Lo scontro di questa settimana a Cassino tra Sebastianelli (Terzo Polo) e Galasso (maggioranza Salera) su manutenzioni e candidatura a Capitale della Cultura 2029, mette in luce un parallelo con Frosinone. Il doppio binario tra narrazione politica e cose reali fatte per la città
Piazza, stadio e cultura. Tre fronti diversi, una sola battaglia politica. A Cassino lo scontro tra maggioranza e opposizioni si muove ormai lungo traiettorie diverse ma converge su un unico punto: mettere la maggioranza Salera davanti a quelle che la minoranza ritiene siano le contraddizioni e le faglie che la attraverserebbero.
È dentro questo quadro che in settimana il consigliere comunale del Terzo Polo, Giuseppe Sebastianelli è partito all’attacco. Il bersaglio, questa volta, è la candidatura di Cassino a Capitale italiana della Cultura 2029, già finita più volte nel mirino dell’esponente di minoranza per il mancato, a suo giudizio, coinvolgimento dell’opposizione.
Scaramucce

La risposta della maggioranza non si è fatta attendere. La consigliera comunale Mercedes Galasso, nella serata di ieri, ha accusato Sebastianelli di essere «sordo», ricordando l’incontro pubblico promosso dal Comune l’8 luglio con la filiera istituzionale del territorio e aperto anche alle forze di opposizione. Sebastianelli ha raccolto la provocazione e ha rilanciato. «Essere sordi non è un’offesa. Prima di accusare gli altri, la consigliera Galasso dovrebbe guardare ciò che accade sotto i suoi occhi».
Il punto, per il consigliere, non sarebbe dunque la capacità di ascoltare, ma quella di vedere. «Il problema non è non sentire: è vedere ciò che accade e scegliere di non intervenire». Poi la questione dei suoi trascorsi politici. Galasso ha parlato di circa vent’anni di impegno politico non proprio caratterizzati da successi. Sebastianelli corregge il dato: «Non sono vent’anni, ma circa trent’anni di impegno politico e amministrativo». E da qui parte quello che definisce un «piccolo ripasso della storia della nostra città».
«Sono fatti, non opinioni»

Il consigliere rivendica il proprio passato nelle amministrazioni di centrodestra che hanno governato Cassino tra il 1997 e il 2010. «Quando si siede in prima fila al Teatro Manzoni, quando visita l’Historiale o il Teatro Romano, quando si reca nelle famiglie di Caira, Sant’Angelo o San Nicola–Folcara e trova servizi essenziali come il gas metano, sappia che molte di quelle opere sono state realizzate dalle amministrazioni di centrodestra nelle quali il sottoscritto è stato tra i consiglieri più votati della coalizione». La conclusione è secca: «Sono fatti, non opinioni».
Sebastianelli non rimuove però nemmeno le responsabilità della propria stagione amministrativa. E cita il mercato coperto: «È vero: quelle amministrazioni hanno anche dismesso il mercato coperto, dopo che la struttura era stata dichiarata inagibile sia sotto il profilo strutturale sia sotto quello igienico-sanitario. Non ho difficoltà a ricordarlo».
Ma c’è un’opera che, più di altre, rivendica come simbolo del proprio percorso politico: il monumento dedicato a Nicholas Green, nella piazza che porta il suo nome.
Il monumento di Nicholas Green

Sebastianelli mette subito un punto sulla paternità dell’opera: «Quel monumento non è stato pagato dal Comune: è stato realizzato a spese della famiglia Sebastianelli e successivamente donato dalla famiglia Green, presente all’inaugurazione, al Comune di Cassino». Un gesto che, nella sua lettura, assume un significato che va oltre la dimensione locale. «Un gesto di amore e di memoria, legato a una vicenda, quella di Nicholas Green, che ha avuto un impatto straordinario sulla cultura della donazione degli organi in Italia e nel mondo».
Ed è proprio qui che arriva l’affondo contro l’amministrazione. «Basta guardare in quali condizioni versa quel monumento. Il luogo che dovrebbe rappresentare memoria, rispetto e riconoscenza viene lasciato in uno stato che considero indecoroso». Poi l’immagine destinata a diventare il simbolo della polemica: «Arriviamo persino al punto che, il sabato, sul monumento vengono appoggiate casse di frutta e verdura». Il riferimento è ai banchi del mercato settimanale che, secondo Sebastianelli, finirebbero per interferire con il monumento dedicato a Green.
«Questa non è una questione di destra o di sinistra. È una questione di rispetto. Rispetto per Nicholas Green, per la sua famiglia, per chi ha realizzato e donato quell’opera alla città e, soprattutto, per il valore universale che quel nome rappresenta». Da qui la stoccata finale alla maggioranza: «Prima di chiedere a un consigliere di minoranza cosa abbia fatto in trent’anni, sarebbe forse opportuno chiedersi che cosa stia accadendo oggi sotto gli occhi dell’amministrazione».
L’accusa di Galasso: incoerenza sul voto

