E dopo il question time parte il nuovo esposto al Prefetto

Il Question Time di Frosinone certifica che ormai si procede su due livelli. Su uno c'è l'Aula: bloccata da mesi su un aspetto politico. Sull'altro c'è il sindaco che viaggia come un Frecciarossa realizzando le opere che anche il Consiglio si era impegnato con gli elettori a realizzare. Oggi nuovo esposto in Prefettura.

Roberta Di Domenico

Spifferi frusinati

Un vecchio aforisma cinese dice: «La presenza non racconta sempre la verità, ma l’assenza non riesce proprio a mentire». Lo si è capito benissimo durante i lavori del Consiglio comunale di ieri a Frosinone. Proviamo a riavvolgere il nastro a distanza di 24 ore e rileggere alla moviola i passaggi chiave.

Viste le premesse dei mesi scorsi e le continue fumate nere per l’elezione del Presidente del Consiglio Comunale, non serviva certo il mago Otelma per immaginare una seduta del Question Time (il consiglio dedicato alle interrogazioni a sindaco e assessori) poco partecipata dai Consiglieri della maggioranza del sindaco Riccardo Mastrangeli.

Cinque consiglieri su 18

Riccardo Mastrangeli con gli esponenti dell’Olimpiade Victoria

L’istantanea scattata ieri in Aula (appena 5 i consiglieri presenti sui 18 della maggioranza, mentre in Giunta si sono presentati soltanto 4 assessori su 8) ha confermato una verità incontestabile ed oggettiva: lo stato di salute politico della coalizione che regge il sindaco Riccardo Mastrangeli (assente anche lui per l’inaugurazione dell’Olimpiade Victoria) è parecchio cagionevole. Meglio restare a casa quindi. Opposizioni e “dissidenti”, invece, presenti quasi al completo.

Una fotografia che parla da sola e che conferma tutte le difficoltà nella maggioranza nominale del sindaco, ormai avvitata su se stessa da quasi 4 mesi e incapace di trovare un punto di caduta condiviso per eleggere il Presidente del Consiglio. Costituisce forse un caso unico in Italia, non solo il fatto che l’Aula consiliare del capoluogo sia ancora priva del suo garante dei lavori dopo 120 giorni, ma che lo sia a qualche mese dalle elezioni per il rinnovo del Consiglio Comunale.

Il vero paradosso è che ancora una volta si è assistito in maniera plastica alla rappresentazione di un’amministrazione a due livelli e due velocità. Sul livello politico c’è una maggioranza incapace di trovare una sintesi sul suo arbitro che deve governare i lavori d’Aula ed è impantanata su questo punto da mesi. Sul livello amministrativo c’è un sindaco che viaggia come un Frecciarossa da un punto all’altro del programma e continua a produrre opere. Se dimostrerà che anche il BRT è un’innovazione utile ed efficace per il capoluogo potrà aspirare agli onori degli altari. (Leggi qui: “Polizia locale in prima linea sulla sicurezza. Il BRT? Guardate i vantaggi”).

La partita vera è un’altra

Foto: Alessia Mastropietro © Imagoeconomica

Una situazione apparentemente indecifrabile. Ma se si legge tutto con gli occhiali della prospettiva politica, allora lo scenario diventa più nitido e appare chiaro che, dentro la partita della Presidenza, se ne stanno giocando diverse altre e di livello superiore: come le elezioni Comunali e quelle Politiche 2027, e le Regionali 2028.

Il Question Time dunque, già percepito da tempo come un adempimento fastidioso, più che come uno strumento di controllo è diventato ieri il palcoscenico di un malessere politico che supera di gran lunga il merito delle interrogazioni.

Ciò che si vede e che non si vede

In Aula a mettere il dito nella piaga della maggioranza, e a girarlo più volte, è stato il Consigliere (dissenziente) Anselmo Pizzutelli, che ha sferrato un attacco durissimo sulla paralisi istituzionale: «La mancanza da tre mesi del Presidente del Consiglio comunale è un’anomalia che limita il normale svolgimento dei lavori». Poi ha aggiunto: «la gestione del Question Time di oggi mi lascia basito, senza considerare le assenze. Avrei voluto rivolgere domande al sindaco Mastrangeli, al vicesindaco Antonio Scaccia e all’assessore ai Lavori Pubblici Angelo Retrosi. Nessuno dei tre c’era: non è una cosa normale, è uno svilimento dell’assemblea».

Anselmo Pizzutelli

Quello che Anselmo Pizzutelli non vede è la possibilità che invece sia una strategia ben precisa. Tracciata per marcare ancora di più le distanze tra politica d’Aula e amministrazione della città. Le assenza di sindaco, vice ed assessore ai Lavori li esenta dal fango politico che potrebbe essergli tirato: li proietta al tempo stesso su un’altra dimensione che è quella delle cose concrete da realizzare per i cittadini. Il pensiero di Riccardo Mastrangeli che emerge con quelle assenze è chiaro: siamo stati votati per fare le cose e non per parlarci addosso.

