L’ordine del giorno di Ruspandini riapre il sogno dell’aeroporto civile, mentre Fratelli d’Italia al Ministero della Difesa lavora alla Scuola Nato per droni sullo stesso sedime. Due visioni inconciliabili che mostrano lo scollamento interno al partito e rischiano di bloccare tutto.
A Montecitorio oggi è andata in scena una commedia involontaria, con il Lazio meridionale come palcoscenico e Fratelli d’Italia divisa tra due copioni opposti. Da una parte l’Ordine del Giorno del deputato Massimo Ruspandini, approvato dall’Aula, che impegna il Governo a verificare la possibilità di un aeroporto civile a Frosinone.
Dall’altra, pochi mesi fa, lo stesso Partito aveva applaudito, tramite il deputato Aldo Mattia, un’altra fumata bianca: con le stellette. Quella arrivata a livello di Difesa e Stato Maggiore per la conversione dell’aeroporto militare Girolamo Moscardini di Frosinone da sede del 72° Stormo a sede della Scuola interforze NATO per l’addestramento ai droni militari. (Leggi qui: Dopo gli elicotteri i droni: all’aeroporto di Frosinone la Scuola Militare Interforze).
Due film diversi, un’unica location. E una domanda che risuona come una sirena in pista: cosa deve decollare da Frosinone? I charter o i droni militari? Il problema è che la risposta c’è già. Ma così facendo, il lavoro di due deputati, basato su numeri, cifre e studi, rischia di passare agli occhi del pubblico per una gran confusione: perché è evidente che un progetto esclude l’altro.
Due lavori solidi ma incompatibili

L’ordine del giorno di Ruspandini, peraltro solidissimo nelle argomentazioni tecniche, fotografa un dato reale: il Lazio ha bisogno di un secondo aeroporto, e Frosinone è logisticamente perfetta. Interporto naturale, autostrade a portata di mano, possibilità di collegamento con l’Alta Velocità. Un bacino d’utenza enorme. Idee meritorie. Visione politica.
Non è adatta sul piano della navigabilità aerea (su quel corridoio non possono passare i Boeing). Ma soprattutto le costruzioni che nel frattempo sono state edificate non consentono di costruire 2500 metri di pista necessari per far alzare in volo un apparecchio civile.
Il problema politico è che, nel frattempo, Fratelli d’Italia al Ministero della Difesa sta lavorando all’esatto opposto: trasformare lo stesso sedime in una scuola militare avanzata per velivoli senza pilota. Altro che passeggeri e duty free. Parliamo di strategia NATO, scenari di sicurezza, formazione ad alta tecnologia. Una missione incompatibile, per spazio, sicurezza e uso dei cieli, con un aeroporto civile.
Qual è la linea del Partito?
Chi troppo vuole abbracciare

Lo scollamento interno si riflette anche all’esterno. Il governatore Francesco Rocca è impegnato sul fronte dello sviluppo aeroportuale regionale, ma certo non ha messo Frosinone al centro. Perché non ci sono le condizioni tecniche. E oggi si ritrova tra due spinte divergenti dello stesso Partito che dovrebbe sostenerlo. Ruspandini tira verso un progetto civile, Mattia e il fronte della Difesa spingono verso un insediamento militare strategico. Due idee, due Lazio, due futuri possibili. E nessuna chiarezza.
Il rischio è il più banale di tutti: che non si faccia niente. Niente aeroporto. Niente scuola NATO. Niente investimenti. Solo un eterno limbo in cui ci si applaude a vicenda mentre le occasioni decollano altrove. Nel merito, le due proposte sono entrambe legittime e persino lodevoli. Ma la politica non può giocare a risiko con il territorio: o si decide la vocazione dell’area, oppure si consegna al governo una mappa confusa, in cui tutto è possibile e quindi nulla è realizzabile.
Perché un aeroporto civile e una scuola militare per droni non possono convivere sullo stesso sedime. Non lo dice la politica: lo dice la fisica degli spazi, la sicurezza dei voli, l’uso dei corridoi aerei.
Segnali divergenti
Fratelli d’Italia oggi ha mandato due segnali opposti. E la Ciociaria, come spesso accade, resta sospesa tra ambizioni e contraddizioni. Capita quando la rotta non è tracciata e ogni pilota interpreta la torre di controllo a modo suo.
Intanto una cosa atterra sicura: la confusione. Ed è l’unico traffico che Frosinone, purtroppo, non ha mai avuto difficoltà a gestire.