Dietro l’accusa di “sordità” rivolta a Sebastianelli, la posizione di Mercedes Galasso è in realtà più circostanziata. La consigliera collega la candidatura di Cassino a Capitale della Cultura 2029 direttamente ai Progetti di rigenerazione urbana della città: «la candidatura non è un faldone di carta astratto, ma si costruisce giorno dopo giorno attraverso la riqualificazione urbana, la valorizzazione del patrimonio storico e l’attrattività del territorio».
Su questo punto arriva l’affondo più specifico: secondo Galasso, i consiglieri di opposizione Sebastianelli, Franco Evangelista e Arduino Incagnoli avrebbero votato contro, lo scorso luglio, proprio quei progetti di rigenerazione urbana che rientrerebbero nel dossier presentato al Ministero della Cultura. «Votare contro il rinnovamento del cuore della città e poi dichiararsi a favore della Capitale della Cultura è un controsenso logico, prima ancora che politico», scrive Galasso, aggiungendo che «la coerenza si misura con i voti espressi nelle sedi istituzionali, non con i proclami a posteriori».
Lo sport è inclusione

Alle battute di Sebastianelli su manifestazioni sportive, corse ciclistiche e opere murarie, Galasso replica di non comprenderne il riferimento. E rivendica il valore delle grandi manifestazioni per la città: «Lo sport è inclusione, è socialità, è economia indotta; è una componente fondamentale del benessere e della cultura di una città moderna. Liquidare manifestazioni che portano vita, visitatori e investimenti a Cassino come semplici distrazioni dimostra solo una visione miope e retrograda di cosa significhi amministrare».
Sull’incontro dell’8 luglio, già citato nel botta e risposta, la consigliera di maggioranza rivendica che si sia trattato di una presentazione ufficiale e pubblica in Sala Restagno, aperta a istituzioni, università, imprese e cittadini, chiedendo: «Dov’era l’opposizione in quel momento di reale condivisione?».
Anche sul mercato coperto, la lettura di Galasso diverge da quella offerta da Sebastianelli. Dove il consigliere di minoranza parla di una struttura dismessa perché dichiarata inagibile sotto il profilo strutturale e igienico-sanitario, Galasso la definisce una «vendita» che avrebbe «privato di un tetto i lavoratori ortofrutticoli», costretti oggi — sostiene — a vendere all’aperto esponendosi alle intemperie pur di guadagnarsi «dignitosamente un pezzo di pane».
Le scalinate del Teatro Romano

La seconda parte dell’attacco si sposta sulla cultura. E anche qui il bersaglio è la candidatura a Capitale della Cultura.
Sebastianelli torna sull’evento al Teatro Romano al quale Galasso era presente. «Era ospite per un evento elegante e certamente bello. Nulla da dire sull’iniziativa». Ma proprio quel teatro, secondo il consigliere, avrebbe offerto l’occasione per osservare anche ciò che non funziona. «Mentre si godeva quella serata, avrebbe potuto osservare anche ciò che accadeva intorno a lei. O meglio, ciò che accade dall’inizio della stagione estiva e quindi ogni sera».
Il riferimento è alle condizioni delle scalinate che conducono alla parte superiore del Teatro Romano. «I bordi laterali delle scalinate sono inagibili e, per evitare che qualcuno possa farsi male, è stato necessario garantire la presenza dei volontari della Protezione Civile». Volontari che, nella ricostruzione di Sebastianelli, sarebbero stati costretti per tutta la serata a invitare i presenti a non appoggiarsi e a prestare attenzione al rischio di inciampare o cadere oltre le barriere.
«Anche questo fa parte della città. Non basta partecipare agli eventi e sedersi in prima fila. Un amministratore deve avere la capacità di vedere anche ciò che non funziona, di ascoltare le critiche e di assumersi le proprie responsabilità».
La partita sulla narrazione della città

Alla fine, dietro l’attacco di Sebastianelli e del Terzo Polo, c’è una domanda politica molto precisa: può una città che ambisce a diventare Capitale italiana della Cultura presentarsi con luoghi della memoria, beni storici e spazi culturali che, secondo le opposizioni, non vengono adeguatamente conservati e valorizzati? È una provocazione. Ma è anche il terreno sul quale la minoranza sta provando a spostare la discussione.
Perché la partita, a Cassino, non sembra più giocarsi soltanto sulle singole opere o sui singoli interventi. Si gioca sulla percezione complessiva della città. Da una parte c’è chi insiste sulle criticità, sulle manutenzioni che non funzionano, sui problemi che rimangono sotto gli occhi di tutti. Dall’altra c’è una maggioranza che continua a rivendicare la propria capacità di progettare, organizzare eventi e portare avanti una precisa idea di città.
Il sindaco Enzo Salera, almeno per ora, non sembra intenzionato a farsi trascinare sul terreno delle polemiche personali. La risposta del sindaco passa soprattutto dagli appuntamenti, dalle riunioni, dagli incontri istituzionali, dalle conferenze. Una strategia che punta a consolidare l’immagine del sindaco «del fare», lasciando che siano i progetti e le iniziative a parlare al posto delle repliche agli avversari.
Il parallelo con Mastrangeli

Una strategia per alcuni versi sovrapponibile a quella che sta attuando (in condizioni del tutto diverse) il sindaco Riccardo Mastrangeli. È una contrapposizione destinata a diventare sempre più evidente. Da una parte lo scontro politico sulla Cassino delle cose che non funzionano. Dall’altra parte la risposta amministrativa con quella Cassino delle cose che si stanno facendo.
E saranno anche i prossimi Consigli comunali a stabilire quale delle due narrazioni riuscirà a imporsi sull’altra. Perché, ormai, la partita politica si gioca anche lì: non soltanto sulle opere, ma sul modo in cui la città viene raccontata ai suoi cittadini.



