I nuovi dubbi del sindaco di San Giovanni Incarico sulla discarica di Roccasecca. C'è già la vendita. Per ora condizionata. E c'è una data per la riapertura. Ma anche quella di saturazione: in 4 anni tutto pieno. Ma la provincia di Frosinone porta zero in discarica da due anni. Chi porta allora i rifiuti. Ed a chi conviene?
Nelle commedie di Eduardo il conto arriva sempre a chi è rimasto seduto al tavolo, quando gli altri commensali sono già usciti dal ristorante. A Roccasecca, contrada Cerreto, la scena si ripete con una variante: il ristorante è una discarica, i commensali sono le società che si passano il ramo d’azienda, e chi resta seduto al tavolo — a leggere i numeri — è un sindaco di un paese vicino. Paolo Fallone, primo cittadino di San Giovanni Incarico, ha scelto Facebook come Aula consiliare allargata e da lì, atti alla mano, ha posto la domanda che chiude ogni commedia napoletana: chi paga?
Il fondo per il post mortem

La parola è brutta ma precisa. Una discarica non muore quando smette di ricevere rifiuti: continua a produrre percolato (i liquidi che si formano quando l’acqua piovana si infiltra tra i rifiuti sotterrati), biogas, cedimenti, sorprese. Per questo la legge impone di accantonare un fondo post mortem, la riserva di denaro che deve garantire manutenzioni e monitoraggi anche dopo la chiusura. Ed è su quel fondo che Fallone ha puntato la lente, riportando i dati che assicura di aver letto negli atti al 30 aprile 2026. Li ha avuti facendo ricorso alla sua carica di sindaco ed in forza delle legge sull’Accesso agli Atti.
I numeri, per come li espone il sindaco, sono questi.
| Voce | Accantonato | Speso | Residuo |
|---|---|---|---|
| BACINO I | € 3.909.000 | € 3.909.000 | € 0 |
| RACCORDO | € 1.959.000 | € 1.959.000 | € 0 |
| BACINO II | € 5.144.000 | € 3.932.000 | € 1.212.000 |
| BACINO III | — | — | € 15.340.000 |
| BACINO IV | — | — | € 16.007.000 |
In pratica: nella discarica Mad di Roccasecca sono stati realizzati ed occupati 4 bacini. Tutti pieni di rifiuti. Al punto che sono state autorizzate due sopraelevazioni cioè due collinette da alzare sui bacini ormai saturi.
Dai numeri diffusi dal sindaco Fallone emerge che per gestire il post mortem del Bacino I la società di gestione aveva accantonato poco più di 3,9 milioni di euro e sono stati tutti spesi. La stessa cosa è avvenuta con il Raccordo: per il quale erano stati accantonati quasi 1,96 milioni di euro. Per il Bacino II erano stati accantonati 5,144 milioni e ne sono stati spesi per il post mortem 3,932 con un residuo di 1,212 milioni .

Restano invece capienti il Bacino III con 15 milioni e 340mila euro. Ed il Bacino IV, con 16 milioni e 7mila euro. Per due bacini, il post mortem ha richiesto la spesa di tutte le somme accantonate. Per due non è stato necessario e le somme sono ancora a disposizione. «Ci sono numeri che non hanno bisogno di essere interpretati. Basta leggerli», scrive Fallone. E la lettura porta a una domanda: se domani il Bacino I ha bisogno di un intervento straordinario (una copertura, il percolato, un problema strutturale) con quali soldi si interviene? Perché una cosa è la responsabilità giuridica del gestore, scrive il sindaco, un’altra è avere in cassa i soldi per onorarla.
Le fideiussioni, cioè le domande
La normativa prevede un secondo paracadute: le garanzie finanziarie, fideiussioni e affini, nate proprio per evitare che il costo finisca sulla collettività. Fallone non afferma che manchino. Chiede. «Le garanzie finanziarie previste dalla legge ci sono? Sono sufficienti? Sono aggiornate ai costi reali? Chi controllerà tutto questo prima della voltura dell’AIA?». Non è un’accusa: è mettere le mani avanti a nome di un territorio che sotto il profilo ambientale ha pagato tantissimo e più volte è sceso in piazza bloccando gli impianti. Non è un’accusa: ma l’assenza di risposta rischia di farla diventare.

Ma per capire perché il sindaco sia arrivato al fondo post mortem bisogna riavvolgere il nastro di qualche settimana, ai due post precedenti. Tutto comincia con una sigla: Newco Roccasecca srl. Una società nata pochi mesi fa con un capitale sociale di 10mila euro. Dai documenti acquisiti dal sindaco risulta che il 23 luglio 2026 c’è stato un atto notarile registrato il 4 agosto: in quella data la Newco Roccasecca riceve il ramo d’azienda della Mad srl, la società che gestisce la discarica di Cerreto. Perché?
Dietro, sempre secondo gli atti consultati dal sindaco tramite accesso, c’è un accordo quadro firmato l’11 marzo 2026 tra Mad e Acea Ambiente S.p.A.: prima la creazione della nuova società, poi l’acquisizione del ramo per la gestione attuale e post mortem dell’impianto. In pratica, Mad vende a Newco che poi vende ad Acea Ambiente.
La data più importante però non è quella dell’atto. È l’11 dicembre 2026: entro quel giorno, spiega il sindaco citando l’atto notarile, la Regione Lazio deve disporre la voltura dell’AIA, l’Autorizzazione integrata ambientale. Se il termine salta, salta l’operazione. Il che sposta il baricentro della vicenda da un notaio a un palazzo: quello di via Cristoforo Colombo, e di chi lo rappresenta.
Quattro anni per riempire un bacino che nessuno riempie

