Mentre il sindaco Fallone chiedeva chi controllerà le garanzie prima della voltura, la voltura c'era già: determinazione del 4 settembre, immediatamente esecutiva. L'Autorizzazione Ambientale della discarica Mad a Roccasecca è stata trasferita al nuovo proprietario. Il Comune di Roccasecca si è opposto, la Regione ha risposto che non ha voce in capitolo. E da lunedì cambia il padrone
La firma c’è. La Regione Lazio ha dato il suo via libera. Ha autorizzato il trasferimento dell’Autorizzazione Ambientale dalla attuale società alla nuova. Era l’ultimo passo che mancava per chiudere il cerchio. Da lunedì la discarica Mad non apparterrà più all’uomo che l’ha concepita, realizzata, sviluppata, fatta diventare ciò che è oggi: l’imprenditore Valter Lozza dalla prossima settimana sarà solo un autorevolissimo consulente nell’azienda che ha creato.
Nelle commedie di Eduardo il conto arriva alla fine. A Cerreto è arrivato prima: mentre il sindaco di San Giovanni Incarico, Paolo Fallone, pubblicava le sue domande sul fondo post mortem con cui garantire il territorio da eventuali emergenze nella discarica Mad se fosse stata venduta e chiedeva chi avrebbe controllato le garanzie «prima della voltura dell’AIA», la voltura che di fatto dà il via libera alla vendita dell’impianto era già firmata da cinque giorni. (Leggi qui: Discarica Mad, il conto arriva dopo. E nessuno dice chi lo paga).
La scadenza dell’11 dicembre, quella che secondo l’atto notarile di compravendita tra Mad e Newco Roccasecca Srl teneva sospesa l’intera operazione, non serviva più a nulla già da una settimana.
L’atto, tredici pagine e una firma

Firma la direttrice regionale del settore Ambiente, Transizione energetica e Ciclo dei rifiuti, l’ingegnera Wanda D’Ercole, su proposta dell’Area Autorizzazione integrata ambientale. L’oggetto è preciso: voltura dell’AIA rilasciata alla Mad srl nel 2016 e rinnovata nel 2020 a favore della Newco Roccasecca srl, «quale cessionaria del ramo d’azienda “Discarica di Roccasecca”». Non un’autorizzazione nuova, non un ampliamento: un cambio di intestazione.
Ma con una clausola che nel linguaggio amministrativo pesa più di ogni aggettivo: «Il presente provvedimento è immediatamente esecutivo». Da quel giorno la discarica di Cerreto ha un gestore diverso, con tutti i diritti, gli obblighi e le prescrizioni ereditati dalla Mad. Compreso il Bacino V, che l’atto definisce «non ancora in esercizio» e per il quale la Newco dichiara di subentrare in ogni obbligo.
Venticinque giorni, agosto compreso
Il calendario che emerge dalle tredici pagine racconta una macchina che, per una volta, non ha perso tempo.

Il 23 giugno la Mad costituisce la Newco davanti a un notaio di Sora: sede legale a Roma, capitale iniziale, la Mad come «unica socia». Il 23 luglio la cessione del ramo d’azienda, «completa di tutti i beni, servizi, risorse, mezzi e personale nonché possesso dei terreni». Il 10 agosto le due società comunicano il passaggio alla Regione e chiedono la voltura. Il 26 e il 31 agosto arrivano le integrazioni: la nomina del direttore tecnico, il certificato notarile, l’atto costitutivo. Il 27 agosto la Regione avvia il procedimento e avvisa gli enti del territorio. Il 4 settembre firma.
Dalla richiesta alla determinazione sono passati venticinque giorni, ferragosto incluso. Dall’avvio formale del procedimento alla firma, otto.
Roccasecca ha provato a fermarla

In mezzo, però, qualcuno ha alzato la mano. Il 31 agosto il Comune di Roccasecca — dove la discarica sta, e che è guidato da Giuseppe Sacco, il quale è anche presidente di LazioCrea, la società in house della stessa Regione — ha depositato osservazioni e opposizione formale.
Ha chiesto la sospensione del procedimento, l’accesso agli atti, una riunione tecnica o una Conferenza di servizi, e soprattutto il riesame e la revoca in autotutela dei titoli relativi al V bacino.
Nella stessa nota il Comune ha annunciato di voler portare al Consiglio di Stato la battaglia già persa al TAR di Latina, che il 18 giugno scorso, con la sentenza n. 701/2026, aveva respinto il ricorso contro il rifiuto regionale di annullare la VIA e l’AIA dell’impianto.

