E’… Nato nu’ criatur, è nat nir, e la mamma molto confusa è Meloni

Lo svarione della premier sull’articolo 5 e sul pacifismo coatto per inseguire Matteo Salvini e Giuseppe Conte

Piero Cima-Sognai

Ne elegantia abutere

La Nato come la vede Giorgia Meloni assomiglia molto al bambino protagonista di Tamurriata Nera, la celebra canzone napoletana scritta per raccontare i giorni forse peggiori della città dopo la liberazione.

E non certo per allusione (sarebbe inelegantissimo solo pensarlo) al colore del bimbo associabile a quello che disegna l’ideologia di provenienza della premier. No, l’accostamento viene facile perché il “Ciro” della canzone è il frutto di un amore estemporaneo, così come estemporanea pare essere l’affezione della Meloni per una Nato che non può esistere.

Non come ha provato, maldestramente, a disegnarla lei, almeno. Calma e gesso e cerchiamo di capire, anche e soprattutto al netto della mesta vicenda dell’attacco di queste ore alla premier che si era concessa una brevissima vacanza, franco mezzi istituzionali, con la figlia. (Leggi qui: Top e Flop, i protagonisti di martedì 9 settembre 2025).

Cos’è l’articolo 5 Nato

Quello che ha colpito delle esternazioni (quelle invece sì, official) della Presidente del Consiglio sulla Nato è stata la richiesta di estensione dell’articolo 5 all’Ucraina.

Recap breve ché dai tempi di quel mezzo sciroccato di Stoltenberg il dato era passato un po’ sottotono. L’articolo 5 è quello dello statuto dell’Alleanza atlantica con cui, se un Paese membro venisse attaccato militarmente, in tutti gli altri Paesi membri scatterebbe l’obbligo di intervenire militarmente a tutela e difesa del Paese primo.

Di fatto è l’anticamera dell’Apocalisse, ma il problema è un altro e l’incoerenza di Meloni abita in altri scenari. Quali? Ad esempio quello per cui non si può chiedere che l’articolo 5 viga per una nazione non membra Nato. E soprattutto che non si può chiedere l’applicazione di questo principio ed al tempo stesso (nelle stesse ore) ribadire che non ci saranno mai anfibi italiani a calcare il suolo ucraino.

“No ad anfibi italiani su quel suolo”

Militari della “Sforzesca” con un jammer anti-drone

La faccenda rappresenta un evidente ossimoro, una contraddizione in termini. Perché se valuti l’eventualità ufficiale che Paesi Nato mettano il vivo di volata dei loro fucili in terra sotto il controllo di Kiev dici una cosa forte.

Ed al tempo stesso proclami che il tuo Paese, quello che guidi da Palazzo Chigi e Paese Nato, con quello che controlla Kiev non avrà mai legami “terragni” allora vuol dire che sei in confusione. Oppure che la solita, a volte irrefrenabile e poco cartesiana, verve sloganistica della premier italiana pare abbia colpito ancora. E fatto centro perfetto su un bersaglio di incoerenza assoluta. Sarebbe un po’ come dire il proverbiale armiamoci e partite agli altri Paesi, accampando la scusa dell’intellettuale cantato da Antonello Venditti in Bomba o non bomba: “… e poi non c’ho l’elmetto”.

Il guaio di Meloni è politico, come al solito, e rimanda tutto alla posizione “Peace and love” di Matteo Salvini, con (contro) il quale la Meloni si giocherà la difficilissima partita per le Regionali venture in Veneto. I due vanno avanti a colpi di jingle, e capita che qualcuno poi la spari più grossa del dovuto.

Il compito ingrato

Giuseppe Conte (Foto: Alessandro Amoruso © Imagoeconomica)

Di solito succede a Salvini, ma stavolta Meloni pare lo abbia superato. In tema di pacifismo coatto infatti la premier ha due avversari. Uno inside che è appunto il suo alleato e segretario della Lega, e l’altro esterno che quel Giuseppe Conte a cui va riconosciuto di non aver mai concesso deroghe a se stesso, in tema di interventismo in Ucraina. Ma nessuno di loro due ha il compito bicipite di Meloni.

Meloni che come premier è costretta a seguire l’usta del bellicismo preventivo Ue ed a spararle grosse per calmierare l’ambiente. E come leader politica è costretta a seguire l’usta di un elettorato che, interventista a tutto tondo, non lo è mai stato, anche perché energeticamente piegato dal caro bollette che nei prossimi mesi tornerà a mordere i bilanci delle famiglie.

Perciò a Meloni non è rimasto altro che canticchiare “Tamurriata nera” per dovere di cerchiobottismo. Forse stavolta esagerando… solo un po’.