Qui il ragionamento di Fallone diventa aritmetica. Il V Bacino ha una capacità di 449.500 metri cubi. Dai documenti di Fallone emerge che il 30 giugno 2027 è prevista la riapertura della discarica e che si prevede di riempirla tutta entro il 30 settembre 2031. In quattro anni potrebbe essere tutta piena.
Ma la provincia di Frosinone, ricorda il sindaco, non porta nemmeno un solo camion di rifiuti in discarica da circa due anni. Chi lo dice? I dati del Ministero con i flussi di immondizie. Basta andare alla voce Saf – Società Ambiente Frosinone la società pubblica che appartiene ai 91 Comuni ciociari in parti uguali (a prescindere dagli abitanti e dall’immondizia prodotta) per gestire lo smaltimento. Dai numeri certificati dal Ministero a nome Saf risulta poca roba nel 2024, zero nel 2025, e zero nei primi sei mesi del 2026.
E allora, chiede Fallone, da dove arriverà la spazzatura necessaria a riempire 449.500 metri cubi in quattro anni? «Da quali territori? Quali saranno i volumi? Quale sarà l’impatto sul traffico e sull’ambiente?».
Bacino V bis

C’è di più. Tra i documenti ci sono alcune relazioni asseverate (cioè le stime con le quali i tecnici che le elaborano si assumono la piena responsabilità dei numeri che hanno scritto). Sono a corredo della stima del ramo d’azienda. Tra quelle carte, riferisce il sindaco, compare già un Bacino V-bis, sopraelevazione del V: un impianto che oggi non risulta autorizzato. Ma che viene previsto.
Da qui la domanda che Fallone definisce «forse la più importante»: se il V-bis non arrivasse, il piano industriale reggerebbe lo stesso? Ed ecco il sillogismo del sindaco, formulato senza giri di parole: o Acea Ambiente sta facendo un investimento fallimentare — cosa che nessuno crede — oppure qualcuno le ha garantito che i rifiuti arriveranno da fuori provincia. E il fuori provincia, in questa storia, ha un nome che nessuno pronuncia volentieri: Roma.
Colleferro, o dei due pesi

È a questo punto che Fallone estrae la carta della memoria. Gennaio 2020: la discarica di Colleferro chiude, celebrata come svolta ecologica. Nei fatti, scrive il sindaco, un corto circuito: si chiudeva un impianto con circa 400.000 tonnellate di capienza residua autorizzata mentre Roma Capitale e la Città Metropolitana non avevano «uno straccio di discarica». La soluzione fu spostare l’emergenza fuori dal perimetro romano. Colleferro sbarrava i cancelli e proteggeva il proprio bacino; a Roccasecca si autorizzavano ampliamenti.
Il principio di prossimità (ognuno smaltisce i propri rifiuti a casa propria) «sacrificato sull’altare della convenienza politica». Da qui la formula che il sindaco usa come affondo: territori di serie A come Colleferro affrancati dal proprio rifiuto. E province di serie B come Frosinone trasformate nella discarica di riserva della Capitale.
Con un corollario che rasenta la provocazione: se i cittadini sono di serie B, e gli elettori sono di serie B, gli eletti con i loro voti che serie sono?
Le richieste e chi dovrà rispondere
Fallone non chiede la luna, dice. Chiede trasparenza su sei punti:
- sicurezza dei bacini,
- gestione del post mortem,
- risorse economiche,
- garanzie finanziarie di legge,
- sostenibilità economica,
- futuro dell’impianto senza il V-bis.
E soprattutto chiede alla Regione, prima di firmare la voltura, di verificare se la discarica serva davvero alla provincia di Frosinone. Perché i dati, sostiene, «dimostrano che la discarica non serve».

Nel frattempo ha annunciato una richiesta di accesso agli atti alla Camera di Commercio sui passaggi societari, mentre sul territorio corre la petizione al Parlamento europeo contro l’impianto. E chiama in causa, per nome di ruolo se non di persona, i rappresentanti regionali eletti in Ciociaria: «Questa non è una questione politica o di colore, ma la difesa della salute e di un territorio già abbondantemente martoriato».
Il silenzio degli altri
Fin qui la voce di un sindaco. Manca tutto il resto. Mancano la Mad e Acea Ambiente, che sull’accordo quadro, sulla Newco e sui volumi previsti potrebbero dire la loro. Manca la Regione Lazio, che ha in mano il calendario e la firma. Mancano i consiglieri regionali eletti in provincia, ai quali Fallone chiede una presa di posizione «netta».
La partita, come ha scritto lui stesso, si gioca nelle mani della Regione e ha una scadenza precisa. Tre mesi. Nelle commedie di Eduardo, prima o poi, il cameriere arriva con il conto in mano. La domanda, a Cerreto, è se qualcuno avrà voglia di alzarsi dal tavolo prima.