Il giorno dopo, 1° settembre, Mad e Newco hanno risposto con le controdeduzioni: si oppongono persino all’accesso agli atti chiesto dal Comune, contestano le osservazioni, contestano la richiesta di riesame. E la Regione, tre giorni più tardi, ha dato loro ragione su tutta la linea, con una formula che non ammette repliche: le osservazioni del Comune «sono state vagliate esclusivamente nel rispetto dei principi di leale collaborazione e di trasparenza, poiché il Comune non ha alcuna competenza decisoria».
La voltura, spiega l’atto citando l’articolo 29-nonies del Codice dell’ambiente, è una «modifica non sostanziale»; non prevede Conferenza di servizi, non prevede pareri «che assumano valore di posizioni prevalenti», non riconosce a nessun ente locale «alcun potere di veto». Tradotto dal burocratese: potete scrivere, noi leggiamo, poi firmiamo. E infatti.
Le domande di Fallone, rilette con l’atto in mano

Fallone chiedeva se le garanzie finanziarie ci siano, se siano sufficienti, se siano aggiornate ai costi reali. L’atto risponde alla prima domanda. Le polizze fideiussorie esistono, sono quelle «attualmente prestate dalla Mad» e la Newco dovrà trasmetterle con la nuova intestazione «entro e non oltre 60 giorni».
Sugli importi, e sulla loro adeguatezza rispetto a due bacini con il fondo post mortem a zero, il provvedimento non spende una riga, non per omissione ma semplicemente perchè non è suo ambito di competenza. Sul punto si limita a richiamare il nuovo regolamento regionale sulle garanzie, approvato a marzo dopo che il TAR aveva annullato quelli precedenti.

La Regione dichiara però di aver verificato, in istruttoria, «la solidità economico-gestionale del cessionario, risorse, mezzi, personale». Quanto alle certificazioni ambientali — ISO 9001, ISO 14001, EMAS — la Newco dichiara che sono «in corso di rilascio». Non ancora rilasciate ma in corso.
Fallone chiedeva anche «chi controllerà tutto questo prima della voltura». La risposta, a questo punto, è aritmetica: nessuno, perché il prima è finito il 4 settembre. Resta il dopo: l’atto ricorda che l’AIA può essere sospesa o revocata se dall’attività «derivi danno o pericolo per la pubblica salute e per l’ambiente». È la rete di sicurezza che la legge prevede per tutti gli impianti.
Lunedì cambia il padrone

E qui la storia esce dai fascicoli regionali ed entra in quella che Fallone aveva intuito leggendo l’accordo quadro. Da lunedì Valter Lozza, l’imprenditore che la Mad l’ha fondata e fatta crescere fino a diventare l’impianto di riferimento della provincia, sarà un autorevole consulente del nuovo proprietario. Resterà dentro con la sua esperienza su un’azienda che porta la sua storia ma non più il suo nome sul titolo di proprietà.
Il passaggio alla Newco, controllata al cento per cento dalla Mad, era il primo gradino: quello che serviva a rendere il ramo d’azienda un oggetto vendibile, con un’autorizzazione intestata e pulita. Il secondo gradino, quello descritto nell’accordo quadro di marzo che Fallone dice di aver letto, porta ad Acea Ambiente.
Con l’AIA già volturata, la vendita non ha più la condizione sospensiva che la teneva appesa a dicembre. Non corre più rischi.
Il cameriere è passato

Il conto però rischia di pagarlo la provincia di Frosinone. Perché ora diventano ancora più centrali i dubbi espressi ieri dal sindaco Fallone: a chi serve la discarica Mad? Non alla provincia di Frosinone che ormai dal 2025 non porta più un solo chilo di rifiuti sotto terra. (Leggi qui: Discarica Mad, il conto arriva dopo. E nessuno dice chi lo paga).
Il conto è stato portato mentre si discuteva ancora del menu ed ha cambiato intestazione: da Mad a Newco e da lunedì a chi verrà dopo. L’importo, quello dei bacini a secco e del V bacino da riempire in quattro anni con rifiuti che la provincia non produce più, è rimasto lo stesso.
Restano sessanta giorni per volturare le polizze, sessanta per un ricorso al TAR, un appello al Consiglio di Stato annunciato da Roccasecca e una petizione in cammino verso Bruxelles. E resta la domanda di Fallone ai rappresentanti regionali eletti in Ciociaria, alla quale la Regione ha risposto per tutti, con la velocità di chi non aveva alcun dubbio.



