Il candidato che si commuove. Che vuole ascoltare la gente sotto al suo gazebo anche se dovesse indossare la fascia tricolore: "Perché il Comune mette soggezione”. Dopo ogni comizio suona la chitarra ed a tutti propone "Dillo a peppe”. la lunga corsa di Sebastianelli
Voleva fare le Primarie. Per chiedere ai cittadini chi volessero come candidato sindaco. E quando i Partiti politici si sono ritirati cancellando i loro tre concorrenti, Giuseppe Sebastianelli ha proseguito con chi ha accettato di starci. Le Primarie alla fine le ha celebrate: le ha vinte, si è candidato sindaco ed ha costruito una coalizione. Ma a differenza di quelli che non vedono l’ora di mettere la fascia tricolore e salire in municipio, lui vuole continuare a stare in piazza sotto al suo gazebo. “Mettiamo in chiaro una cosa. Se anche vincessi le elezioni, un giorno a settimana continuerei a ricevere la gente qui: sotto al gazebo che è stato il quartier generale della mia campagna elettorale”
Non crede che i cittadini preferiscano vederla nel suo ufficio da sindaco, in caso di vittoria?

Niente affatto. L’ufficio, il palazzo, la giacca, la fascia, sono cose che intimidiscono la gente, incutono un naturale rispetto. Io non voglio che la gente abbia soggezione del suo sindaco. Io voglio continuare ad essere Peppe e parlare con la gente come sto facendo ormai da un anno a questa parte e cioè da quando sono tornato a fare politica.
Perché aveva smesso?
Perché una fase si era chiuso. Ho iniziato a fare politica quando la Prima Repubblica è tramontata e la mia generazione rappresentava la speranza. Ho fatto la mia parte. E ad un certo punto ho ritenuto che fosse il momento di lasciare spazio ai giovani.
Allora perché è tornato?
Per una promessa che ho fatto a mia moglie nei suoi ultimi giorni. Mi ha fatto promettere che sarei tornato in campo ed avrei cercato di dare voce a chi non la ha.
Chi non ha voce a Cassino?

Migliaia di cittadini. Non la hanno perché in città non c’è una Sanità che sia capace di curarli. Non ci sono servizi che siano in grado di seguirli. Non ci sono iniziative con cui intrattenerli. Mancano orecchie con la volontà di ascoltarli. Io vorrei rappresentare queste persone e dare loro una visibilità.
Però il sindaco uscente ha creato piazze e fontane, dove la gente può riunirsi…
Quello della pedonalizzazione del Corso della Repubblica è un esempio di come questa amministrazione non sia capace di ascoltare. Non dico che non si dovesse fare l’opera. Dico che i cittadini andavano coinvolti: le proteste dei commercianti andavano evitate.
Dopo i comizi prende gli strumenti musicali e suona: non può permettersi una band?

La musica è una delle mie passioni. Mi fa stare bene. Mi unisce alla gente. Io sono così: perché dovrei nasconderlo?
Cosa le ha insegnato la musica?
Che tutti abbiamo un ruolo in questa vita. Che ognuno di noi ha la sua individualità e suona la sua musica. Ma se abbiamo la capacità di metterci insieme e di ascoltarci, da solisti diventiamo coro ed orchestra.
Il brano che accompagna questa campagna elettorale è ‘Sogna ragazzo, sogna’ di Vecchioni.
Perché credo che sia il testo nel quale si sintetizza il coraggio di sognare che non deve mancare mai a qualunque età ed in qualunque città. Mi piacerebbe fare sognare Cassino.
Cos’è il Polo delle Emozioni e delle Fragilità?
Tutti dicevano che il mio schieramento era il Terzo Polo dopo quello del centrosinistra e quello del centrodestra. Io invece amo dire che il mio è il Polo delle Emozioni e delle Fragilità. perché i cittadini, quando vengono a parlare con me sotto al gazebo mi raccontano i loro problemi, le loro difficoltà umane, talvolta non vi nascondo che abbiamo anche pianto insieme.
Perché ha deciso di fare in periferia l’ultima settimana di comizi: non sarebbe stato più produttivo battere le zone affollate del centro?

Le periferie devono essere avvicinate alla città e la città deve andare in periferia. Va fatto attraverso i servizi ed una riorganizzazione della macchina comunale per far sì che il cittadino si senta a casa sua, tanto al centro e tanto se abita in periferia. Dobbiamo smettere di dire ‘Andiamo a Cassino’, chi abita a Collecedro abita a Cassino, chi abita alla Folcara è di Cassino. Al limite iniziamo a dire che andiamo a Piazza Diaare e andiamo per il Corso della Repubblica o andiamo in via Enrico De Nicola. Ma non diciamo che andiamo a Cassino come se fosse un corpo estraneo. Questo è un unico territorio ed i cittadini devono avere le stesse opportunità: di lavoro, di vita, di servizi.
Com’è nato il motto ‘Dillo a Peppe’ ?
È nato dalla considerazione che la gente ha bisogno di un sindaco capace di ascoltarli. Ed io intendo vincere le elezioni e farlo.
Per questo, in caso di vittoria, è pronto a fare un giorno a settimana sotto al gazebo.



