Dissesto, ecco dove sono i rischi

I numeri dell'emergenza dissesto nel Lazio. La provincia di Frosinone è quella più a rischio. La proposta di legge Maura in Regione Lazio. L'alleanza con i Consorzi di Bonifica per iniziare a costruire i rimedi

La dimensione del dramma sta tutta nei numeri aggiornati che compongono la Proposta di Legge Regionale. Nel territorio del Lazio sono oltre 200mila i cittadini che si trovano a rischio di dissesto idrogeologico. E tra le cinque province, Frosinone è nella situazione peggiore con circa il 15% del territorio a rischio elevato. E soprattutto con l’85 % dei Comuni più esposti ad un possibile pericolo in cui si comprendono circa 34.000 abitanti.

Numeri esaminati oggi ed inoltrati alla Commissione che nei prossimi giorni inizierà l’esame del testo di legge messo a punto dal Consigliere regionale Daniele Maura (FdI) di Giuliano di Roma.

I numeri del dramma

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Il numero preciso dei ciociari in posizione di rischio a causa delle frane è di 34.070 residenti in zone a pericolosità molto elevata, altri 2.250 risiedono in zone a pericolosità elevata. E poi ci sono 7.084 in zone a pericolosità media, ai quali si aggiungono 21.590 in zone a pericolosità moderata e 79.847 in aree d’attenzione. Uno su tredici abita è in zone sensibili.

C’è poi il rischio di alluvione. Sono 2.753 i residenti della provincia di Frosinone in zone a pericolosità elevata, 7.612 in zone a media pericolosità mentre 21.439 vivono in aree a bassa pericolosità idraulica.

I numeri sono aggiornati al 2018: ad elaborarli è stato l’istituto centrale di statistica Istat su dati dell’Ispra. Lo studio ha tenuto conto anche della tipologia di costruzione degli immobili: quasi l’80% è stato realizzato più di 40 anni fa, mentre poco meno del 19% è stato realizzato tra il 1981 e il 2005 e appena l’1,70% sono costruzioni recenti con meno di vent’anni e quindi realizzate dopo il 2005.

La situazione nei Comuni

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Lo studio tiene conto anche della situazione nei Comuni. A Cassino sono 2.498 i residenti in zone a pericolosità molto elevata (P4) per le frane. Mentre a Piedimonte San Germano abitano in zone a rischio ben 2.300 persone. Un numero molto vicino a quello di Sora dove sono 2.227, ad Alatri 1.843, a Veroli 1.748, a Fiuggi 1.610, a San Donato Val di Comino 1.481, a Cervaro 1.333, a Piglio 1.322, a Serrone 1.116, a Sant’Elia Fiumerapido 1.070.

Sotto i mille abitanti in zone a rischio ci sono Comuni come Frosinone con 981 residenti. Merito anche dei lavori avviati dal Comune di Frosinone: avviato la messa in sicurezza idrogeologica attraverso quasi 10 milioni di finanziamenti. Il complesso dei Piloni, largo Turriziani, variante Casilina, località Forcella, via Grande e via Coroni, insieme a via San Gerardo e all’alveo del fiume Cosa rientrano tra gli interventi già avviati, a cui si aggiungono gli interventi sul Belvedere, viale Mazzini e via Casilina vecchia.

Ci sono poi Pontecorvo con 501 residenti in zone a rischio. E Ceccano con 278 residenti. Ma anche Monte San Giovanni Campano con 253: qui più volte la Regione è stata sollecitata dal presidente del Consiglio comunale Giorgio Pisani. Dopo 12 anni verranno sistemate le frane presenti in località Santa Pudenziana, Fontana Ruirate e le Grotte. Il Comune guidato dal sindaco Emiliano Cinelli è riuscito a centrare autonomamente i fondi PNRR, quelli della misura M2C4 per un totale di 2,5 milioni di euro.

A Ferentino abitano in aree a rischio in 211 e ad Isola del Liri sono 124. Solo nelle ultime settimane sono stati segnalati alla Regione altri movimenti franosi dal vice sindaco di Castrocielo Andrea Velardo e dal sindaco di Patrica Lucio Fiordalisio. Si tratta in entrambi i casi di frane sulle strade di accesso ai loro Comuni, che stanno mettendo alla prova le amministrazioni e la comunità locale, rischiando di lasciare paesi isolati. Su queste frane sono stati organizzati degli incontri in Regione con l’assessore Rinaldi ed il diligente del settore Luca Marta. A Castrocielo si sta risolvendo, mentre per Patrica si stanno cercando le risorse per intervenire a breve. Ma è una continua rincorsa alle emergenze.

Il quadro regionale del dissesto

Nel Lazio, sul fronte delle frane si contano 73.598 residenti in zone a pericolosità molto elevata, 15.792 in zone a pericolosità elevata, 9.787 in zone a media pericolosità, 31.337 in zone a pericolosità moderata e 134.823 in zone d’attenzione.

Latina ha zero residenti in fascia ad alto rischio e 29 in fascia a rischio elevato, mentre tutta la provincia ha 10.329 abitanti nelle aree a rischio più elevato e 655 in quelle ad alto rischio.

A Viterbo 126 i residenti a rischio molto elevato e 333 a rischio elevato che, a livello provinciale, portano il totale a 8.351 e 3.411. A Rieti situazione tranquilla con 10 e 1, mentre la provincia ne conta 966 e 411. Del tutto diverso lo scenario a Roma: nella Capitale ci sono appena 347 residenti a massimo rischio e 28 a rischio elevato. Nel resto della provincia i numeri sono decisamente più consistenti: 16.851 e 2.075.

L’alleanza con Anbi

L’iniziativa di legge regionale si introduce in un discorso preventivo: di studio tra regione, protezione civile ed Astral, per dare un’attenzione maggiore al fenomeno. «Purtroppo a Roma – evidenzia il Consigliere Daniele Mauranon si comprende bene la gravità dei dissesti per le province, in primis quelle montane. Vivono una realtà geologica del tutto differente, per loro fortuna. ma questo non significa che le altre zone debbano essere ignorate».

L’assessore Giancarlo Righini è quello che ha dimostrato maggiore sensibilità. Con il consigliere Daniele Maura stanno facendo squadra insieme all’associazione delle Bonifiche del Lazio. Anbi Lazio sta fornendo numeri e progetti per la tutela dell’ambiente, la Regione sta individuando le risorse ed i percorsi accelerati.

«Si tratta di un primo passo – sottolinea Maura – con la commissaria Anbi Sonia Ricci e con il direttore Andrea Renna, n questo primo anno nel nostro territorio abbiamo portato opere di bonifica con sistemazione di fossi e canali che non si vedevano da anni». Ma è sempre l’inseguimento dell’emergenza. È per questo che serve la legge