Elezioni provinciali, a Frosinone nessuno può permettersi di perdere

Sono iniziate le grandi manovre dei partiti per la composizione delle liste in vista delle votazioni che si svolgeranno tra febbraio e marzo del 2026. Pur essendo consultazioni di secondo livello, avranno un enorme valore politico soprattutto nel capoluogo. Tutti gli scenari ed i nomi in ballo

Roberta Di Domenico

Spifferi frusinati

Le elezioni provinciali sono comunemente definite di secondo grado, dove cioè alle urne non vanno i cittadini ma gli amministratori: sindaci e consiglieri comunali. Non sono quindi così importanti? Sicuramente per la gente, che le sente distanti come un tostapane e la filosofia zen.

Per la politica invece sono importantissime. Non tanto per il ruolo in Provincia, ormai svuotato dalla Del Rio di contenuti e visibilità. Ma perché con una elezione a palazzo Iacobucci i Partiti, tutti in senso assolutamente traversale, riescono a risolvere qualche grana interna.

“Narcotizzante” elettorale

Lo spoglio delle ultime elezioni provinciali

Riescono a placare temporaneamente gli appetiti di coloro (tanti in ogni Partito) che aspirano a fare qualcosa di più del “semplice” consigliere comunale. Si tratta di una soluzione tampone, una sorta di narcotizzante elettorale, per poter gestire poi, in autonomia da parte delle Segreterie provinciali, le elezioni che contano davvero: Regionali e Politiche. Li le candidature si decidono a Roma e ad altro livello.

In sintesi: niente voto diretto da parte dei cittadini, ma una “conta” interna alla rete di sindaci e consiglieri nei vari Comuni. Una partita fatta di equilibri sottili, voti ponderati, manovre di apparato e strategie sottili.

I partiti al lavoro per la compilazione delle liste

Luca Di Stefano, presidente della Provincia

Il presidente della Provincia Luca Di Stefano non ha ancora firmato il decreto che indice le elezioni provinciali ma, con buona approssimazione, si dovrebbero celebrare tra febbraio e marzo del prossimo anno. I retroscena vogliono che il centrosinistra sia pronto a votare già a gennaio mentre il centrodestra vorrebbe tirarla almeno fino a marzo. Luca Di Stefano, reincarnazione della Dc di Valentino D’Amata, potrebbe decidere per una soluzione di compromesso: febbraio.

Chiaro quindi che i Partiti siano già all’opera nel compilare le liste con i 12 nomi, (con il rigoroso rispetto della rappresentanza di genere), come i bambini che scelgono i compagni di squadra nella partita di pallone: prima i fedelissimi, poi gli amici, e infine chi resta, giusto per farlo giocare.

Anche al Comune di Frosinone ovviamente le grandi manovre sono già iniziate. Qui, anche in funzione della effervescenza del Consiglio comunale, dove la non maggioranza (numerica e politica) del sindaco Riccardo Mastrangeli per la sua fluidità somiglia al gruppo whatsapp delle mamme, dove una parola sbagliata diventa un caso diplomatico internazionale – nessuno può permettersi di perdere.

Le grandi manovre di Fratelli d’Italia

Franco Carfagna, consigliere di FdI

Ma quali sono le strategie, più o meno sotterranee, in atto? L’azionista di maggioranza della coalizione del sindaco, il Partito di Fratelli d’Italia, sembra orientato a confermare la candidatura del consigliere provinciale uscente Sergio Crescenzi. Ci sta.

Ma non solo. In lista ci dovrebbe essere un nome estremamente pesante, non solo per stazza fisica imponente ma per ruolo: il capogruppo al comune capoluogo Franco Carfagna. Difficile pensare che il Partito lo candidi senza dargli le necessarie garanzie di blindatura. Infatti alla Snai molti scommettono che il nome dei Fratelli che uscirà da Frosinone, per entrare dritto dritto in Provincia, sia proprio il suo.

Il segnale politico sarebbe comunque netto: FdI blinderebbe lo scranno frusinate, allineando ambizioni, controllo e visibilità del Gruppo consiliare del capoluogo. E avrebbe anche l’ulteriore strumento di “disturbo” nei confronti del sindaco Mastrangeli e della sua azione politica, allo stato molto poco condivisa dai Fratelli. Della serie c’eravamo tanto amati.

Staffetta in Forza Italia

Anche Forza Italia, ormai con residenza e domicilio stabile all’opposizione del sindaco Mastrangeli, mira a confermare il seggio in provincia, oggi rappresentato dal capogruppo in Comune Maurizio Scaccia.

