiungere diversi traguardi: ricucire con i socialisti dopo quindici anni di divisioni e batoste elettorali; neutralizzare future richieste del PSI; applicare il proverbio polare: “meglio due feriti che un morto”. Ovvero, meglio due aspiranti del PD parzialmente scontenti per non aver corso, piuttosto che uno davvero furioso per aver visto candidare il rivale interno.

Quindi tutti concentrati per tentare di far vincere il centrosinistra il prossimo anno a Frosinone e, nel frattempo, in stand by per future candidature di ristoro o incarichi in qualche partecipata, specialmente se il centrosinistra dovesse vincere alle Regionali del 2028. E, per questo, tutti allineati e coperti per consentire allo stesso De Angelis di entrare a Via della Pisana tra due anni.
Tutta fantapolitica? Forse. Ma, come diceva André Malraux, “la politica è l’arte di rendere possibile ciò che è necessario”. E oggi a Frosinone, la necessità – sia nel centrodestra sia nel centrosinistra – è evitare fratture insanabili.
La tattica dell’opossum
La trasmissione televisiva “A Porte Aperte” non ha chiarito nulla. Ma ha fatto capire tutto.

Franco Carfagna e Angelo Pizzutelli hanno scelto la via dell’opossum: fingersi immobili mentre intorno il terreno si muove. Non è vigliaccheria. È esperienza. È la consapevolezza che ogni frase, ogni parola, ogni sospiro può diventare un’arma nelle mani degli avversari. Interni, prima ancora che esterni.
E hanno fatto capire che, quando la situazione è troppo delicata, parlare può essere più rischioso che tacere.