Scontri verbali

Il capogruppo della lista Mastrangeli (perché tale è Pizzutelli) politicamente un ossimoro tra attività e ruolo, si è poi rivolto al vicepresidente vicario facente funzioni, Marco Ferrara: «Quando ha intenzione di convocare la seduta ordinaria per l’elezione del Presidente? La situazione è completamente paralizzata, si possono trattare solo limitatissimi argomenti. Perfino se volessimo attivare l’autoconvocazione del Consiglio, lei non potrebbe dare seguito alla richiesta».

Marco Ferrara e Anselmo Pizzutelli

La replica di Ferrara, sempre più calato nel ruolo del direttore dei lavori, è stata puntuale, ma allo stesso tempo dirompente: «La seduta ordinaria verrà convocata dopo la prima metà di settembre», adducendo tra le motivazioni anche il fatto che diversi consiglieri siano ancora in ferie. Una risposta che ha scatenato la reazione unanime dei “dissidenti” presenti in aula: «Cioè la seduta non si convoca perché non c’è un accordo in maggioranza. Nella sostanza state ulteriormente svilendo e sacrificando i profili istituzionali dell’aula».

Ne è nato uno scontro verbale al vetriolo che ha confermato, da un lato la spaccatura insanabile dell’istituzione Consiglio Comunale, dall’altro che il problema non è più solo tecnico ma profondamente politico. E l’assenza del sindaco con i suoi evita che su tanta gazzarra ci siano le loro impronte digitali.

Verso un nuovo esposto in Prefettura

Il prefetto Giuseppe Ranieri con il sindaco Riccardo Mastrangeli

Il malcontento dell’opposizione nei confronti dello stallo istituzionale, si è trasformato a distanza di ventiquattrore in una nuova azione formale. Nelle scorse ore è partito un nuovo esposto diretto alla Prefettura di Frosinone, firmato da Anselmo Pizzutelli e Maria Antonietta Mirabella (Lista Mastrangeli), Giovanni Bortone (Lega), Pasquale Cirillo (Forza Italia), Giovambattista Martino e Teresa Petricca (FutuRa), Angelo Pizzutelli, Fabrizio Cristofari e Norberto Venturi (PD), Paolo Fanelli (FdI). Praticamente gli stessi 11 consiglieri che hanno già presentato il primo esposto: manca solo Maurizio Scaccia per un impedimento. (Leggi qui: Il cazziatone elegante della Prefettura di Frosinone al Consiglio Comunale).

Si tratta di una segnalazione di grave persistente violazione di legge fini l’applicazione articolo 141, comma uno, del decreto legislativo 200 67 del 2000 . In pratica? I Consiglieri ipotizzano una violazione dell’obbligo per i Comuni con popolazioni superiore 15.000 abitanti di eleggere il Presidente del loro Consiglio.

Foto © Stefano Strani

Sostengono che si sta “svuotando il Consiglio comunale di un confronto democratico sulle delibere riguardo la città. In Consiglio comunale sono state portati sempre solo le ratifica dei debiti fuori bilancio ed il bilancio, cioè quelle delibere che sono sono obbligatorie. E non se è mai aperto alla discussione su altri atti”.

Il quesito che viene sottoposto al Prefetto è semplice quanto dirompente: se il Presidente dell’aula continua a non essere eletto e le delibere rimangono bloccate, quali sono le conseguenze per l’amministrazione? Esistono le condizioni per un formale scioglimento del Consiglio e l’interruzione anticipata della consiliatura?

La riflessione politica

Ancora una volta la questione istituzionale esce da Palazzo Munari per finire sulla scrivania del Prefetto Giuseppe Ranieri. Karl Marx diceva: «la storia si ripete sempre due volte: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa». E meno male che il rappresentante del Governo aveva già “cazziato” il Consiglio Comunale del capoluogo.

Fin qui la cronaca. Poi c’è, inevitabile, la riflessione politica. La situazione al Comune capoluogo ricorda una celebre frase di Mark Twain: «La verità è più strana della finzione, perché la finzione deve attenersi alle possibilità; la verità no».

(Foto © IchnusaPapers)

La verità, oggi, è che la maggioranza Mastrangeli è maggioranza sulla carta. In Aula, nei numeri e, soprattutto in taluni comportamenti, non lo è più. Il mancato accordo sul presidente del Consiglio è diventato il simbolo di una coalizione che, a distanza di pochi mesi dalle elezioni, non riesce (o non vuole) riconoscersi, né a ritrovare una direzione comune.

La sensazione è quella di un Consiglio comunale avvitato su se stesso. Si discute della presidenza, si cercano i numeri, si verificano gli equilibri. Si rinvia e si torna a discutere. E poi si ricomincia. Una sorta di eterno gioco dell’oca politico, nel quale tutti sembrano muoversi molto ma nessuno arriva alla casella decisiva. Mentre il sindaco va avanti per la sua strada proseguendo verso la realizzazione del programma: come se volesse dire voi giocate con queste cose mentre io continuo a realizzare quello che avete promesso pure voi agli elettori.

La seduta di ieri del question time non è stata solo poco partecipata: è stata il riflesso di una maggioranza che, paradossalmente, riesce benissimo a governare i processi amministrativi ma non riesce più a governare se stessa. E che, senza un presidente del Consiglio, rischia di trascinare l’Aula in un vuoto istituzionale che non ha precedenti nella storia politica di Frosinone. Mentre il sindaco, lui solo, si può intestare i risultati.