Pasquale Cirillo, capogruppo di FI

Ci dovrebbe essere però una staffetta tra gli azzurri, come quella tra Albertosi e Zoff agli Europei del 1968. Al posto di Scaccia dovrebbe essere candidato il segretario cittadino Pasquale Cirillo.

Al di là dei nomi, certo non sarà facile per FI raggiungere il quorum necessario ad eleggere di nuovo un consigliere in provincia l’anno prossimo, senza il caterpillar del voto ponderato Gianluca Quadrini. Fermo ai box questa volta per vicende giudiziarie. Pesa anche l’offensiva lanciata dalla Lega che sta traghettando molti amministratori azzurri sul Carroccio. (Leggi qui: Ed Umberto Santoro lasciò Fdi, disse no a Forza Italia e salì sul Carroccio. E leggi anche In fuga da Forza Italia: anche Sardellitti passa alla Lega)

La Lega pronta a blindare Amata e Zaccari

Andrea Amata

Poi c’è il Partito del Sindaco: la Lega. Lunare pensare che ci possa essere una candidatura del partito di Frosinone. I voti ponderati dei consiglieri del capoluogo, che orbitano intorno alla galassia della Lega (8/9 compreso Mastrangeli), servono tutti per fare eleggere in provincia il consigliere uscente Andrea Amata. E’ la strategia decisa dal segretario provinciale del carroccio l’onorevole Nicola Ottaviani. Fine delle discussioni.

L’altro nome blindato sul quale punta il partito di Salvini, per la conferma a palazzo Iacobucci, è quello del consigliere comunale di Ferentino Luca Zaccari. Uomo  di riferimento del numeroso gruppo politico dell’assessore regionale Pasquale Ciacciarelli. Anche per lui c’è poco da filosofeggiare. Sarà cosi. Attenzione al nome di Umberto Santoro, fresco di passaggio da FdI alla Lega di Alatri: in chiave Regionali pesa più Ferentino o Alatri dove tamponare Antonello Iannarilli (FdI) può essere strategico? Le Provinciali inizieranno a dare una risposta.

Uno sguardo al Partito Democratico

Il PD provinciale ha ufficializzato il calendario per il congresso tra dicembre e gennaio, con assemblea da tenersi entro il 7  febbraio: un passaggio che, come da tradizione Dem, decide linea, candidature e alleanze. Solo dopo quel voto interno chi vincerà il Congresso si pronuncerà sulle Provinciali, sulla Regione e sul perimetro per le Comunali 2027. (Leggi qui: Il Pd rompe lo stallo: via al Congresso, si va alla conta senza accordi).

Angelo Pizzutelli

Le aspirazioni per la Provincia però non mancano. Angelo Pizzutelli è il profilo più forte in termini di preferenze popolari, radicamento e visibilità. Il suo nome è entrato con forza nelle ipotesi strategiche per le prossime elezioni comunali del capoluogo. Ma il nome “gira” anche per la Regione. Conviene lanciarlo alle Provinciali dove a votare sono gli amministratori e non la gente dove cioè ha il suo bacino principale?

La sua corsa alle Provinciali in ogni caso ha bisogno della “ratifica” congressuale. Tradotto: prima si compone il mosaico interno, poi si chiude la candidatura blindata di Pizzutelli.

La chiave politica

In sintesi, nessun Partito a Frosinone, sia di maggioranza che di opposizione, può permettersi di perdere alle prossime elezioni Provinciali.

Perdere la provincia, ergo non far eleggere un candidato “blindato”, significa comunque indebolire la leva politica sul capoluogo. Le vittorie cementano, le sconfitte aprono varchi. Senza un presidio in area vasta, ogni frizione in Consiglio comunale diventa ancora più difficile da gestire, e le agende amministrative si allungano invece che accorciarsi.

Il sindaco Riccardo Mastrangeli

La provincia, pur svuotata di competenze, è comunque un presidio territoriale di riferimento per gli amministratori e quindi per i Partiti. Chi è fuori dal governo provinciale rischia di rincorrere i dossier dal basso, con minore capacità di intercettare qualche finanziamento o riparare una strada.

Le provinciali sono comunque un check-up pubblico: se perdi, la narrazione del “quelli più forti siamo noi” si incrina e la percezione collettiva da positiva (attrattiva), diventa negativa, in un attimo. In politica la debolezza percepita, sia all’interno del proprio partito, che all’esterno, con alleati o avversari, è il peggiore dei mali.

Quasi come non avere la password del wi-fi quando non c’è il segnale internet. Quando il vento della storia soffia, alcuni costruiscono muri, altri mulini a vento”. A Frosinone non si possono immaginare  nemmeno quelli del mulino bianco.